il ministro schillaci tasta la fronte a giorgia meloni

UN GOVERNO DA RICOVERO – GIORGIA MELONI STOPPA LA RIFORMA DEI MEDICI DI FAMIGLIA FIRMATA DAL MINISTRO SCHILLACI, CHE PREVEDE L’ASSUNZIONE DEI DOTTORI DA PARTE DEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE – COSÌ SONO A RISCHIO LE NUOVE CASE DI COMUNITÀ: AL MOMENTO APPENA IL 4% HA ATTIVATO TUTTI I SERVIZI – PESA IL “NO” ALLE NUOVE MISURE DA PARTE DEL SINDACATO DEI MEDICI, LA FIMMG, CHE CONTROLLA L’ENTE PREVIDENZIALE DELLA CATEGORIA, L'ENPAM, UNA CASSAFORTE DA 32 MILIARDI DI PATRIMONIO – TRA CHI HA AFFOSSATO LA RIFORMA CI SAREBBE ANCHE IL SOTTOSEGRETARIO-FARMACISTA DI FDI, MARCELLO GEMMATO – LA PRECISAZIONE DELL’ENPAM

Estratto dell’articolo di Paolo Russo per “La Stampa”

 

GIORGIA MELONI ORAZIO SCHILLACI

Dopo il via libera di nemmeno due mesi fa a Giorgia Meloni è bastato un faccia a faccia di una manciata di minuti per dire a Orazio Schillaci che la riforma dei medici di famiglia non s'ha da fare.

 

O almeno, non per decreto, come il ministro della Salute e il quasi compatto fronte dei governatori regionali erano intenzionati a fare per evitare di arrivare alla scadenza del 30 giugno, ultima data utile per incassare la rata finale del Pnrr, con le nuove Case di comunità prive dei medici di famiglia […]

 

medico di base

L'ultimo rapporto Agenas del marzo scorso dice che dei 1.715 maxi ambulatori aperti 7 giorni su 7, h24, il 55% è di fatto una targa affissa a una porta dietro la quale c'è il vuoto di medici e servizi, come visite specialistiche e accertamenti diagnostici di base che si dovrebbero garantire.

 

Mentre sono solo 66, meno del 4%, le strutture con tutti i servizi avviati. Così appare un miraggio arrivare a fine mese con la nuova rete di servizi territoriali funzionante.

 

MARCELLO GEMMATO GIORGIA MELONI

Una corsa contro il tempo che aveva spinto Regioni e ministro, per una volta alleati, a mettere nero su bianco la riforma dell'assistenza sanitaria territoriale poggiata su tre pilastri: l'obbligo per tutti i medici di famiglia, compresi quelli con 1.500 o più assistiti, di lavorare almeno 6 ore a settimana nelle nuove strutture;

 

una nuova remunerazione basata non più sul numero di assistiti ma su quello che effettivamente si fa, come la presa in carico dei cronici; la possibilità, considerata "residuale", di assumere nelle Case di comunità senza personale specialisti ospedalieri o gli stessi medici di famiglia, che da liberi professionisti sarebbero passati a essere dipendenti.

 

orazio schillaci (6)

Ed è questo ad aver fatto alzare subito le barricate al potente sindacato di categoria, la Fimmg, che pur rappresentando il 4,6% dei 400mila medici italiani, da sempre controlla il loro ente previdenziale, l'Enpam.

 

Una cassaforte da 32 miliardi di patrimonio che con il graduale passaggio alla dipendenza dei medici di famiglia rischierebbe di sfuggire di mano alla loro Federazione.

 

Tanto che si mormora di una telefonata del presidente dell'Ente, Alberto Oliveti, a Giorgetti, al quale sarebbe stata paventata la dismissione dei 3 miliardi di titoli di Stato sottoscritti dall'Enpam qualora il Governo avesse deciso di portare avanti la riforma invisa ai medici di famiglia.

