BELLA LAVITOLA SENZA FINI - I PM HANNO INTERROGATO GIANFRY SUI DEPUTATI CHE LO TRADIRONO PER SALVARE IL BANANA

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

C'è anche il tradimento dei deputati di «Futuro e Libertà» per salvare il governo Berlusconi, nelle carte processuali contro Valter Lavitola, arrestato nei giorni scorsi per il reato di corruzione internazionale. Un filone di indagine nato dalle dichiarazioni del senatore «pentito» Sergio De Gregorio (che aveva ammesso di aver preso soldi da Berlusconi per far cadere l'esecutivo guidato da Romano Prodi) e approfondito dai magistrati napoletani durante l'interrogatorio del leader del partito Gianfranco Fini.

L'ex presidente della Camera viene sentito come testimone il 4 aprile scorso per ricostruire la vicenda relativa alla casa di Montecarlo affittata a suo cognato e nella quale lo stesso Lavitola avrebbe avuto un ruolo da protagonista per il procacciamento e la diffusione dei documenti. Per i pubblici ministeri Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli è l'occasione di chiedere chiarimenti pure su quanto accadde alla fine del 2010.

Dichiara Fini: «Con riferimento alla suggestiva vicenda riferita alla mozione di sfiducia presentata nell'autunno 2010 e votata il 14 dicembre, posso dire che è certamente vero che alcuni deputati di "Futuro e Libertà" sottoscrittori della mozione di sfiducia non la votarono ma non conosco ragioni diverse da quelle pubblicamente addotte dagli interessati. Il ripensamento di alcuni sottoscrittori fu poi determinante per il respingimento della stessa».

La storia è nota: quella votazione a Montecitorio che doveva segnare la fine del governo Berlusconi, portò invece a una resa dei conti interna al partito di Fini visto che tre deputati furono determinanti per salvare l'esecutivo. Silvano Moffa era presente in Aula ma non rispose a nessuna delle due chiame, mentre Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini decisero di dire no alla sfiducia nonostante avessero in precedenza sostenuto la mozione. E per questo furono bollate come «vendute» al Cavaliere.

Qualche mese dopo Siliquini fu designata nel Consiglio di amministrazione delle Poste ma decise di rinunciare «in considerazione del delicato momento che vive l'attuale legislatura e delle importanti riforme avviate». In realtà il sospetto dei suoi avversari politici è che volesse un incarico di maggior rilievo. Proprio come quello ottenuto da Polidori che nel maggio 2011 fu nominata sottosegretario allo Sviluppo Economico proprio da Berlusconi e si attirò le ire degli ex compagni di partito e dei parlamentari del Pd che sottolinearono «il pegno stato pagato».

Pochi minuti dopo il voto anche Luca Barbareschi, all'epoca in Fli, accusò la Polidori di essersi schierata «perché l'hanno minacciata di farle chiudere le sue aziende». Accusa ritirata pochi mesi dopo, con tanto di scuse pubblicate a pagamento sui giornali, quando anche lui decise di lasciare il partito. E proprio di questo aveva parlato in uno dei suoi interrogatori De Gregorio.

Secondo il senatore sarebbe stato Denis Verdini, che ha sempre negato, a raccontargli di aver «mediato» l'uscita di Barbareschi grazie alla promessa di far inserire nei palinsesti della Rai alcune fiction prodotte dalla sua società «Casanova». «Falsità», ha ribadito il diretto interessato specificando di essersene andato «perché non ne potevo più di stare in un partito con persone così e comunque me ne andai nel gruppo Misto, non del Pdl».

 

 

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