GIORGIA, L’AMICA DEL GIAGUARO – SECONDO “POLITICO”, LA MELONI AL CONSIGLIO EUROPEO DELLA SCORSA NOTTE SI SAREBBE DISSOCIATA DALLA MAGGIOR PARTE DEGLI STATI UE, E AVREBBE ESPRESSO SOLIDARIETÀ A VIKTOR ORBAN, IL PREMIER UNGHERESE CHE BLOCCA IL PRESTITO DA 90 MILIARDI PER L’UCRAINA – MELONI AVREBBE DETTO DI COMPRENDERE LE RAGIONI DI ORBAN, AFFERMANDO CHE LA SUA POSIZIONE ERA “NORMALE”: “SE MI TROVASSI NELLA SUA SITUAZIONE, LO CAPIREI”. LA POSIZIONE È STATA CONFERMATA DA CINQUE FONTI A “POLITICO”, MA IL GOVERNO ITALIANO SMENTISCE – MERZ CONTRO IL GOVERNO DI BUDAPEST: “È UN ATTO DI GRAVE SLEALTÀ CHE AVRÀ CONSEGUENZE PROFONDE BEN OLTRE QUESTO EPISODIO”
VIKTOR ORBAN - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
FONTI UE, 'SCONTRO AL SUMMIT SUL PRESTITO A KIEV, FUMATA NERA'
(ANSA) - Nel corso del Consiglio Europeo - a quanto si apprende - c'è stato un lungo dibattito (90 minuti) fra i leader sul blocco dell'Ungheria al prestito da 90 miliardi per l'Ucraina. Viktor Orban ha preso "brevemente" la parola, in cui ha ribadito la sua posizione che giudica "legalmente solida".
Il presidente Antonio Costa ha giudicato il suo comportamento come "inaccettabile" - sostenuto in questo dalla "maggior parte" dei leader - e "contrario" al principio della leale cooperazione previsto dai trattati. Orban, e lo slovacco Robert Fico, non hanno dato però "alcun cenno di apertura".
POLITICO,'A VERTICE UE MELONI DICE DI COMPRENDERE ORBAN SU UCRAINA'.P.CHIGI SMENTISCE
(ANSA) - "La premier italiana Giorgia Meloni si è dissociata da gran parte dell'Ue, esprimendo solidarietà nei confronti dell'ungherese Viktor Orbán riguardo alla sua posizione sull'Ucraina durante una sessione privata del vertice europeo di giovedì.
VIKTOR ORBAN - VOLODYMYR ZELENSKY
E' quanto scrive Politico citando cinque diverse fonti a conoscenza del dossier, delle quali - viene sottolineato - nessuna italiana. Sempre Politico riporta anche la smentita dello staff della premier interpellato al riguardo.
Meloni, scrive la testata brussellese, ha detto ai suoi omologhi di comprendere le ragioni per cui il leader ungherese ha suscitato l'ira dell'Unione, venendo meno alla parola data e rifiutando un prestito di 90 miliardi di euro all'Ucraina dopo averlo approvato a dicembre.
Una delle cinque fonti diplomatiche ha riferito che Meloni avrebbe affermato che la posizione di Orbán era "normale" perché "le cose cambiano" e che "se mi trovassi nella stessa situazione, lo capirei", scrive Politico. La stessa testata riporta, tuttavia, la smentita arrivata dal governo italiano. "L'affermazione attribuita al primo ministro è del tutto infondata", hanno riferito dallo staff di Meloni a Politico.
GIORGIA MELONI (DI SPALLE) PARLA CON ORBAN E MERZ INSIEME ALLA SEGRETARIA PATRIZIA SCURTI
ORBAN NON MOLLA SUL PRESTITO A KIEV. MERZ, 'CI SARANNO CONSEGUENZE'
Alessandra Briganti per l’ANSA
In piedi, in disparte, mentre i leader al tavolo sono intenti ad ascoltare l'intervento di Volodymyr Zelensky. È l'istantanea dell'isolamento di Viktor Orbán al vertice europeo, l'ultimo prima delle elezioni del 12 aprile che vedono il premier ungherese in forte difficoltà, come mai accaduto nei sedici anni del suo mandato.
