ER MEJO TACCO DEL SOCIALISMO! LE NOTTI RUGGENTI DI QUELL'AVANZO DI BALERA DI GIANNI DE MICHELIS - FILIPPO CECCARELLI SU "REPUBBLICA" RICORDA L’EX MINISTRO DEGLI ESTERI CRAXIANO, IMPERATORE DELLE DISCOTECHE, E LA SUA IMPERDIBILE GUIDA “DOVE ANDIAMO A BALLARE QUESTA SERA” DOVE TEORIZZAVA LA NECESSITÀ DI “BALLARE FINO ALLO SFINIMENTO, QUANDO IL SUDORE SCENDE COPIOSO DENTRO GLI OCCHI E BRUCIA COME UN ACIDO” – IL DISINTERESSE DEI COLLEGHI, CHE IN TALUNI SCIVOLAVA VERSO UNA RIPUGNANTE AVVERSIONE, I NOMIGNOLI TIPO “CICCIO BALLERINO” E “AVANZO DI BALERA” (BY ENZO BIAGI). DE MICHELIS, PER LE MONDE “LE FALSTAFF VÉNITIEN”, NON PERDEVA OCCASIONE PER DICHIARARE CHE IN TUTTO QUESTO CI TROVAVA GUSTO – LAURA LAURENZI E LA DESCRIZIONE DI DE MICHELIS IN PISTA: “GRANDI COLPI DI PANCIA A DESTRA E A MANCA, GRANDE ONDEGGIARE DI FOLLA, GRANDI GOMITATE... PARE LA DANZA DELL’ORSO…”
Filippo Ceccarelli per la Repubblica - Estratti
Sembra proprio che nel novero degli introvabili sia entrato Dove andiamo a ballare questa sera(Mondadori, 1988): copertina che più anni ’80 non potrebbe essere, autore l’allora vicepresidente del Consiglio Gianni De Michelis. (…)
Nel riaprirlo oggi, a parte una prefazione un tantinello sopra le righe dell’allora deputato socialista Gerry Scotti che definisce De Michelis «tracimante, vulcanico, quasi tellurico, energia vitale allo stato puro», si tratta chiaramente di un testo fin troppo compilativo, assemblato dallo staff del vicepresidente che si limitò a scrivere una seriosa e noiosetta introduzione.
Come in parecchie guide, per tutte le 250 discoteche sono indicati simboletti e punteggi riguardo a musica, ambiente, pubblico e servizio.
Su una pagina Instagram, Libribelli_books, non molti mesi orsono una signorina l’ha riproposto menzionando, fior da fiore, la celebre festa a torte in faccia (1500 esemplari) andata in scena al “Notorius” di Milano, come pure la caverna post-atomica con abbronzanti del “My way” di Napoli o il maxi acquario con pesci carnivori del “Vanità” di Siracusa.
gianni de michelis discoteca paradiso
Il fatto curioso è che la insta-girl post-discotecara non dava alcuna importanza all’autore, anzi forse nemmeno sapeva chi fosse quel De Michelis lì, che tra dispiego di panna, lampados e piranha, restava pur sempre l’esponente di punta nel governo del glorioso Psi, il primo partito dei lavoratori, i quali lavoratori anche allora si supponeva che la sera andassero a dormire presto perché di mattina erano attesi appunto nei luoghi di lavoro.
Ora, a ripensarci dopo quasi quarant’anni, ciò che maggiormente alleviò la predazione di Dove andiamo a ballare questa sera? era il generale atteggiamento dei colleghi, giovani e anziani, al solo guardare quel libro: un trasparente sdegno, a tratti schermato da un sospetto disinteresse, che in taluni degradava verso un irridente disprezzo e di lì scivolava, in altri, verso una ripugnante avversione che proprio alla fine dei fatidici ’80 si nutriva di nomignoli tipo “Ciccio ballerino” e “Avanzo di balera” (by Enzo Biagi).
Ebbene: dietro a tale muto, ma tenace sentimento di delegittimazione – come non si diceva a quei tempi - si può pensare che fermentasse lo “scandalo” del potere che danza e si compiace della sua stessa sfrenatezza, illuminato nottetempo dalle luci stroboscopiche o psichedeliche che fossero.
Come sempre in Italia, era e rimane complicato definire la sostanza e i confini etici della faccenda. Ma certo c’è da dire che De Michelis, per Le Monde“Le Falstaff vénitien”, non perdeva occasione per dichiarare a più non posso che in tutto questo ci trovava gusto; con il che tra l’ex ministro degli Esteri craxiano e l’area iper-maggioritaria del benpensantismo di destra, di centro e di sinistra sembrava essersi innescato un gioco al rialzo che assomigliava a una sfida fra libertà e ipocrisia.
Perché non solo lui rifiutava di tagliare i lunghi capelli, non solo aveva sempre in testa le feste (una aveva avuto come titolo: Do you want to repopulate Venice?), non solo tirava tardi nei locali assieme a una corte di servitori, collaboratori e amichette, non solo nei viaggi ufficiali faceva in modo che i diplomatici di stanza gli segnalassero i meglio locali, non solo teorizzava la necessità di ballare «fino allo sfinimento, quando il sudore – spiegava con crudezza – scende copioso dentro gli occhi e brucia come un acido». No, non bastava.