 

Fatto è che, pur con i governatori di centrodestra compatti nel sostenerla, a boicottarla hanno cominciato a essere esponenti di spicco della stessa maggioranza: il meloniano presidente della Commissione Sanità del Senato Francesco Zaffini, l'ex capogruppo azzurro alla Camera Paolo Barelli e, da ultimo, si sussurra nei corridoi del ministero della Salute, il sottosegretario Marcello Gemmato, che avrebbe incontrato i sindacati di categoria per assicurare loro che la riforma non sarebbe passata.

 

medico di base 3

Atteggiamenti che avrebbero fatto cambiare idea anche alla Premier, spaventata dall'impatto sull'opinione pubblica di un inedito sciopero dei medici di famiglia, minacciato dai loro sindacati.

 

Anche se non manca chi, Schillaci in testa, tra gli esponenti della stessa maggioranza crede che a far perdere più consensi sarebbe arrivare a fine mese tagliando nastri davanti a scatole vuote finanziate con 2 miliardi di Pnrr, messi sul piatto per potenziare l'assistenza sul territorio e decongestionare così gli ospedali.

 

marcello gemmato giorgia meloni francesco lollobrigida al villaggio agricoltura foto lapresse

Così, rimettendo nel cassetto qualsiasi ipotesi di passaggio alla dipendenza, si è deciso ora di lavorare in fretta e furia alla nuova convenzione dei medici di base per il triennio 2025-27, magari stabilendo già nell'atto di indirizzo che fissa il perimetro del nuovo accordo il paletto delle sei ore minime di lavoro nelle Case di comunità.

 

Un piano B che rischia però di andare fuori tempo massimo, perché siglare la nuova convenzione richiederà certamente del tempo e per passare dalle parole ai fatti servirà poi sottoscrivere gli accordi regionali. [...]

 

 

 

 

 

RETTIFICA DELL’ENPAM

Alberto Oliveti

Il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti smentisce di aver mai telefonato al ministro dell’Economia  Giancarlo Giorgetti per paventare la dismissione di 3 miliardi di titolo di Stato. “L’Enpam viene rappresentato come un ente che ricatta – dichiara il presidente dell’ente di  previdenza dei medici e degli odontoiatri –. Mai ci permetteremmo un comportamento del genere,  figuriamoci nei confronti di un ministro della Repubblica”.

 

“Enpam vive della professione medica e promuove la centralità della persona e del Servizio  sanitario nazionale – continua Oliveti –. Siamo utili al nostro Paese garantendo la missione di protezione sociale che ci è stata assegnata, e continueremo a investire con raziocinio sull’Italia,  dove abbiamo un’esposizione estremamente rilevante”

DATI SUI MEDICI DI FAMIGLIA - DATAROOMmedico di base 2DATI SUI MEDICI DI FAMIGLIA - DATAROOMDATI SUI MEDICI DI FAMIGLIA - DATAROOM

Ultimi Dagoreport

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…

elly schlein giuseppe conte roberto vannacci

FLASH – IL CAMPO LARGO LITIGA ANCHE SU VANNACCI! SCHLEIN, CONTE E COMPAGNI SONO DIVISI SU COME FRONTEGGIARE LE SPARATE E I VIDEO INDECENTI DELL’EX GENERALE - C’È CHI VORREBBE DENUNCIARLO, PRENDERLO DI PETTO E INCALZARLO PER LA SUA PROPAGANDA NEO-FASCIA CONVINTO CHE VADA ARGINATO CON LE CATTIVE. MA ALTRI, TRA CUI GIUSEPPE CONTE, CHE INVECE PENSANO SIA MEGLIO LASCIARLO SCORRAZZARE LIBERO. IL RETROPENSIERO È: “PIÙ CRESCE VANNACCI, PEGGIO È PER LA MELONI” (ALMENO FINCHÉ NON SI ALLEANO)

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...