donald trump va in pezzi

DAGOREPORT - COSA HA SPINTO TRUMP AD “ANNULLARE” LA PARTECIPAZIONE DEL SUO VICE PRESIDENTE JD VANCE ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA, MANDANDO A MONACO IL MASSIMO AVVERSARIO DEL MOVIMENTO MAGA, IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO, “COLOMBA” DEI REPUBBLICANI? - I FATTI E I FATTACCI INANELLATI DURANTE L’ULTIMO ANNO DAL TRUMPISMO SONO ARRIVATI AL PETTINE. DAL DAZISMO GLOBALE CHE HA TRAFITTO LE TASCHE DEI CONSUMATORI AMERICANI AL PIANO DI DEPORTARE I PALESTINESI TRASFORMANDO GAZA IN UN “RESORT”, DAL DELIRIO DI COMPRARE LA GROENLANDIA AL PESTAGGIO DEL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY, DALLE TRATTATIVE-FARSA CON PUTIN ALLA ROTTURA CON LA GRAN BRETAGNA, DALL'UNIONE EUROPEA "SCROCCONA" E ''PARASSITA'' ALLA SEPOLTURA DELLA NATO E DELL'ONU, GLI STATI UNITI INCOMINCIANO AD ESSERE PERCEPITI COME LA PRINCIPALE MINACCIA ALL'ORDINE GLOBALE, BEN PRIMA DELLA CINA – A NOVEMBRE LE ELEZIONI DI MIDTERM PREVEDONO TEMPI CUPI PER TRUMP…

DAGOREPORT

DONALD TRUMP JD VANCE

Qualcosa deve essere successo per spingere quell’indemoniato di Trump ad “annullare” la partecipazione del suo vice presidente JD Vance, nonostante un "invito esplicito", alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco.

 

Non solo: Vance e la moglie Usha non avrebbero dovuto scomodarsi più di tanto: si trovavano già in Europa, avendo trascorso il fine settimana in Italia per assistere alle Olimpiadi, accolti a Milano e Cortina da un ben intonato coro di fischi.

 

E’ toccato alla “colomba”, il segretario di Stato Marco Rubio, trasvolare l’Atlantico e presentarsi a Monaco con un discorso acqua e sapone, lontanissimo da quello che fu sferrato, con ghigno da gangster, da Vance lo scorso anno.

 

marco rubio frierich merz

(Tra l’altro, i due galletti non hanno mai nascosto di detestarsi: Vance, caro alla tecno-destra di Peter Thiel, in vista della scadenza del secondo e ultimo mandato di Trump, 20 gennaio 2029, alle primarie repubblicane se la vedrà proprio con Rubio, appoggiato da gran parte del partito repubblicano che ha sempre detestato il para-fascismo MAGA).

 

Basta tornare alle cronache del 2025, quando a Monaco il super falco Vance manganellò l’Unione europea, definendo i commissari di Bruxelles “comissar”, termine che sta per ‘’commissari politici sovietici’’, invitando gli europei a rispettare i loro popoli e la “democrazia”. E precisò esplicitamente che quest’ultima può benissimo fare a meno delle “grandi istituzioni che abbiamo costruito”.

 

BILATERALE MARK RUTTE - DONALD TRUMP - DAVOS - FOTO LAPRESSE

E per spiegarsi meglio, a pochi giorni dalle elezioni in Germania, Vance andò ad incontrare i dirigenti di AFD, Alternative für Deutschland, il partito in ascesa elettorale che coltiva esplicite nostalgie neo-naziste.

 

Un anno è passato e sono tanti i fatti e i fattacci che hanno fatto capire a Trump che a Monaco era meglio accantonare il “poliziotto cattivo” Vance e passare il microfono al “poliziotto buono” Rubio, che a Monaco ha gorgheggiato agli europei il suo “Vola colomba, vola”.

 

La sua principale strategia economica per “Make America Great Again”, tentando di strangolare il mondo intero a colpi di dazi, si è rivelata un boomerang che ha colpito le tasche dei consumatori degli Stati Uniti. E da un pezzo il Caligola della Casa Bianca ha iniziato una penosa marcia indietro.

