dario franceschini elly schlein giorgia meloni

DARIO FRANCESCHINI, UN DINOSAURO CHE NON ACCETTA A FARSI DA PARTE. ANZI: SMANIA DALLA VOGLIA DI RIVINCITA SU ELLY SCHLEIN CHE, DOPO AVERLA ISSATA ALLA SEGRETERIA DEL PD, L’HA SUBITO TRADITO – DIETRO L’INTERVISTA A “REPUBBLICA’’ (‘’OCCORRE UNO SFORZO COLLETTIVO E INDIVIDUALE PER METTERE DA PARTE TUTTI I RANCORI DEL PASSATO E COSTRUIRE UNA COALIZIONE LA PIÙ LARGA POSSIBILE’’) FA SAPERE ALL'INGRATA ELLY DI TOGLIERSI DALLA TESTA LA LEADERSHIP PER LE POLITICHE 2027: SARANNO ‘’I PARTITI DELLA COALIZIONE A ESPRIMERE IL CANDIDATO PREMIER ATTRAVERSO LE PRIMARIE’’ – PER BATTERE L’ARMATA BRANCA-MELONI AUSPICA UNA LISTA CENTRISTA NELLA COALIZIONE: “PD, M5S E AVS INSIEME FANNO PIÙ O MENO IL 40 PER CENTO. PER VINCERE SERVONO I VOTI DI UN'AREA MODERATA CHE OGGI È FRAMMENTATA E LITIGIOSA” (LISTA CHE OVVIAMENTE È INVISA ALLA SCHLEIN: RUBEREBBE VOTI AL PD) – MELONI E QUIRINALE? “SECONDO ME CI PENSA. PERCHÉ SA CHE, SE UN LEADER DI PARTITO ARRIVA IN QUEL RUOLO, CAMBIA DI FATTO LA NATURA DEL SISTEMA” – E AVVERTE: “NELLA FASE FINALE DELLA LEGISLATURA, SE CAPIRANNO CHE VANNO VERSO LA SCONFITTA, POTREBBERO DIVENTARE PERICOLOSI. DOBBIAMO ATTREZZARCI CON LA MOBILITAZIONE. SPERIAMO CHE NON SERVA….”

Stefano Cappellini per “la Repubblica”

GIUSEPPE CONTE E DARIO FRANCESCHINI ALLA FESTE DELL UNITA DI REGGIO EMILIA

 

Dario Franceschini è salito pochi giorni fa sul palco della festa nazionale dell'Unità di Reggio Emilia insieme a Giuseppe Conte. È tornato a casa con una convinzione che, dal suo studio ex officina auto nel quartiere Esquilino di Roma, sintetizza così: «Vincere le prossime elezioni politiche non è soltanto possibile, è probabile».

 

Franceschini, addirittura probabile?

«C'è la politica ma pure l'aritmetica. Le forze di opposizione già adesso valgono almeno quanto quelle di maggioranza e il lavoro fatto fin qui per costruire una coalizione è stato ottimo. Meloni non governerà altri cinque anni. Dipende da noi, se non sbagliamo...».

DARIO FRANCESCHINI - ELLY SCHLEIN

 

Sbagliare come, per esempio?

«Occorre uno sforzo collettivo e individuale per mettere da parte tutti i rancori del passato e costruire una coalizione la più larga possibile. Renzi fece cadere Conte, il M5S armò la polemica su Bibbiano, il Pd ruppe con il M5S dopo la caduta di Draghi. Basta, serve un colpo di cimosa sulla lavagna».

 

Ci sono anche le divisioni del presente, però.

«Si può trovare una sintesi su tutto. L'importante è non ripetere i vecchi errori. Serve flessibilità sul modello di alleanza. Meloni potrebbe cambiare la legge elettorale pensando di metterci in difficoltà con l'indicazione del candidato presidente del Consiglio sulla scheda. Bene, troveremmo comunque il modo per indicarlo prima del voto».

LA GALASSIA DELLE CORRENTI DEL PD

 

Con le primarie?

«È la possibilità più concreta».

 

Conte le ha già detto che, nel caso, accetterà di farle?

«Conte è consapevole che non possiamo andare divisi».

 

Pensi che spettacolo per la destra: Schlein e Conte che si contendono i voti ai gazebo litigando su politica estera e altro ancora.

jovanotti dario franceschini

«Le primarie possono essere divisive ma anche formative di un campo. La coalizione deve rispettare la diversità. Il M5S non c'entra nulla con il percorso dell'Ulivo prima e del Pd poi. Non appartengono a questa storia e hanno bisogno di mantenere la loro identità dentro l'alleanza».

 

Se Meloni cambiasse la legge elettorale potrebbe anche cancellare i collegi uninominali, che in teoria sono il punto forte del campo largo.

«Potrebbe. Ma, a parte la maledizione che ha colpito tutti i governi che hanno provato a farsi una legge elettorale su misura, resta il fatto che non hanno ancora inventato una legge elettorale che fa vincere chi ha meno voti».