Il no al prestito da 90 miliardi all'Ucraina, già deciso al vertice Ue dello scorso dicembre con il suo benestare, lo rende oggi un paria. "È un atto di grave slealtà che avrà conseguenze profonde ben oltre questo episodio", ha dichiarato il cancelliere tedesco Friedrich Merz a summit concluso, che mai prima d'ora aveva pronunciato parole tanto severe.
viktor orban volodymyr zelensky
Secondo Politico, però, Orban ha potuto contare sull'appoggio di Giorgia Meloni, che nella stanza dei bottoni avrebbe in qualche modo difeso la posizione di Budapest. Ma la presidente del Consiglio ha smentito. "Ho letto delle ricostruzioni bizzarre", ha assicurato nel corso dell'incontro con la stampa. "Ho sempre detto che la questione è risolvibile e per farlo serve flessibilità". Questa volta, ad ogni modo, la percezione è che Orbán si è spinto troppo oltre. Non onorare un impegno preso è una linea rossa anche per lo stesso premier, che mai prima d'ora aveva violato in modo così plateale quelle regole non scritte che definiscono l'Unione Europea.
viktor orban giorgia meloni - foto lapresse
Budapest tiene in ostaggio il prestito per Kiev da quando l'oro nero russo ha smesso di scorrere attraverso l'oleodotto Druzhba che, passando dall'Ucraina, rifornisce Ungheria e Slovacchia. Poco importa che dietro ci sia la mano russa: Orbán continua a rifiutare ogni mediazione, anche quella tentata in extremis da Bruxelles che ha offerto tecnici e soldi per accelerare i lavori di riparazione dell'oleodotto della discordia.
"Siamo pronti a sostenere l'Ucraina quando avremo di nuovo il nostro petrolio, che è bloccato da loro" ha tuonato Orbán al suo arrivo all'Europa building. Il magiaro ha recitato poi il copione, lo stesso da giorni, in cui ha accusato Zelensky di voler mettere a rischio la sicurezza energetica dell'Ungheria, per creargli problemi alle elezioni.
Ci ha pensato Zagabria, per bocca del premier Andrej Plenkovic a smontare la retorica di Budapest: "Il petrolio è già trasportato alle raffinerie in Ungheria e Slovacchia, non è un segreto". Nemmeno la Slovacchia di Robert Fico, colpita come l'Ungheria dallo stop del petrolio, ha condiviso il metodo Orbán: bloccare le sanzioni sì, rimangiarsi la parola data, no. Merz d'altra parte ha fatto capire che la vendetta sarà servita fredda, quando si parlerà del bilancio.
Ma l'epilogo è già scritto. I novanta minuti di dibattito sull'Ucraina, la sentenza di condanna del padrone di casa che interpreta la posizione della maggioranza dei leader al tavolo, non sono bastate a piegare l'ungherese. Il testo delle conclusioni, come da prassi degli ultimi vertici, è stato respinto da Budapest e Bratislava che chiedevano nel testo un riferimento all'affaire Druzhba.
giorgia meloni nel video pro orban 3
Nemmeno Zelensky è uscito indenne dalla resa dei conti: Costa ne ha anche per lui, reo di aver rilasciato dichiarazioni "inappropriate" contro Orbán. Nei corridoi si sussurra di un intervento del leader ucraino privo di accenni polemici con l'Ungheria.
Zelensky ha implorato rapidità ed esprime tutta la sua preoccupazione: "Ormai da tre mesi, la più importante garanzia di sicurezza finanziaria fornita dall'Europa all'Ucraina non funziona" ha pungolato l'ucraino. "È una risorsa per proteggere vite umane. Ancora oggi non sappiamo se questi aiuti verranno sbloccati". Per una risposta bisognerà attendere il voto ungherese di aprile. Perché, pur isolato, Orbán continua a tenere l'Europa sotto scacco.
viktor orban e giorgia meloni 3
oleodotto druzhba
oledotto druzhba
GIORGIA MELONI E VIKTOR ORBAN AL CONSIGLIO EUROPEO