 

donald trump e keir starmer

Dal piano di deportare i palestinesi trasformando Gaza in un “resort” al delirio di comprare la Groenlandia, dal pestaggio del presidente ucraino Zelensky alle trattative-farsa con Putin, dalla sepoltura dell'Onu e della NATO all'Unione Europea ''scroccona" e "parassita", gli Stati Uniti incominciano ad essere percepiti in Francia, Germania e Regno Unito come un pericolo.

 

La Russia è tuttora vista come la principale minaccia alla pace in Europa. Ma la seconda minaccia più citata sono gli Stati Uniti, ben prima della Cina. In Canada, l’America di Trump è addirittura la prima fonte di pericolo per la sicurezza nazionale.

 

jd vance alla conferenza di monaco

Il Nerone di Washington è riuscito ad alienarsi perfino la storica “relazione speciale” con la Gran Bretagna, definendo il Regno Unito non sufficientemente allineato ai suoi interessi. E’ arrivato al punto di minacciare nuovi dazi punitivi contro il governo Starmer a causa della presenza di personale militare in Groenlandia, un ostacolo per i suoi piani di acquisto dell'isola.

 

Mentre Trump ha spesso minacciato di ridurre il sostegno alla NATO, il Regno Unito ha guidato una "Coalizione dei Volonterosi" per garantire il supporto all'Ucraina in caso di ritiro statunitense.

 

Contemporaneamente il governo Starmer sta cercando di mettere da parte la Brexit e di riavvicinarsi all'Unione Europea per la difesa comune, dichiarando che "non esiste sicurezza britannica senza l'Europa".

 

DONALD TRUMP - FOTO LAPRESSE

Il prossimo 3 novembre le elezioni di Midterm rappresentano un test fondamentale per Trump. Si rinnova circa un terzo dei seggi al Senato, nello specifico 33 seggi ordinari più eventuali elezioni suppletive (come quelle già previste in Ohio e Florida per sostituire JD Vance e Marco Rubio).

 

Al momento, i Repubblicani controllano entrambi i rami del Congresso. Le elezioni di metà mandato sono storicamente difficili per il partito del Presidente, che tende a perdere seggi. I primi indicatori e sondaggi per il 2026 prevedono tempi cupi per Trump.

 

Gli ultimi sondaggi pubblicati a metà febbraio 2026 indicano un calo significativo della popolarità di “The Donald”, con un tasso di approvazione che oscilla tra il 36% e il 42% a seconda dell'istituto di rilevazione.

 

AVANCE SPETTACOLO - MEME BY EMILIANO CARLI

Il crollo del consenso ai minimi storici è attribuito a diverse, demenziali “trumpate”: le politiche da stato di polizia sull’immigrazione e gli incidenti legati agli agenti dell'ICE (come la morte di due cittadini statunitensi a Minneapolis) hanno portato all’elezione di un sindaco democratico in una roccaforte del trumpismo come Miami.

 

Il boomerang dei dazi e la crisi del mercato immobiliare hanno fatto scendere il gradimento per la gestione economica a un netto -18%, influenzata dai timori per i dazi.

 

Anche in quell’America che ha sempre visto come il fumo negli occhi il mondo dem della California e dello stato di New York, le dichiarazioni sull'acquisto della Groenlandia e il blitz militare in Venezuela sono state giudicate negativamente da una parte dell'elettorato.

 

Appuntamento al 3 novembre per vedere se il trumpismo, questa sorta di frankenstein tecno-ideologico con pulsioni autoritarie e razziste, il cui pensiero coincide solo in parte con quello della destra tradizionale, imboccherà il suo viale del tramonto.

 

RUBIO, SEGNALE ALL’EUROPA «SIAMO LEGATI, MA SI SVOLTI»

Articolo di Mara Gergolet per il “Corriere della Sera”

 

marco rubio alla conferenza sulla sicurezza di monaco

La standing ovation che chiude il discorso di Marco Rubio a Monaco, alle 9.30 del mattino, è più di un sospiro di sollievo: è il gesto liberatorio di una sala che riconosce un vecchio linguaggio, sollevata per aver evitato il peggio, o uno schiaffo.

 

Marco Rubio è venuto a dire «agli amici europei» che «il passato è finito, il futuro inevitabile, e il nostro destino insieme ci aspetta». Ma non c’è illusione. Per la stragrande maggioranza del pubblico di Monaco la frattura è consumata. Il segretario di Stato americano, il «ricucitore di Trump», è venuto a riparare i danni prodotti un anno fa da JD Vance.

