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SEMBRA SQUID GAME, INVECE È LA PENA DI MORTE IN GIAPPONE - TOKYO HA DECISO DI REINTRODURRE LE ESECUZIONI CAPITALI DOPO DUE ANNI: TRE PLURIOMICIDI VERRANNO UCCISI TRAMITE IMPICCAGIONE, L’UNICA TECNICA USATA - IL BOIA DI SOLITO ARRIVA SENZA PREAVVISO, IMPEDENDO AI DETENUTI DI FARE APPELLO CONTRO LA DECISIONE E SOPRATTUTTO FACENDOGLI VIVERE OGNI GIORNO COME SE FOSSE L’ULTIMO…

Da www.blitzquotidiano.it

 

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Giappone, torna il boia, al patibolo tre pluriomicidi. Tornano le esecuzioni capitali in Giappone, per la prima volta dopo due anni senza boia. E’ il debutto del nuovo corso avallato dall’amministrazione del premier Fumio Kishida.

 

Giappone, torna il boia, al patibolo tre pluriomicidi

Già a ottobre, del resto, il ministro della Giustizia, Yoshihisa Furukawa, aveva definito la pena di morte “inevitabile” per i crimini efferati e che la comunità giudica atroci.

 

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Dando per scontato la continuazione della pratica nell’attuale ordinamento giuridico nipponico. Gli ha fatto eco il portavoce del governo, Seiji Kihara.

 

“Vista l’atrocità dei crimini commessi e il tasso di recidiva di alcuni soggetti è inappropriato valutare l’abolizione della pena capitale”.

 

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I tribunali hanno deciso la forca per tre uomini. Yasutaka Fujishiro, di 65 anni, colpevole di aver ucciso sette familiari nella prefettura di Hyogo nel 2004.

 

Tomoaki Takanezawa e Mitsunori Onogawa, rispettivamente di 54 e di 44 anni, esecutori di due omicidi in una sala giochi di Gunma nel 2003.

 

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Le esecuzioni nel Paese del Sol Levante vengono condotte quasi unicamente per impiccagione, e riguardano in prevalenza pluriomicidi.

 

Nel dare conto dell’accaduto la stampa giapponese, anche la più liberale, ha preferito soffermarsi sulla crudeltà e la ferocia dei delitti, tralasciando ogni ipotesi di discussione sull’opportunità di un dibattito nazionale.

 

Unico paese del G7, con gli Usa, dove la pena di morte resiste

Ad oggi il Giappone rimane l’unico paese assieme agli Stati Uniti, tra quelli dei G7, dove le pena capitale è ancora in vigore.

 

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In un recente sondaggio governativo quasi il 90% degli intervistati ha definito il sistema utile alla sicurezza dei cittadini, contro appena il 10% di contrari.

 

Attualmente nelle carceri nipponiche ci sono 107 persone nel braccio della morte, con una età media di 59 anni e un periodo detentivo in media di 13 anni.

 

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Quando arriva il boia? Nessun preavviso ai detenuti

Segnali di dissenso sono stati formulati dall’associazione degli avvocati, tramite il rappresentante Tadashi Ara, che ha ricordato anche la pratica considerata ‘incostituzionale’, di non consentire ai detenuti di ricevere alcun preavviso sul giorno in cui verrà eseguita l’esecuzione.

 

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L’assenza di ogni forma di avvertimento, dicono i legali, non permette ai propri rappresentati di appellarsi contro l’ordine di esecuzione della sentenza.

 

Ed è crudele. Perché in questo modo i carcerati vivono all’ombra del boia per il resto della propria esistenza, pensando che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo.

 

A questo riguardo lo scorso mese gli avvocati avevano presentato una denuncia alla Corte distrettuale di Osaka, con una richiesta simbolica di un risarcimento pari a 22 milioni di yen (168.000 euro). Per tentare almeno di proteggere “la dignità umana di ogni persona, compresa quella dei condannati a morte”.

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