donald trump mojtaba khamenei iran nucleare

GLI IRANIANI, COME I CINESI E I RUSSI, HANNO IL TEMPO DALLA LORO PARTE -  È IL VANTAGGIO DEI REGIMI AUTORITARI: POSSONO PERMETTERSI LA PAZIENZA CHE ALLE DEMOCRAZIE, SCANDITE DAI CICLI ELETTORALI, NON È CONCESSA. È QUI CHE TRUMP HA SOTTOVALUTATO I PASDARAN, CREDENDO DI METTERLI IN GINOCCHIO CON QUALCHE MISSILOTTO – IL RIMPASTO DI KHAMENEI, CHE RATIFICA ALCUNE POSIZIONI GIÀ RICOPERTE SUL CAMPO E PIAZZA IL FALCO ANTI USA MOHSEN REZAEI AL CONSIGLIO SUPREMO PER LA SICUREZZA NAZIONALE. NON UN BUON SEGNALE PER LA TRATTATIVA CON GLI USA, CHE TEHERAN TIENE ANCORA IN STALLO...

1 - TEHERAN, IL RIMPASTO DI KHAMENEI

Estratto dell’articolo di F.M. per “la Repubblica”

 

il video di mojtaba khamenei senza data, pubblicato dall iran 2

Teheran rimette ordine nella sua catena di comando militare, ancora segnata dalle perdite subite nei cinque mesi di guerra con Usa e Israele. Con sei decreti separati la Guida suprema Mojtaba Khamenei ha nominato i nuovi vertici delle forze armate e dei Pasdaran, completando un rimpasto che in alcuni casi formalizza incarichi già assunti durante il conflitto.

 

Il generale Ali Abdollahi diventa capo di Stato maggiore, con Kioumars Heydari come vice. Ahmad Vahidi è promosso maggior generale e confermato comandante in capo dei Guardiani della Rivoluzione, affiancato da Mostafa Izadi. Ali Azmaei guiderà la Marina dei Pasdaran e Hossein Taeb, ex capo dell'intelligence dell'Irgc, torna alla guida della forza paramilitare Basij.

 

Mohsen Rezaei

[…]  Abdollahi, Vahidi e Azmaei ratificano di fatto posizioni già ricoperte. Più significativo il ritorno di Taeb, figura di lungo corso dell'apparato di sicurezza iraniano, che aveva già diretto la milizia dei Basij prima di passare per oltre un decennio alla guida dell'intelligence dei Pasdaran.

 

Il riassetto militare arriva a poche ore da un altro cambio ai vertici della sicurezza. Mohsen Rezaei, 71 anni, ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione durante gran parte della guerra Iran-Iraq, è stato nominato segretario del consiglio supremo per la sicurezza nazionale al posto di Mohammad Bagher Zolghadr, rimasto nell'incarico appena pochi mesi. Khamenei ha contemporaneamente indicato Rezaei come proprio rappresentante nel consiglio, mentre Zolghadr diventerà suo consigliere politico.

 

Nessuna spiegazione ufficiale per l'avvicendamento in un organo così essenziale. Il consiglio, infatti, formalmente presieduto dal presidente Masoud Pezeshkian, è l'organismo che coordina sicurezza e politica estera e nel quale siedono esponenti del governo, dei servizi e delle forze armate.

 

Mojtaba Khamenei 2

Rezaei, considerato vicino alla Guida, negli ultimi mesi ha mantenuto posizioni particolarmente rigide nei confronti degli Usa.

 

Assieme al nuovo organigramma, Teheran ha cercato di dissipare anche i dubbi sulle condizioni dello stesso Mojtaba Khamenei. Pezeshkian ha raccontato di aver trascorso quasi sette ore con la Guida discutendo di economia, sanzioni, occupazione, casa e politica estera. «Era in piena salute», ha assicurato il presidente […]. […]

 

2 - LO STRETTO GLI USA E I PALETTI DI TEHERAN PERCHÉ SLITTA L’INTESA OMAN-AYATOLLAH

Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”

 

Il compito di ripeterlo tocca quasi sempre ad Abbas Araghchi. «Ci siamo», dice il ministro degli Esteri iraniano. «È quasi fatta», «È vicinissimo». Eppure, la firma tra Teheran e Muscat sull’accordo di Hormuz continua a slittare.

 

Mohsen Rezaei

A quel tavolo gli Stati Uniti non siedono, ma la loro presenza si sente in ogni virgola.

Lo spiega ad Al Jazeera il politologo Trita Parsi, del Quincy Institute, secondo cui gli omaniti trattano per sé e per gli altri Stati del Golfo, e quindi, di fatto, anche per Washington. È da lì, sostiene Parsi, che arriverebbero gli intoppi, richieste americane a trattativa quasi conclusa, capaci di far infuriare Teheran, senza però bastare, da sole, a far saltare l’intero impianto negoziale.

