IL GOVERNO PROVA A METTERE LE MANI SULLE AUTHORITIES. MA IL PROFESSORE DI DIRITTO AMMINISTRATIVO MARCELLO CLARICH SPIEGA PERCHE’ LE AUTORITÀ PREPOSTE ALLA REGOLAZIONE DEI MERCATI DEVONO RESTARE INDIPENDENTI SIA DALL’ESECUTIVO SIA DALLE IMPRESE REGOLATE - I DUBBI SULLA LEGITTIMITÀ DELL’IPOTESI DI SCEGLIERE IL PRESIDENTE DELL’AUTORITÀ TRA UNO DEI COMPONENTI IN CARICA – IL CASO CORNELLI-FRENI IN CONSOB
Marcello Clarich per Mf – Milano Finanza
Con la recente nomina dei componenti dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) si è aperta una fase di rinnovo dei vertici di Consob, dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) e dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac).
Può essere dunque opportuno far mente locale su questo passaggio cruciale per le autorità indipendenti, apparati di nuova generazione istituiti a partire dagli anni Novanta del secolo scorso in seguito ai processi di liberalizzazione dei mercati e di privatizzazione delle imprese pubbliche.
Anzitutto, perché le autorità preposte alla regolazione dei mercati devono essere indipendenti sia dal Governo sia dalle imprese regolate? Soprattutto nel settore dei servizi a rete (energia, gas, comunicazioni elettroniche, trasporti, acqua) i regolatori svolgono il ruolo di arbitri dei mercati. Devono cioè introdurre regole necessarie per una sana concorrenza in contesti caratterizzati da fallimento del mercato, come l'accesso alle reti e ad altre infrastrutture non replicabili che costituiscono monopoli naturali.
Devono inoltre garantire la stabilità delle regole per dare certezze agli operatori in relazione a investimenti con ritorni economici di lungo periodo. L'arbitro deve essere imparziale e il ruolo non può essere affidato pertanto al governo per evitare un conflitto di interessi.
Quest'ultimo infatti ha anche la veste di azionista di imprese Enel, Eni, Autostrade per l'Italia, ecc.) che non devono godere di regimi più favorevoli rispetto ai concorrenti. Anche la stabilità della regolazione è meno garantita da attori politici (governo e parlamento) che seguono logiche di breve periodo legate al ciclo elettorale. La regolazione non può essere influenzata dalle lobby delle imprese regolate e dunque va evitato il cosiddetto rischio di "cattura" del regolatore.
Queste sono le principali ragioni a sostegno del modello delle autorità indipendenti importato in Europa sulla falsa riga delle Regulatory Agencies istituite negli Usa soprattutto a partire dagli anni Trenta del secolo scorso. L'indipendenza va garantita anzitutto con due accorgimenti.
federico freni - giancarlo giorgetti - foto lapresse
Il primo è la lunga durata in carica degli organi di vertice (di regola sette anni), che li slega dal ciclo politico-elettorale (cinque anni). Il secondo è il divieto di rinnovo dell'incarico in modo da evitare che i nominati possano aspirare a un secondo mandato assecondando i desiderata di chi potrebbe confermarli.
Per questa ragione è dubbia la legittimità dell’ipotesi di scegliere il presidente dell’autorità tra uno dei componenti in carica. Ciò comporterebbe infatti un rinnovo del mandato anche se questo fosse limitato al periodo residuo rispetto al settennato, eventualità quest'ultima non prevista dalla legge.
Sul piano operativo, il governo non può emanare direttive e indirizzi alle autorità di regolazione che hanno invece come interlocutore privilegiato il parlamento al quale devono rendere conto. Non può neppure rimuovere i nominati come ha cercato di fare, per ora senza successo, il presidente degli Usa, Donald Trump, nei confronti di Lisa CooR, componente della Fed.
Anche la collegialità dell'organo di vertice garantisce una maggior indipen-denza, anche se è criticabile la scelta operata anni fa, per ragioni di risparmio di spesa, di ridurre u numero del componenti dell’Agcm da cinque a tre che finisce per assegnare al presidente un ruolo preponderante. Cruciale è la questione delle nomine degli organi collegiali e in particolare del presidente. I metodi erano pensati per coinvolgere le forze politiche di maggioranza e di opposizione.
Per i componenti dell'Agcm la scelta è rimessa al presidente dei due rami del parlamento che, almeno in passato, non erano espressione della sola maggioranza. Per i componenti dell’Arera ilparlamento e per esso le commissioni competenti esprimono un parere vincolante adottato a maggioranza di due terzi. Di fatto la composizione dei board è avvenuta quasi sempre con attenti dosaggi. Nessuna trasparenza (bando, motivazione della scelta, ecc.) è prevista poi per le nomine che non sono neppure impugnabili davanti ai giudici amministrativi.
Al di là della procedura di nomina, fondamentale e che la scelta ricada tra figure di alta professionalità e notoria indipendenza. Le norme indicano infatti questi criteri, ma la prassi è stata nel senso di un'interpretazione blanda. Alcuni osservatori hanno anzi rilevato un progressivo scadimento qualitativo oppu-re, in alcuni casi, un inopportuna prevalenza di giuristi in organismi che trattano questioni tecniche ed economiche com-plesse. Le autorità indipendenti sono istituzioni fragili: se sminuite nei punti forti dell'indipendenza e della professionalita forse non hanno neppure ragione di esiste-re.
*Ordinario di diritto amministrativo Sapienza Università di Roma
IL CASO CONSOB
Estratti da repubblica.it
Federico Cornelli - commissario consob
“Giancarlo, io voglio Cornelli”. Quando intercetta il ministro dell’Economia nell’anticamera della sala dove di lì a poco prenderà il via il Consiglio dei ministri, Antonio Tajani tenta l’affondo contro il collega. Sostituire in corsa il nome del futuro presidente della Consob che proprio Giorgetti custodisce in una cartellina con il logo del Mef. È lì dentro che è conservata una breve nota su Federico Freni. Il profilo del sottosegretario leghista al Tesoro è quello concordato con Palazzo Chigi, a cui spetta l’indicazione in Cdm. Il bollino è di quelli che contano. L’ha messo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Ma quando tutto sembra filare liscio, ecco l’arrembaggio di Tajani. Tira fuori il nome di Federico Cornelli, uno dei cinque componenti dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari. I due si conoscono da una decina di anni. Si sono incrociati la prima volta a Bruxelles, quando il leader di FI era presidente del Parlamento europeo.
FEDERICO FRENI ALLE PRESE CON LE SALSICCE A PONTIDA
Il rapporto è andato avanti sotto traccia e ora viene rispolverato per la scelta del successore di Paolo Savona alla guida della Commissione per la società e la borsa. Il tecnico al posto del politico. Cornelli invece di Freni.
FEDERICO FRENI ALLE PRESE CON LE SALSICCE A PONTIDA
(...)
SEDE CONSOB - FOTO LAPRESSE
consob opa sts hitachi



