CIALTRONI AL POTERE: IL CENTRODESTRA LITIGA E LASCIA IL PAESE SENZA VERTICI DELLE PRINCIPALI AGENZIE DI CONTROLLO – DAL PRIMO LUGLIO L'ENAC, GARANTE PUBBLICO DELLA SICUREZZA NEI CIELI, NON HA PIÙ UN COMANDANTE IN CAPO, È SCADUTO IL MANDATO DI PIERLUIGI DI PALMA. LA LEGA VOLEVA PROLUNGARE L’INCARICO MA PALAZZO CHIGI SI È OPPOSTA. ORA L’IPOTESI PIÙ CONCRETA È QUELLA DEL COMMISSARIAMENTO – NEL PIENO DEL RISIKO BANCARIO, ANCHE CONSOB E ANTITRUST SI RITROVANO SENZA GUIDA (RISPETTIVAMENTE DALL’8 MARZO E DAL 5 MAGGIO), A CAUSA DEI VETI INCROCIATI DEI PARTITI DI MAGGIORANZA – MICHELE AINIS: “I VECCHI PARTITI SAPEVANO DIVIDERSI IL MENÙ, VICEVERSA ORA S'AZZUFFANO, GIACCHÉ IL TUO ALLEATO DI GOVERNO È ANCHE IL TUO PEGGIOR NEMICO. SARÀ PER QUESTO CHE LE CASELLE VUOTE SI MOLTIPLICANO, UN MESE DOPO L'ALTRO…”
1 – L’ENAC È SENZA GUIDA, IPOTESI COMMISSARIO
Estratto dell’articolo di Aldo Fontanarosa per “la Repubblica”
L'Enac – garante pubblico della sicurezza nei cieli, organismo di vitale importanza per il Paese – non ha più un comandante in capo. Manca di una guida nella pienezza dei suoi poteri. E il governo anche qui è in ritardo nella nomina del successore. Al punto che l'ipotesi di un commissariamento aleggia adesso nell'aria.
[...] Pierluigi Di Palma ha chiuso il mandato il primo luglio 2026, per fine corsa. La maggioranza di centrodestra ha tentato di prolungare l'incarico di Di Palma fino al 10 aprile 2027 con un emendamento al decreto Milleproroghe, primo firmatario il deputato Igor Iezzi della Lega.
sede enac - ente aviazione civile
E il ministro leghista dei Trasporti, Matteo Salvini, era evidentemente d'accordo. Ma l'emendamento parlamentare è stato poi ritirato, anche per le forti perplessità di Palazzo Chigi.
[...] Il manager resterà all'Enac solo per 45 giorni dalla fine della sua missione, quindi fino al 15 agosto 2026. In questa coda di impegno, il presidente uscente potrà «adottare esclusivamente atti di ordinaria amministrazione» o, al massimo, «atti urgenti e indifferibili», a patto possa provarne l'impellenza.
Qualsiasi iniziativa non rientri in queste due categorie è bollata come «nulla» dalla legge 444 del 1994. Dal 16 agosto, infine, l'Enac non avrà più alcun presidente neanche dimezzato. Fine dei giochi, game over.
In questo scenario di vuoto di potere, Di Palma ha preso carta e penna ed ha scritto proprio al ministro Salvini incoraggiandolo a commissariare l'Enac. Nella sua lettera Di Palma — ex procuratore e avvocato della Stato — ricorda la articolata procedura che porterà alla nomina del suo successore.
Il ministro dei Trasporti (Salvini, ancora lui) deve individuare il candidato giusto. Poi il Consiglio dei ministri delibera la "proposta di nomina". Poi le commissioni Trasporti di Camera e Senato — competenti in materia — danno un parere. A quel punto, letti i due pareri, il Consiglio dei ministri approva in via definitiva la nomina che viene infine formalizzata con decreto del Presidente della Repubblica. [...]
