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GIORGIA, PER GLI ITALIANI NON C’È UN CAZZO DA FESTEGGIARE! – VENERDÌ MELONI CELEBRERÀ IL TRAGUARDO DELLA DURATA RECORD DEL SUO GOVERNO, IL PIÙ LONGEVO DELLA REPUBBLICA, CON BUONA PACE DELLE ZERO RIFORME REALIZZATE E DEL PAESE REALE IMPOVERITO, DOPO QUATTRO ANNI DI DESTRA AL POTERE – SARÀ L'APERTURA DI FATTO DELLA LUNGA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE POLITICHE – DE ANGELIS: “LA CELEBRAZIONE È MESSAGGIO: HO GARANTITO LA STABILITÀ, DATEMI ALTRI CINQUE ANNI PER COMPLETARE L'OPERA. MELONI AVEVA PROMESSO UNA RIVOLUZIONE CONTRO I COSIDDETTI POTERI FORTI, L'EUROPA MATRIGNA, I DIKTAT DEI MERCATI E INVECE SI DEDICA ALLE SCALATE BANCARIE E A UNA POLITICA DI BILANCIO CHE SEMBRA SCRITTA DA UN RAGIONIERE BRUSSELLESE. IL RESTO È CRONACA DI UN ORDINARIO GALLEGGIAMENTO IN UN PAESE CHE, A SUA VOLTA, GALLEGGIA, TRA PIL RISTAGNANTE, STIPENDI BASSI, CRISI INDUSTRIALI IRRISOLTE…”

Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per “La Stampa”

 

Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini 2

Preparatevi a questo venerdì della taranta, con Giorgia Meloni che, dal palco di Bari, menerà la danza sul record di durata del suo governo. Da quel giorno, il più longevo della Repubblica. Non ci vuole una Cassandra, sarà l'apertura di fatto della lunga campagna elettorale per le politiche.

 

La celebrazione è messaggio: ho garantito la stabilità, datemi altri cinque anni per completare l'opera. La durata è stata sempre perseguita come valore in sé, in assenza di riforme realizzate e anche quando il contesto suggeriva aggiustamenti di squadra. [...]

 

giorgia meloni al mare alla maddalena foto gente 1

Aveva promesso una rivoluzione contro i cosiddetti poteri forti, l'Europa matrigna, i diktat dei mercati e invece si dedica alle scalate bancarie e a una politica di bilancio che sembra scritta da un ragioniere brussellese.

 

L'unico risultato è di aver tenuto i conti in ordine (per fortuna). Il resto è cronaca di un ordinario galleggiamento in un Paese che, a sua volta, galleggia: né affonda né tantomeno va avanti, tra Pil ristagnante – lo dicono Istat e Bankitalia -, stipendi bassi, crisi industriali irrisolte. All'Ilva, lì vicino, si balla ben altra musica rispetto alla festa della longevità.

 

Aveva promesso, nel programma con cui vinse le elezioni, l'abolizione delle accise sulla benzina, la riforma delle pensioni, la riduzione della pressione fiscale. E invece ai distributori si raggiunge il picco dei prezzi e pure dell'affanno a trovare denari, la Fornero vive e lotta insieme a noi, la pressione fiscale, sempre secondo l'Istat, ha raggiunto il 43,1% del Pil, il dato più altro degli ultimi undici anni.

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

E ancora: aveva annunciato riforme epocali per «fare la storia». Se ne riparla un'altra volta. Travolta dal voto popolare la riforma della giustizia, nostalgia e presente, «sogno del Cavaliere» il trumpismo: potere che, forte della unzione democratica, si considera libero da vincoli e sistemi di controllo.

 

Rinviato il premierato di diritto – si disse: «la madre di tutte le riforme» – tanto c'è già quello di fatto, esercitato senza rischi. Fatta a pezzi dalla Corte costituzionale l'autonomia, una sorta di devolution 2.0 pensata e scritta dai dottor Stranamore della Lega. Al massimo si può esibire una caterva di nuovi reati che servono a poco, se non a gasare la curva, e un centro in Albania che non fun-zio-na ma tiene alta la bandiera del cattivismo.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

[...]  In alcune fasi questa fisarmonica si è gonfiata di più sulla necessità, soprattutto col precedente inquilino alla Casa Bianca, poi, con Trump, è prevalso il richiamo della foresta. Mai, dicasi mai, una critica in nome dell'interesse nazionale neanche quando Trump ha messo i dazi, bullizzato l'Europa, invaso l'Iran, coperto il massacro di Gaza, varato il comitato d'affari del Board of Peace.

 

Giorgia Meloni ha puntato sull'appartenenza alla famiglia ideologica, nell'illusione di una «relazione speciale» - il famoso «ponte» - ma, nonostante tutto, e quel tutto non è poco, è arrivata la scomunica. A Trump non frega nulla della contiguità ideologica. Pretende obbedienza. E se non gli dai le basi per bombardare l'Iran, presenta il conto.

 

giorgia meloni al mare alla maddalena foto gente 6

La verità è che Giorgia Meloni non mai lavorato alla costruzione di un progetto di governo che parli all'Italia, con capacità adattiva. È sempre rimasta inchiodata alla sua identità nell'ossessione della coerenza.

 

Cambiare, per il suo mondo, è un po' tradire. La legislatura si è aperta domandandoci "diventerà la nuova Merkel?". Si chiude con contesa a destra con Vannacci, un fenomeno da baraccone cui l'altrui ossessione ha dato una consistenza. È la storia di chi, approdato al governo, mantiene uno spirito di estraneità al sistema, quantomeno nel racconto e nella postura.

 

giorgia meloni - cinquanta sfumature di greggio - meme by emiliano carli

Il venerdì della taranta sarà questo. La celebrazione di un'identità e di una leadership come rivincita, tratto distintivo del mondo sovranista a ogni latitudine. Per la destra nostrana è il riscatto del polo escluso: i figli di un Dio minore, estranei al patto costituzionale e trattati dal Cavaliere come quelli cui aveva messo il vestito buono, non solo sono al governo ma, per durata, entrano negli annali.

 

Il record, psicologicamente, è regolamento di conti col passato, tripudio leaderistico e mito che avvalora la narrazione "storica", in voga da quelle parti: siamo qui, il "sistema" non ci ha né cambiato né fermato. Si festeggia, con la stessa impostazione del "one woman show" con cui si è iniziato, anzi con alleati messi in discussione dai rispettivi partiti, più obbedienti nel governo ma più fragili nel Paese.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti antonio tajani foto lapresse

Giorgia Meloni dovrebbe accendere un cero, anzi interi candelabri, ai santi dell'opposizione. In questi anni non l'ha mai messa realmente in difficoltà con un'iniziativa politica. Oltre l'indignazione, poco o nulla. Suonando questo spartito, peraltro, l'aiuta a sembrare, agli occhi della curva, un incrocio tra Trump e il Duce, anche se il governo è più immobile di Mariano Rumor. Lì comunque c'è un capo, dall'altra parte una psicosi attorno al tema della leadership.

Giorgia Meloni 2Donald Trump Giorgia Meloni1

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