Per cui tanto strenuamente voleva essere e apparire così, De Michelis, e ancora di più rivendicava quel suo stile da pontefice maximo della notte, che i suoi tanti, forse troppi detrattori l’avevano preso a modello, anzi a fenomeno di arroganza e sguaiatezza.
Ora, a prescindere dalla pervicace e vistosa festosità, va anche ricordato che un po’ fenomeno lo era pure.
Di famiglia protestante, lettore onnivoro, laureato in chimica, rivoluzionario convertitosi al Psi e decisivo nell’affermarsi dell’imperio bettiniano.
Un omone con una vocetta e una parlantina inconfondibile, bulimico e mangiatore di carta, non bello e pure abbastanza goffo, ma fascinoso e non di rado incasinato nei suoi amori, seri e meno seri.
Decisamente un visionario in politica estera, proiettava l’Italia fra l’Adriatico, l’Impero asburgico e i Balcani, ma dal punto di vista dei risultati pratici tale visione lo collocava nella nutrita e infaticabile categoria nazionale dei sognatori, con un tratto di liberatoria follia ludica che a conti fatti, ben più della trasognata strategia Esagonale (l’alleanza fra Italia, Austria, Jugoslavia, Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia) fu la sua gioia e la sua perdizione.
GIANNI DE MICHELIS - SILVIO BERLUSCONI
Il pomeriggio del 18 luglio 1988 De Michelis presentò il suo libro alla nuova Mondadori di Rimini, poi in larga comitiva al seguito cenò al “Paradiso”, quindi diede il via alla seratissima sulle colline romagnole, per l’esattezza al “Bandiera gialla”, allora illustre tempio discotecaro di Bibi Ballandi di cui nel volume era sottolineata la disponibilità “dai 9 ai 90 anni” disponendo di una pista per soli bambini, con tanto di dj bambino.
All’entrata, in segno di istituzionale welcoming, una sventolona con calze a mezza gamba, stivaletti sadomaso e giarrettiera con coccarda tricolore, offrì al vicepremier un mazzo di mughetti. La cronaca della serata, che Repubblica affidò a Laura Laurenzi (si trova in Peccati di gala, Rizzoli, 1989) ne descrive l’impatto: «Ecco De Michelis in pista: grandi colpi di pancia a destra e a manca, grande ondeggiare di folla, grandi gomitate... “Pare la danza dell’orso”, nota un fotografo».
C’erano il ministro Carraro, l’onorevole Sacconi, il capo di Gabinetto di De Mita Andrea Manzella, il portiere del Plaza, nonché factotum e tutore demichelisiano Gigino Esposito, il finanziere Francesco Micheli, poi Nicola Pietrangeli, Marisa Laurito, Vittorio Sgarbi e un sacco di ragazze del Cacao Meravigliao.
Nei rari momenti di pausa, in un angolo, attorniavano l’accaldato vicepremier le collaboratrici del libro, «in un fiorire di minigonne colorate, corpetti, scollature, tacchi a spillo, gambe abbronzate» - e un po’ viene da chiedersi, pensando al presente, se già allora tutto questo poteva rientrare nell’ordine degli scandali.
Alle tre e mezza, con autoblu, scorta e tutto, il corteo discotecaro si spostò di nuovo al “Paradiso”: pennette al sugo, torta con la copertina del libro, ciliegie con ghiaccio e ancora champagne.
Piccola sosta per il vicepremier al Grand Hotel, aereo e di corsa a Roma:
«Quando arrivai alle 9 in consiglio dei ministri, puntuale come un orologio – questa la testimonianza di De Michelis - i colleghi mi guardarono con aria di marcata disapprovazione».
E poi, ispirato: «In cuor mio quella mattina sentii che mi ero reso protagonista dello strappo più importante mai fatto in vita mia verso le regole non scritte che avevano caratterizzato e, aggiungo, condizionato lo svolgimento del ruolo e delle rappresentazioni istituzionali del Paese».
Resta un mistero che cosa Craxi, che era un uomo libero, ma anche all’antica, pensasse di quell’andazzo ballerino.
Se lui era la modernità, in De Michelis si avvertiva – e oggi ancora di più – si avverte già l’ombra di qualcosa che stava maturando: la centralità del corpo, l’ineluttabilità del narcisismo, la fine della distinzione tra pubblico e privato, l’importanza dell’apparire, il collasso della parola politica, il magnetismo dello sradicamento e – perché no? - della trasgressione.
gianni de michelis dove andiamo a ballare questa sera libro
Niente di più e niente di meno del futuro prossimo e venturo - e vedi un po’ quanta roba si celava dentro un libro abbandonato su una scrivania.
gerry scotti - chi vuol essere milionario
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gianni de michelis balla in discoteca 1
gianni de michelis foto marcellino raodgna