 

Dice che l’America sarà sempre «figlia dell’Europa». Non ha rinnegato nulla delle politiche trumpiane — salvo la retorica. Però ha proposto una via comune per andare avanti, e tanto basta.

 

Fine della storia

EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

Rubio dice che l’Occidente si è nutrito di un’illusione dopo la caduta del Muro di Berlino: quella della «fine della storia». Nulla di più folle o in contrasto con la natura umana. E’ da qui che nascono, secondo lui, le scelte sbagliate negli ultimi trent’anni: «Abbiamo aperto i nostri confini a un’ondata incontrollata di migrazione di massa che minaccia la nostra società e la nostra cultura».

 

L’Occidente ha scelto di deindustrializzare, ha seguito una «setta climatica», mentre altri si armavano e usavano le catene di valore come mezzi d’estorsione. «Abbiamo commesso questi errori insieme».

 

Ora gli Stati Uniti con Trump vogliono correggerli. Se necessario da soli: «Ma la nostra preferenza è farlo con voi». Il motivo di tante critiche all’Europa, dice, è che «siamo profondamente preoccupati e ci sta a cuore».

 

Una sola civiltà

marco rubio jd vance giorgia meloni foto lapresse 3

«Siamo parte di una civiltà, quella occidentale — argomenta — Siamo legati gli uni agli altri dai legami più forti, da una storia comune, dalla religione, dalla lingua, dagli antenati e dai sacrifici che hanno compiuto».

 

Elenca gli eroi del suo pantheon, e metà sembrano essere italiani: Dante, Michelangelo, Da Vinci accanto a Shakespeare, i Beatles e i Rolling Stones; la Cappella Sistina accanto al Duomo di Cologna (nessun francese). E Cristoforo Colombo, l’esploratore che ha dato il via alla «colonizzazione».

 

Ricorda i suoi avi, partiti dal Piemonte e dalla penisola iberica, nella più classica success story americana. Chiede all’Europa di essere «orgogliosa» di questa storia, di abbandonare «il senso di colpa». È la versione repubblicana classica della condanna del woke, ma senza accenti estremisti.

 

marco rubio alla conferenza sulla sicurezza di monaco

Rievoca piuttosto gli spiriti di Reagan e Bush, quando fa un paragone con il 1945: anche allora l’Europa sembrava finita, mentre avanzavano «la falce e martello» e l’anticolonialismo. Ma l’Europa allora decise che il «declino non è una scelta», dando vita a una rinascita.

 

Ed è questo che Rubio invita a fare ora. Non si tratta, dice, solo di investire in armi: «Quanto spendiamo per la difesa, come utilizziamo queste risorse – sono domande importanti, ma non decisive. La domanda a cui dobbiamo rispondere è: che cosa stiamo esattamente difendendo?». Per Rubio, la civiltà. Con toni apocalittici, il mondo Maga direbbe lo stesso.

 

Le reazioni

donald trump e ursula von der leyen

A freddo, la battuta più frequente nei corridoi è stata che Rubio e Vance sono il poliziotto buono e quello cattivo. Che Rubio ha portato «vernice fresca» per coprire la crepa nel muro; che la «performance è molto migliore», ma Rubio deplora la fine dell’«imperialismo occidentale» (Gideon Rachman); che chiede agli europei il «vassallaggio felice» (Gilles Gressani).

 

Altri sono più clementi. Si nota che Trump è stato citato 4 volte, che Rubio punta alla Casa Bianca, ponendosi come pontiere tra i vecchi repubblicani e la nuova destra: e sarebbe meglio di The Donald. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel suo intervento ha ribadito l’alleanza con gli Usa, ma ha sottolineato la necessità di una «indipendenza» europea».

 

Il premier britannico Keir Starmer ha paragonato l’Europa a «un gigante addormentato» a cui serve «una maggiore autonomia» di difesa, «che non preannunci il ritiro degli Stati Uniti ma risponda alla richiesta di una maggiore condivisione degli oneri e ricrei i legami che ci hanno servito così bene».

 

EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

In altre sessioni si è notato come Rubio non abbia parlato di Ucraina, né di democrazia. Il ministro degli Esteri polacco Radek Sikorski ha ricordato che gli Usa non danno più un dollaro per la difesa di Kiev e che quindi non siano più titolati ad avere la leadership nei negoziati di pace.

jd vance marco rubio pete hegseth alla casa bianca per il liberation day

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