 

[…] I colloqui tra Iran e Oman sulle modalità di transito nello Stretto sono sostanzialmente conclusi. Rotte, pedaggi, corridoi d’entrata e d’uscita delle navi, tutto già scritto. Ma Teheran non firma e non riapre lo Stretto finché Washington non darà garanzie di tornare seriamente al memorandum d’intesa di giugno, spiega l’esperto Ali Vaez.

 

KHAMENEI E Pezeshkian

Quel documento grazie al quale si potrebbe riaprire anche il capitolo più delicato di tutti, il nucleare, la ragione che Trump indica come origine della guerra e che oggi sembra non contare più molto. Lo stesso Araghchi conferma che l’intesa con l’Oman esiste, ma ripete, come un disco rotto, che questo «non significa la riapertura di Hormuz».

 

Il punto è semplice da scrivere, molto meno da risolvere. Finché gli Stati Uniti non diranno sì alle condizioni del regime, Hormuz resterà chiuso. E dire sì, per Trump, è una resa che pesa, perché equivarrebbe ad ammettere che mesi di bombardamenti non hanno piegato la Repubblica islamica, anzi.

 

[…]

 

murale contro donald trump a teheran

La Repubblica islamica è ben cosciente di tenere in mano l’unica vera leva di questi mesi di guerra, e non ha nessuna intenzione di lasciarla cadere prima di aver ottenuto tutto quello che chiede da tempo. Lo sblocco dei beni congelati, la fine delle sanzioni, quelli che Teheran chiama risarcimenti di guerra, garanzie contro un nuovo attacco, il ritiro delle basi e delle truppe americane dalla regione, il riconoscimento come potenza regionale a tutti gli effetti.

 

Trump continua a sostenere che l’Iran sia ormai strangolato dall’economia a pezzi, ma in realtà le cose vanno diversamente, e questa non è certo la prima guerra economica che il regime si trova ad affrontare.

 

masoud pezeshkian alla manifestazione pro regime a teheran, in iran 7

A Teheran, il portavoce degli Esteri usa una metafora, quella degli scacchi. Gli iraniani, dice, sanno giocare bene «sia con le luci accese che spente».

 

E a guardare i numeri della guerra, quella metafora suona meno spavalda del previsto.

L’esperto Vali Nasr fa notare che il conflitto non ha lasciato a Trump alcun terreno su cui rivendicare una vittoria vera, ha devastato le economie del Golfo, ha trasformato la strategia americana da scudo per gli alleati in minaccia, ha prosciugato le scorte di munizioni statunitensi con ripercussioni fino a Cina e Russia.

 

È anche per questo bilancio, più che per calcolo puro, che Teheran non sente alcuna urgenza di chiudere in fretta.

Resta così un accordo che c’è ma che può aspettare.

 

abbas araghchi

Washington vuole voltare pagina subito, Teheran vuole intascare tutto prima di firmare, e nessuna delle due parti sembra disposta a muovere per prima.

attacco all iran foto postata da donald trump su truth CALMA PRIMA DELLA TEMPESTA - LA FOTO REALIZZATA CON L INTELLIGENZA ARTIFICIALE PUBBLICATA DA DONALD TRUMP PER MINACCIARE L IRANIL REGALO DEGLI IRANIANI A TRUMPCARTELLONE CONTRO TRUMP ESPOSTO DAL REGIME IRANIANO A TEHERAN

Ultimi Dagoreport

messina milleri del vecchio lovaglio

DAGOREPORT - I GIOCHI SON (QUASI) FATTI. LA MAGGIORANZA DEGLI OTTO EREDI/AZIONISTI DI DELFIN, IN PRIMA FILA LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, AVREBBERO DECISO DI ADERIRE ALL'OPAS LANCIATA DA INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA – PUR ESSENDO LA CASSAFORTE DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, CON IL SUO 17,5% DI MPS L’AGO DELLA BILANCIA DELLA SFIDA TRA INTESA E SIENA, NON È ANCORA DETTO. SOLO VIVENDO SAPREMO SE IL PRESIDENTE DI DELFIN, FRANCESCO MILLERI, FAVOREVOLE AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SI ALLINEERÀ ALLA VOLONTÀ DEGLI OTTO EREDI? - CHE DECISIONI PRENDERÀ L’ANTITRUST? INTESA È AL VERTICE DEL RICCO MERCATO DELLE POLIZZE VITA E GENERALI SI RITROVEREBBE COME PRIMO AZIONISTA UN COMPETITOR - LA RIVINCITA DI CALTAGIRONE: E' “AL FIANCO DI INTESA PERCHÉ SPERA DI INCASSARE UN DIVIDENDO IN TERMINI DI POTERE NELLE GENERALI” – E CHISSA' COME LA PRENDERÀ LA VITTORIA DI INTESA GIORGIA MELONI CONTRARIA, PER TIMORI ELETTORALI, ALLO ‘’SPEZZATINO SENESE”?

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…