2 – LA PROROGATIO DELLE POLTRONE
Estratto dell’articolo di Michele Ainis per “la Repubblica”
Le chiamano poltrone, ma sono cariche pubbliche, sono pezzi viventi delle nostre istituzioni. Che andrebbero attribuite per competenza, non per appartenenza a questo o a quel partito. E che reclamano «disciplina ed onore», dichiara l'articolo 54 della Costituzione. [...]
È un male antico, battezzato già nel 1949 dal giurista Giuseppe Maranini con un termine poi entrato nell'uso comune: la «partitocrazia», il predominio dei partiti politici su ogni ganglio della cosa pubblica. E che si manifesta attraverso la pratica della «lottizzazione», nel senso indicato per la prima volta dal giornalista Alberto Ronchey nel 1974 [...]
federico freni e giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse 4
Come mostra una battuta in voga ai tempi della prima Repubblica: «Per assumere cinque giornalisti in Rai devi scegliere due democristiani, un comunista, un socialista e uno bravo». Ecco, la Rai. È il boccone più succulento per gli appetiti dei politici, ed è anche il teatro d'una commedia all'italiana. [...]
Sta di fatto che la Commissione di vigilanza venne istituita per legge nel 1975 — dopo alcune pronunzie della Corte costituzionale — per sottrarre il servizio pubblico radiotelevisivo al controllo del governo. Tra le sue funzioni c'è la nomina del presidente Rai: eletto dal Cda, ma ratificato dalla Commissione con i due terzi dei voti, comprendendo perciò anche l'opposizione.
Sennonché ormai da un paio d'anni la maggioranza propone un nome (Simona Agnes) che non raggiunge i consensi necessari. Da qui lo stallo: sedute disertate, Commissione paralizzata per effetto di un «ostruzionismo di maggioranza», come lo definiva Piero Calamandrei. Da qui, infine, dimissioni dei consiglieri di minoranza, e a seguire di tutti gli altri consiglieri.
C'è qualche differenza tra le pratiche spartitorie del passato e quelle più recenti? Sì, c'è una doppia differenza. In primo luogo, un tempo i partiti politici erano organismi vivi, mentre adesso va in scena una partitocrazia senza partiti, dove regna un capo circondato da mille cortigiani. In secondo luogo, i vecchi partiti sapevano dividersi il menù; viceversa ora s'azzuffano, giacché il tuo alleato di governo è anche il tuo rivale, il tuo peggior nemico. Sarà per questo che le caselle vuote si moltiplicano, un mese dopo l'altro.
Il presidente della Consob è scaduto l'8 marzo, e non c'è ancora un successore. Idem all'Antitrust, dal 5 maggio. Mentre alla Privacy manca un componente dal 17 gennaio. Un esercito a ranghi ridotti.
Per rimediare a ogni vacanza prolungata, sussiste un antico istituto: la prorogatio dei membri scaduti. Vale per il Consiglio superiore della magistratura, che infatti nel 2022 rimase in proroga per circa sei mesi. Ma non vale nella maggior parte dei casi. Da qui, per esempio, i digiuni di Pannella, che nel 2002 bevve le proprie urine in diretta tv, per opporsi alla mancata elezione dei giudici costituzionali. Ma da qui l'esigenza di un rimedio generale.
Poteri sostitutivi, ecco la soluzione. Gli stessi che l'articolo 120 della Costituzione conferisce allo Stato contro le inadempienze delle Regioni. In questo caso c'è già un arbitro che può supplire all'inerzia degli organi competenti: il presidente della Repubblica. Provveda lui alle nomine, se dopo un paio di mesi la casella resta vuota.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Magari non da solo, per non addossargli una responsabilità eccessiva e perché non si sa mai, domani magari un Trump italiano potrebbe varcare il Quirinale. Affianchiamogli i presidenti delle due massime autorità giurisdizionali: Consulta e Cassazione. [...]





