1- “IL FATTO” SQUADERNA ALTRE DUE BOLLENTI PAGINE DI INTERCETTAZIONI BISIGNANESCHE 2- TELEFONATE CHE SPIEGANO BENE COME FUNZIONA L’INFORMAZIONE ECONOMICO-GIUDIZIARIA E COME SI DIVENTA, O SI RESTA, O SI TORNA DIRETTORI NELLA NOSTRA BELLA ITALIA 3- DAL “SOLE 24 ORE” DI PLATEROTI A “ITALIA OGGI” DI MAGNASCHI, PASSANDO PER “IL FOGLIO” DI GIULIANO FERRARA NESSUNO APPARE SECCATO DALLA INTRAPRENDENZA DI BISI 4- UN SIPARIETTO A PARTE LO MERITANO STEFANIA PRESTIGIACOMO E SOPRATTUTTO MARIA ELENA VALANZANO, PROTAGONISTA DI UNA FURIOSA CONVERSAZIONE CON IL PADRE PIENA DI INSULTI IN PURO NAPOLETANO A DANIELA MELCHIORRE E A MARA CARFAGNA

Malcom Pagani per "il Fatto quotidiano"

Luigi Bisignani ha iniziato la sua carriera all'agenzia Ansa. Conosce i giornali, i meccanismi, i direttori. Dal suo ufficio di Piazza Mignanelli controlla ogni giorno l'andamento dei fogli considerati essenziali e quando è il caso, e può, interviene. L'otto ottobre è uno di quei giorni. Sul più importante giornale economico nazionale, Il Sole 24 ore, a pagina 43 è uscita una notizia.

Riguarda il finanziere Gianluca Di Nardo. Di Nardo è una figura controversa, cui è capitato di patteggiare negli Usa una condanna per insider trading nella scalata del 2008 di Finmeccanica a Drs Technologies, gigante dell'industria militare americana. Secondo la Consob Usa, la Sec, Di Nardo in quel periodo, attraverso una sua società, la Corralero, acquistò quote Drs a prezzi estremamente convenienti. Accumulò profitti di cui la Sec, gli chiese poi conto due anni dopo costringendolo a una transazione monstre di tre milioni di dollari.

Di prima mattina, letto "il Sole", Di Nardo scrive a Bisignani un sms. "Sole pg 43 uscita male". A quel punto, Bisignani si attiva. E prende una strana direzione che molto spiega sulle connessioni presenti tra informazione e alta finanza. Chiama Gianni Di Giovanni, numero due della comunicazione dell'Eni, vice di Stefano Lucchini. "È stata fatta una puttanata ad uno e bisogna recuperare" gli dice. Poi chiede di colloquiare con Alessandro. Alessandro è Plateroti, vicedirettore attuale del Sole 24 ore. Se non si trova, dice Bisignani a Di Giovanni, la soluzione è pronta: "Nel caso dico a te e fai tu".

L'inseguimento tra Bisignani e l'ex vice di Gianni Riotta ha comunque successo. Di Giovanni fornisce un numero di utenza fissa. Corrisponde all'abitazione milanese di Plateroti. I due parlano e poi Bisignani riferisce il contenuto della conversazione a Di Nardo. "Il mio amico dice che non ci tornano più" e anche "che la cosa pare passi totalmente in terz'ordine". Di Nardo è soddisfatto: "Fantastico". Bisignani si proietta in avanti: "Vediamo domani, sembra che non ci sia nessuno dei grossi (giornali ndr) che faccia un cazzo". Di Nardo è grato: "Sono totalmente nelle tue mani".

VALANZANO FURIA PDL
Maria Elena Valanzano nelle intercettazioni della P4 è un nome che torna spesso. Sua sorella Benedetta, attrice, è nelle grazie del Premier Silvio Berlusconi. Maria Elena è un avvocato napoletano, assistente dell'onorevole del Pdl Alfonso Papa ora agli arresti e poi nello staff del Presidente della Regione Stefano Caldoro. A casa Valanzano, Berlusconi è un totem. Il 3 gennaio 2011 Maria Elena discute animatamente con suo padre di manovre interne al Pdl. Maria Elena parla spesso con Verdini e Cosentino ma tra un'offesa all'italiano, un condizionale sbagliato e un insulto feroce, i toni, nei confronti di molti componenti del Pdl, sono da censura.

(...) Valanzano: "E poi intanto con la Gelmini scusa...(incomprensibile)... Questi qua so nu gruppo di disperati. Nu gruppo di disperati. Perché il Presidente già c'ha in testa Alfano, come suo delfino e c'ha quest'asse, praticamente con Verdini e quindi amico di Cosentino. Quindi non ce ne frega proprio di queste cose. Perché comunque noi alla fine dobbiamo essere uniti in questa...".

Padre: "(...) Perché molto francamente queste cose mi mettono in pensiero. (...) Non vorrai che gli avrebbero detto qualche cosa. Ma io d'altronde a questo Presidente non lo capisco. Se io in tempi non sospetti gli vado a dire che lo volevano fottere e tutto quello che gli ho detto si è verificato". (...)

