“MELONI CONDANNA LA ‘COMPLICITÀ’ FASCISTA NELLO STERMINIO NAZISTA DEGLI EBREI? GIUSTE LE SUE PAROLE” – GIORDANO BRUNO GUERRI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE DEL VITTORIALE, SPIEGA CHE I GERMI DELL'ANTISEMITISMO "C'ERANO NEL FASCISMO FIN DALL'INIZIO, PERCHÉ C'ERANO NELLA SOCIETÀ ITALIANA - LA SVOLTA FASCISTA SULLE RAZZE AVVENNE GIÀ DURANTE LA GUERRA D’ETIOPIA. MUSSOLINI SEGUÌ HITLER PER ACCOSTARSI AL MODELLO TEDESCO - IL RASTRELLAMENTO DEL GHETTO DI ROMA VIDE LA PRESENZA DI POCHI FASCISTI, IL GROSSO DEL 'LAVORO' VENNE FATTO DAI TEDESCHI, MA SOLO PERCHÉ…”
Francesco Bei per la Repubblica - Estratti
Giordano Bruno Guerri, presidente della fondazione del Vittoriale, ha dedicato al fascismo gran parte del suo lavoro di storico. Molti ebrei italiani andarono volontari in guerra, molti di questi reduci aderirono al fascismo. Ma i germi dell'antisemitismo non c'erano fin dal principio?
«C'erano nel fascismo fin dall'inizio, perché c'erano nella società italiana. Non ci dimentichiamo che la Chiesa cattolica da secoli faceva propaganda contro gli ebrei. E anche azioni: i primi ghetti li costruì la Chiesa. (...)
Il fascismo raccoglie questa vena antisemita, ma quando avviene la svolta che porta poi alle leggi razziali?
«La svolta c'è durante la guerra d'Etiopia, perché le prime disposizioni razziali sono del ‘36 quando si volevano evitare le unioni fra bianchi ed etiopi, questo primo passo fondamentale aprì la strada alle leggi contro gli ebrei. Ma all'epoca nessuno si scandalizzò particolarmente, perché quello delle "razze inferiori" era un concetto che esisteva ovunque nei paesi occidentali. Ricordiamoci che, negli Stati Uniti, fino agli anni Sessanta, la popolazione di discendenza africana era discriminata».
giorgia meloni in conferenza stampa 5
Perché avviene il "salto di qualità", dall'antisemitismo alla legislazione antiebraica vera e propria?
«Perché da un lato pesa la vicinanza a Hitler: Mussolini si voleva accostare al modello tedesco. Inoltre, e non se ne parla quasi mai, c'era anche l'elemento della lotta alla borghesia considerata troppo "molle". Mussolini vedeva che il fascismo entusiasmava i proletari, i contadini, magari gli intellettuali, ma lasciava fredda la borghesia. Per renderla più "dura", le dette quelli che chiamava i tre "pugni nello stomaco": il divieto della stretta di mano, l'obbligo del voi e - il più grave - le leggi razziali».
Gli ebrei si sentirono traditi dal regno di cui erano fedeli sudditi. Cosa accadde?
«Ci sono decine di testimonianze di questo sentimento di sgomento, cito solo "il giardino dei Finzi-Contini". Oltretutto gli ebrei italiani erano molto integrati, si erano spesso distinti nell'esercito. Galeazzo Ciano, da livornese, aveva molti conoscenti ebrei e provò a salvarli».
incontro tra Adolf Hitler e benito mussolini a Villa Gaggia feltre - il 19 luglio 1943
(...)
Nemmeno la monarchia difese i suoi sudditi ebrei, perché?
«Il re temeva le minacce di Mussolini e assecondò le leggi razziali».
Meloni condanna la "complicità" fascista nello sterminio. È la parola giusta?
«Indubbiamente: l'Italia aveva un campo di sterminio, la risiera di San Sabba, e consegnò ai tedeschi gli ebrei delle zone che controllava in Francia e Jugoslavia. Il rastrellamento del ghetto di Roma vide la presenza di pochi fascisti, il grosso del "lavoro" venne fatto dai tedeschi, ma solo perché non si fidavano fino in fondo degli italiani».
incontro tra Adolf Hitler e benito mussolini a Villa Gaggia feltre - il 19 luglio 1943