 

Alla festa dell'Unità ha fatto notizia una sua frase: le elezioni non si vincono necessariamente con un candidato premier moderato. Tira la volata a Schlein?

massimo d alema giuseppe conte goffredo bettini e la sorella fabia dario franceschini

«Constato i cambiamenti della politica italiana. Per trent'anni siamo stati abituati all'idea che per vincere le elezioni servisse un candidato moderato. Da qui Prodi, Rutelli e altri. Non è più così. Perché è cambiato il sistema, non il centrosinistra. Quando si votava con affluenza alta era decisivo togliere elettori all'avversario e quindi un elettore conquistato nell'area di centro valeva doppio. Oggi, con il crollo dell'affluenza, si vince dando ai tuoi elettori una ragione per non astenersi. Il centrodestra lo fa già da anni. Infatti vincono candidati di destra come Meloni, Trump, Milei».

 

Quindi tocca a Schlein o Conte?

«Nella fase iniziale del bipolarismo era naturale pescare nella società civile. Oggi lo è che siano i partiti della coalizione a esprimere il candidato premier».

 

Forse vincerete. Più difficile sarà governare.

«Sciocchezze. Abbiamo già governato insieme, e in una delle fasi più difficili della storia repubblicana, con la pandemia».

DARIO FRANCESCHINI ELLY SCHLEIN GATTOPARDO MEME BY SARX88

 

Non c'erano le guerre.

«Non c'è una distanza incolmabile sulla politica estera».

 

Ha sentito i fischi e le urla alla festa del Fatto quotidiano appena Schlein ha parlato di "invasione criminale dell'Ucraina?".

«Ci può essere differenza sull'analisi delle ragioni della guerra, non sulla condanna dell'invasione né sull'obiettivo della pace».

 

Niente candidato premier moderato, ma una lista centrista nella coalizione serve o no?

«Pd, M5S e Avs insieme fanno più o meno il 40 per cento. Per vincere servono i voti di un'area moderata che oggi è frammentata e litigiosa».

michela di biase e dario franceschini (2)

 

Chi dovrebbe metterla in piedi?

«Non si può costruirla in modo telecomandato. Registro che nel mondo civico e degli amministratori ci sono parecchie personalità in grado di dare un contributo: la sindaca di Genova Silvia Salis, l'assessore romano Alessandro Onorato, il sindaco di Verona Damiano Tommasi e altri. Occorrono voci capaci di parlare ai lavoratori autonomi, alle piccole imprese, ai moderati».

 

Non doveva farlo il Pd questo lavoro?

«Una delle critiche più frequenti al Pd di Walter Veltroni era quella sul "ma anche", sull'idea cioè di tenere insieme troppe cose. Il Pd autosufficiente è stato un bel sogno ma non è più realistico. Schlein sta facendo un lavoro straordinario per recuperare l'astensionismo a sinistra. Serve che altri facciano la loro parte e completino l'opera».

 

Nel Pd ci sono autorevoli esponenti che vedono questa come una rinuncia alle ragioni stesse della fondazione del partito.

«Qualche anno fa un militante del Pd mi disse: nel Pd ci sono troppi galli convinti che il sole sorga solo perché cantano loro. Bella no?».

 

goffredo bettini walter veltroni dario franceschini

È sicuro che al Pd basti il pieno dei voti di area per vincere?

«Sì, il lavoro di Schlein spesso non viene compreso perché raggiunge fasce di elettorato di cui i cosiddetti Palazzi non hanno il polso».

 

Rischiate di sembrare quelli che si sono alleati con l'unica motivazione di non far vincere Meloni.

«Se Meloni deve vantarsi, sa cosa dice? C'è stabilità. Che in realtà significa immobilismo. Che riforme ha fatto? Politica estera ed economia sono praticamente binari obbligati. Le riforme istituzionali sono arenate. Su fisco e lavoro non ha portato a casa nulla. Le riforme danno fastidio ai riformati, perciò non tocca niente».

 

giuseppe conte dario franceschini

La giustizia?

«Parlo di riforme che cambino la vita degli elettori, anche di destra. Su sicurezza e immigrazione, i loro cavalli di battaglia, è cambiata una virgola per gli italiani rispetto a tre anni fa?».

 

Crede a chi sostiene che Meloni, se vincesse le prossime Politiche, potrebbe scegliere di farsi eleggere al Quirinale?

«Secondo me ci pensa. Perché sa che, se un leader di partito arriva in quel ruolo, cambia di fatto la natura del sistema. Che è poi il motivo per il quale nessun grande del passato è riuscito nell'impresa».

giorgia meloni alla convention di vox

 

Meloni potrebbe seguire l'esempio di altri leader sovranisti nell'attacco allo Stato di diritto?

«In questa destra ci sono disvalori evidenti. Noi quando abbiamo perso siamo andati a casa e zitti. Loro hanno aspettato tanto il potere e ne sono innamorati, basta vedere la bulimia nelle nomine. Nella fase finale della legislatura, se capiranno che vanno verso la sconfitta, potrebbero diventare pericolosi».

 

Teme una Capitol Hill italiana o un bis del Brasile dopo la sconfitta di Bolsonaro?

«Questo no, ma faranno tutto quel che possono. Dobbiamo attrezzarci con la mobilitazione. Speriamo che non serva».

 

Ma allora qual è il pericolo?

«Vedo la strumentalizzazione dell'omicidio di Kirk. Chi ha esultato per la sua morte? Eppure, in America come in Italia, stanno additando l'opposizione come l'ispiratrice dell'odio e questo vittimismo serve a sua volta solo a sollevare odio».

elezioni comunali elly schlein giorgia meloni

 

Le regionali sono un test decisivo per la coalizione delle opposizioni?

«Sono la prova che il cammino è giusto. Non sarà il risultato delle Marche o della Puglia a cambiarlo».

dario franceschini

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