GABBIANI SUL CAMPIDOGLIO! – A ROMA IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA (PER PARTECIPARE, NON PER VINCERE) SARA’ IL GABBIANO FABIO RAMPELLI CHE HA SVEZZATO POLITICAMENTE LE SORELLE MELONI. L’IMPRIMATUR DI ARIANNA: “E’ UNA FIGURA AUTOREVOLE” – ALTRA CANDIDATURA DI TESTIMONIANZA A NAPOLI POTREBBE ESSERE QUELLA DI GENNARO SANGIULIANO, INQUIETO NELLE VESTI DI SEMPLICE CONSIGLIERE REGIONALE - A MILANO OGNUNO VA PER CONTO SUO TRA IL FORZISTA PEREGO, LA LEGHISTA SARDONE E LUPI, SOSTENUTO DA LA RUSSA - NON SAPPIAMO ANCORA QUANDO SI ANDRA’ A VOTARE PER LE POLITICHE, L’UNICA COSA CERTA E’ CHE LA DUCETTA, IN CASO DI ELEZIONI IN PRIMAVERA, NON VUOLE L’ELECTION DAY CON LE COMUNALI PER EVITARE LA DISFATTA (TORINO, ROMA, MILANO E NAPOLI SONO FORTINI DEL CENTROSINISTRA). IL TIMORE DI GIORGIA E’ CHE CI SIA UN EFFETTO TRAINO... – DAGOREPORT
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Articolo di Ilario Lombardo per ”La Stampa” - Estratti
fabio rampelli e arianna meloni
Hanno fatto un gioco. Riuniti c’erano i leader del centrodestra: «Chi è che si ricorda il nome dell’ultimo nostro candidato sindaco di Milano?». Silenzio, risatine nervose. La domanda è stata posta altre volte, in altri contesti di partito, più locali. E niente, solo con uno sforzo di memoria qualcuno ha esclamato: Luca Bernardo!
Per il centrodestra è un problema che si ripropone ogni volta. Cercare un nome accattivante, capace di coinvolgere al di là dei recinti di appartenenza, in grado di affrontare sfide date per perse. O quasi. Le grandi città sono il fortino del centro-sinistra, o anche detto campo largo. E nel 2027 andranno a votare Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna. Ossia: le quattro più grandi per popolazione e la settima. Circa cinque milioni di elettori.
manifesto elettorale di fabio rampelli con un gabbiano
Per comprendere cosa ci sia dietro i tormenti di Giorgia Meloni su quando sia meglio andare a votare l’anno che verrà, va tenuto presente il dato delle amministrative. La premier, in teoria, preferirebbe che le politiche fossero ad aprile, per scongiurare l’effetto traino di un tonfo elettorale nelle principali città italiane, dove - tranne a Milano, perché Giuseppe Sala ha concluso i mandati - la destra se la vedrà con sindaci uscenti.
Con una postilla: più avanza l’ipotesi dell’Election day (che sommerebbe comunali e voto nazionale), più il centrodestra sente di dover trovare nomi competitivi. Per intenderci, non figuranti o comparse. Ecco, a proposito di nomi: Matteo Perego di Cremnago. È il candidato a tempo determinato di Forza Italia a Milano. Cognome troppo lungo, troppo aristocratico, per avere la forza di imporsi a Corvetto o alla Barona. Quindi gli hanno suggerito di usare solo Perego.
Chi è Perego (di Cremnago)
È un berlusconiano doc, da alta borghesia milanese: 44 anni, due master in Bocconi, una fabbrica di cappelli ereditata dalla famiglia, anni in azienda con Armani, poi il Parlamento. Dal 2022 è sottosegretario alla Difesa. La sua candidatura è sostenuta dal ministro Guido Crosetto, peso massimo di Fratelli d’Italia, convinto che l’unica speranza di attrarre voti in una città mutata sociologicamente come Milano sia puntare su un volto giovane, più moderno.
E soprattutto: meno di destra. Lui, Perego (di Cremnago) ci crede ed è già partito: gira i quartieri in maniche di camicia, visita fruttivendoli e condomini. Tutto documentato sui social. C’è un solo problema: non sarà lui a decidere.A Milano il centrodestra assomiglia al campo largo di Elly Schlein e di Giuseppe Conte.
Ognuno va per conto suo. Dal pratone di Pontida Matteo Salvini ha lanciato la candidatura di Silvia Sardone, europarlamentare, campionessa di preferenze, anti-migranti, anti-Islam (...)
Dunque, al momento a Milano ci sono due candidati del centrodestra. Anzi, tre. Come un vecchio generale napoleonico Ignazio La Russa, che qualche giorno fa a Portofino ha detto di aver riunito tutti a cena, continua infatti a insistere su Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati. Ma non lo vuole Forza Italia, né tantomeno Salvini che rivendica per sé la città: «Milano tocca alla Lega».
Meloni osserva sconfortata. In questi anni di governo non ha avuto la sapienza di costruire alternative valide nelle grandi città. Né ha avuto le intuizioni civiche di Berlusconi. Ma è anche fondata una riflessione che ci consegna un dirigente di FdI, che non vuole svelarsi. Nell’era di Zohran Mamdani, a New York, e di Elif Eralp, a Berlino, sindaci che indicano una rotta chiara a sinistra per le capitali internazionali, non può essere più, a destra, il tempo di Gabriele Albertini e di Letizia Moratti, candidature della società civile che aprivano invece di chiudere.
E Torino?
E allora meglio ripiegare sull’identità? Di certo Sardone permetterebbe alla coalizione di coprirsi a destra, con Roberto Vannacci che per Milano ha già scelto il suo uomo, il generale dei Carabinieri Carmelo Burgio, e chiesto provocatoriamente alla coalizione di centrodestra di sostenerlo. Sembra che a Torino vada più o meno così. Anche peggio. Maurizio Marrone, assessore di Fratelli d’Italia della giunta regionale, è al momento l’unico candidato.
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ignazio la russa maurizio lupi assemblea noi moderati foto lapresse
Poi ci sono Roma e Napoli. Impossibili da vincere, secondo la leader di FdI. Dove, per puro gusto di partecipare, potrebbero anche essere schierati due big: Fabio Rampelli, che nella Capitale ha costruito il mito fondativo dei Gabbiani, la tribù da cui è emersa Meloni; e Gennaro Sangiuliano, il telegiornalista ed ex ministro partenopeo, che descrivono inquieto nelle vesti di semplice consigliere regionale. Sarebbero candidature di testimonianza. Buone per coprire un buco di idee e di uomini. E per evitare quella stessa domanda che si fanno anche a Roma: «Chi si ricorda chi era...». (Solo per i lettori: era Enrico Michetti).
ignazio la russa maurizio lupi mariastella gelmini - congresso di noi moderati
MATTEO PEREGO DI CREMNAGO
matteo salvini e silvia sardone
rampelli meloni la russa
fabio rampelli


