giuli cacciamani arianna giorgia meloni

“NON FAREMO SCONTI A NESSUNO, SULLE INDAGINI SI VADA DRITTO, SIAMO NOI A VOLER FARE CHIAREZZA” – IL MINISTRO DELLA CULTURA ALESSANDRO GIULI, FISCHIATO ALLA FESTA DEL "FATTO", CHIEDE ALLA FINANZA DI FARE TUTTE LE VERIFICHE NECESSARIE SUL BUBBONE CINECITTA’ MA DIFENDE MANUELA CACCIAMANI (CARA AD ARIANNA MELONI): “NON CREDO AL SUO CONFLITTO D’INTERESSI” (SOTTO LA LENTE ‘’ONE MORE PICTURES’’, SRL FONDATA DA CACCIAMANI, DALL’ESTATE DEL 2024 AD DI CINECITTÀ SPA) - SULLO SPOIL SYSTEM DI DESTRA E L'AMICHETTISMO, GIULI SBOTTA: "SIAMO LA GENERAZIONE ATREJU E CE LA VOGLIAMO GIOCARE” - NEL MIRINO DEI PM ANCHE I "PROGETTI SPECIALI": UN FIUME DI DENARO CHE IL MIC FA GESTIRE A CINECITTÀ PER I FESTIVAL MINORI. COME IL FILMING ITALY, ORGANIZZATO DA TIZIANA ROCCA… - VIDEO

Conchita Sannino per repubblica.it - Estratti

 

alessandro giuli

Due parole e una linea, forse inevitabile, sul bubbone Cinecittà. “Nessuno sconto”, scandisce il ministro della Cultura Alessandro Giuli, in relazione alle inchieste che da piazzale Clodio sfiorano anche la nuova governance .

 

“Siamo noi a voler fare chiarezza, siamo stati noi ad aver rafforzato i protocolli con la Guardia di Finanza e a loro ho detto: andate dritti. E se devo essere sincero, dovendo capire e cercare la sporcizia in casa d’altri, mi sento più libero se a casa mia è ben pulito”, ragiona il titolare del Collegio Romano, dal palco del Circo Massimo, ospite della festa del Fatto quotidiano.

 

alessandro giuli marco bellocchio alla festa del fatto

Tra i vari filoni d’inchiesta in mano alla Procura di Roma c’è infatti quello sulla posizione della amministratrice delegata degli Studios romani, Manuela Cacciamani, ritenuta vicina ad Arianna Meloni, e sui sospetti dei suoi eventuali conflitti di interessi, avendo la manager guidato, fino a poco fa, alcune società di produzione, direttamente o indirettamente in rapporti con Cinecittà.

 

“Cacciamani è una delle prime sotto osservazione, certo, e per me questo è rassicurante. La si definisce anche qui ‘nome nostro’, per chiarezza l’ha nominata il mio predecessore , ma non mi voglio nascondere, l'avrei nominata comunque . È un'ottima produttrice e un ottimo amministratore”.

 

Quindi, davvero non c’è nessun timore sui suoi potenziali conflitti di interesse? Il ministro risponde anche a margine, a Repubblica: “Ma conflitti, in che periodo? Non credo proprio ci siano problemi, ora. Anche sul pregresso, immagino e credo di no. Ma ribadisco la serenità nel fare chiarezza a vantaggio di tutti. Gli accertamenti andranno per la loro strada”.

manuela cacciamani

 

Una linea che, evidentemente - anche dopo lo scandalo degli 800mila euro erogati nel 2024 per il film fantasma di Charlie Kaufmann, il criminale che ha ucciso la sua compagna e la loro bimba a Villa Phamphilij - è stata condivisa con Palazzo Chigi.

Poi Giuli, sollecitato sullo spoil system di destra, l'amichettismo al contrario, e sulle critiche che anche da destra (Veneziani, Cardini) piovono sulla classe dirigente meloniana, sbotta: "A me non frega niente di occupare caselle, al Museo Egizio c'era un'eccellenza, Greco, e l'ho confermato. Vedo che Veneziani e altri vanno giù duro, lì ci sono anche rapporti personali sedimentati, ma ora però fateci mettere alla prova. È la generazione Atreju, sta venendo fuori. Vedo un sacco di assessori alla cultura di FdI che sono preparati , che gestiscono case editrici o scrivono. È la prima volta che sorte, potere, consenso, stanno dalla stessa parte".

 

Il ministro, all’inizio, fa lo sportivo. Sorridente, giacca di lino ecru e pochette chiara, giocando con la platea che resta freddina sul suo ingresso: “Il clima di rispetto va bene, ma qualche buu ci sta: sennò mi accusano di intelligenza col nemico”. E i buu arriveranno. “Io non ho mai usato espressioni come ‘spazzare via’, fare ‘piazza pulita’, i nostri i loro…” .

 

MANUELA CACCIAMANI AD ATREJU - FOTO LAPRESSE

La platea rumoreggia: accanto a lui, il patron di Lucky Red Andrea Occhipinti si torce un po’ sulla sedia, il regista Marco Bellocchio immobile. Ma come, gli ricordano, lei aveva detto: “Noi abbiamo tolto l’Unione sovietica da Cinecittà”. E lui, sornione: “Ma io mi riferivo alla desolazione alle lentezze, al clima di abbandono, di un regime in decadenza”. E dal pubblico: questa è una supercazzola.

 

Giuli torna serio sul tema dei film dallo scarso esito o delle produzioni che esistono solo sulla carta.

 

giorgia arianna meloni

‘’Capisco che l’unità di misura del cinema non sia la quantità, ma la qualità. E che ci debba essere una valutazione complessiva - concede - ci sono film che vanno malissimo, ma poi si riprendono sulla piattaforma. Almeno quelli sono film che hanno dato cattiva prova di sé, ma esistono. Ma poi abbiamo visto film inesistenti . Ecco, vi dico una cosa di destra: non si può giocare con i fondi pubblici”

 

Altro buu, lui va avanti: “L’erogazione del tax credit è stata straordinaria negli ultimi anni, si era arrivati dai 250 milioni fino a 690 milioni. Ma ora ci sarà un rigore implacabile nella rendicontazione. Noi cerchiamo di far buon cinema e di non scassare i fondi pubblici, dobbiamo insieme monitorare e restringere le maglie della potenziale truffa, delle furbizie, degli illeciti.

alessandro giuli 2alessandro giulilucia borgonzoni manuela cacciamani (4)manuela cacciamanialessandro giuli

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)