LA MAGGIORANZA SI È INCARTATA SULLA LEGGE ELETTORALE – È FINITO CON UN NULLA DI FATTO L'ENNESIMO VERTICE DI CENTRODESTRA SUL MELONELLUM. RESTA LA SPACCATURA SULLE PREFERENZE, CHE FDI VUOLE INSERIRE, MENTRE LEGA E FORZA ITALIA SI OPPONGONO. IL TEMPO STRINGE: ENTRO LUNEDÌ VANNO PRESENTATI GLI EMENDAMENTI AL TESTO – SALVINI APRE A UNA TRATTATIVA, SPERANDO DI OTTENERE IN CAMBIO IL RITORNO AL VIMINALE. MA NEL CARROCCIO IN POCHI SEGUONO IL SEGRETARIO. IL CAPOGRUPPO AL SENATO, MASSIMILIANO ROMEO, AVVERTE MELONI: “OCCHIO ALLA CABALA, CHI HA CAMBIATO IL SISTEMA DI VOTO POI HA SEMPRE PERSO LE ELEZIONI”...
Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”
MASSIMILIANO ROMEO E MATTEO SALVINI
[...] mentre il capogruppo leghista al Senato, Massimiliano Romeo, ricorda che chi ha cambiato il sistema di voto poi ha sempre perso le elezioni e dunque, cara Meloni «occhio alla cabala», il ministro Roberto Calderoli si presenta al vertice di maggioranza in via della Scrofa vestendo i famosi calzoni corti, come nell'epoca d'oro del riformismo lumbard, correva l'anno 2003, quando a Lorenzago di Cadore i saggi della Casa della Libertà si riunivano per riscrivere la Costituzione. Battuta: «Vado al mare…».
[...] nel chiuso del quartier generale di FdI, l'atmosfera è tutt'altro che vacanziera. Riceve Giovanni Donzelli, per il Carroccio oltre a Calderoli c'è il salviniano Andrea Paganella; per FI Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni, Alessandro Colucci per Noi Moderati.
ROBERTO CALDEROLI E GIORGIA MELONI
Ma è un nulla di fatto, l'ennesimo: gli "sherpa" si rivedranno stasera, al più tardi domattina. Il tempo stringe: nell'aula della Camera martedì si parte con le batterie di votazioni. Per gli emendamenti il gong suona lunedì.
La trattativa sulla riforma detta Melonellum continua a incartarsi sulle preferenze, che la premier pretende, per non perdere la faccia dopo averle chieste per una vita, quando era all'opposizione. Alla vigilia, la Lega sembrava quasi essersi convinta ad accettare un compromesso: capilista bloccati e il resto dei candidati da votare con le crocette.
GIOVANNI DONZELLI GIORGIA MELONI
In realtà il Carroccio è spaccato: Salvini è aperturista, in maggioranza sottovoce parlano di un segnale di disponibilità per altre partite, dal ritorno al Viminale alle nomine in Ferrovie. Ma i "nordisti" sono in subbuglio e pure Calderoli è molto scettico, tanto da ripetere al tavolo ai Fratelli: se tirate dritto, al Senato la riforma balla.
È soprattutto Forza Italia a non voler sentire parlare di preferenze. Nemmeno formule ibride, di compromesso appunto, con i soli capilista bloccati: «A noi non va bene - spiega il portavoce nazionale, Raffaele Nevi - perché questo sistema avvantaggia i grandi partiti: i piccoli potrebbero eleggere solo i capilista e nelle urne non avrebbero la spinta di chi cerca voti personali per avere il seggio».
antonio tajani e giorgia meloni alla camera foto lapresse
Il muro azzurro, a cui si sono accodati i leghisti, come nel gioco dell'oca ha riportato la coalizione di governo alla casella di partenza: «Dovranno rivedersi i leader, per trovare la quadra», è il responso che trapela all'ora di cena. A Giorgia Meloni, reduce dal rognoso vertice di Ankara con l'ex amico Donald Trump, toccherà sbrogliare anche questa matassa, riconvocando Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, almeno al telefono.
Nel vertice-conclave, quattro ore filate, si parla anche di altre questioni. I seggi per l'estero che saranno dimezzati (da 2 a 1 al Senato, da 4 a 2 alla Camera), di soluzioni per favorire il voto dei fuori sede. Rispunta pure il ballottaggio: una riflessione, nata dopo il boom nei sondaggi di Roberto Vannacci, ma subito accantonata, vista la raffica di bocciature nelle audizioni da parte dei costituzionalisti.
ROBERTO CALDEROLI E GIORGIA MELONI
[...] Sulle preferenze si è speso di nuovo ieri anche un peso massimo del partito come il presidente del Senato, Ignazio La Russa: i Fratelli d'Italia alla fine presenteranno un emendamento? «Secondo me sì – risponde la seconda carica dello Stato - FdI fa parte di una coalizione, non è che questo fatto vale solo per il campo largo, ma io credo che alla fine Fratelli d'Italia lo presenterà, dopo averne discusso giustamente con gli alleati».
E poi, ovvio, «decide il Parlamento». Leghisti e azzurri aggiungono a mezza bocca: ecco, il Parlamento sulle preferenze voterà a scrutinio segreto.