Poi la Valanzano si lamenta con il padre delle misure di sicurezza imposte a Berlusconi. Misure rigide che le impediscono un contatto diretto, più volte esplorato in passato. (...) "Ce l'ha sempre Gianni Letta in mano la situazione. E quindi io oggi pomeriggio l'ho chiamato perchè stava a Roma e non mi ha risposto al cellulare, perché, evidentemente, ce l'aveva la guardia del corpo. Ho chiamato in segreteria, ha detto no, no, il Presidente è in partenza in questo momento. (...) questa segreteria è diventata un'altra volta blindata che non gli hanno lasciato manco i messaggi".

Sms che peraltro la Valenzano, con venature auliche, continuerà a inviare. Quello del 14 gennaio 2011 a Berlusconi è da libro Harmony: "Sono bellissime le foto che ora guardo su Chi. Arriva la serenità che solo chi ha un animo profondamente, autenticamente perbene e buono riesce a trasferire.Tutto passa ma non il bene perché è sinonimo di bello e di armonia. Senza retorica, mio Caro Presidente, sei la vera rivoluzione di questo Paese che grazie a Te per la prima volta è diventato consapevole di se stesso. Baci con immenso bene. Maria Elena".

Parole che contrastano con gli epiteti proferiti al telefono con il padre. Nella conversazione del 3 gennaio I due proseguono etichettando la deputata Pdl Daniela Melchiorre che la Valanzano definisce: "una puttana", di Mara Carfagna: "Femmina ‘e merda" e di Papa. "Sta ancora sotto attacco. Ha detto che rischia perfino la misura cautelare (...) Perché sono dei bastardi. Quel Bocchino. Quella Carfagna che poi si è avvicinata a lui in Parlamento: guarda, quelli mi hanno fatto vedere la tua foto. Ma io ho detto che ti conoscevo. Poi mi hanno chiesto chi ti aveva candidato. Ho detto che la tua candidatura veniva da Roma. Ma poi voglio sapere na cosa e chesta. Sta femmena ‘e merda , ma com'e sa tutti sti cazzi a uno a uno(...)".

(...) Padre: "Comme se permettono?" Valanzano: "E capito e magistrati a dire: eh..., chi ti ha candidato? Da quale fonte viene la sua candidatura". Padre: "Ma chill .... E.. nu merda chil... chillo Procuratore. È nu merda".

"UN COGLIONE" ALL'AMBIENTE
Stefania Prestigiacomo e Luigi Bisignani colloquiano spesso. Con solerzia il ministro dell'Ambiente comunica a Bisi le proprie infelicità professionali. Nella conversazione del 19 ottobre 2010, parlano di Angelo Alessandri della Lega, presidente della commissione Ambiente definito "un coglione" (...) Bisignani: "Una guerra insomma" Prestigiacomo: "E per forza, il Ministro quando va in Parlamento prende sempre legnate(...)" Bisignani: "Chi è il Presidente della commissione?" Prestigiacomo: "Un coglione della Lega (...) Un coglione vero eh (...) quello che è stato commissariato in Romagna perché rubava i soldi del partito" (...).

ITALIA OGGI E SANTANCHÈ
Pierluigi Magnaschi, direttore di Italia Oggi, ha una grande passione: il cinema. Ogni domenica parte con il suo taccuino e va a recensire film. Un vezzo che non gli impedisce di covare relazioni meno sognanti, di norma improntate al realismo. Quella con Luigi Bisignani è di antica data e non si cura neanche alle feste comandate. Il 14 agosto 2010, all'ora di pranzo, Bisignani lo cerca al centralino della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

"C'È IL DIRETTORE MAGNASCHI?".
Bisignani gli chiede conto di un pezzo apparso su Italia Oggi in cui si adombrano stretti rapporti, anche sentimentali, tra Bisignani e Santanché. L'articolo inoltre insinua che dietro gli attacchi riservati dal Giornale e da Libero a Gianfranco Fini ci sia la longa manus di Bisi. Secondo Bisignani si tratta di "una cagata clamorosa" perché dice a Magnaschi, lui non sente Santanché da 4-5 mesi. Magnaschi si giustifica. Sostiene di non aver visto il pezzo "incriminato" perché si trova a Cortina d'Ampezzo e lì, il giornale da lui diretto, non è arrivato. Bisignani non si accontenta.

Stringe l'interlocutore, afferma che l'ipotesi di un suo intervento sulla linea dei quotidiani diretti da Feltri e Belpietro era stata già suggerita da un intervento di Alberto Statera e, afferma, come tutte le supposizioni dal giornalista economico de La Repubblica, era "una cagata". Bisigani intima a Magnaschi di far presente all'estensore del pezzo il suo malumore e gli dice di essersi permesso di chiamarlo in virtù dei loro antichi legami. Magnaschi è tranquillo. Lo rassicura: "Hai fatto bene". Entrambi concordano su un incontro da tenersi presto, al termine delle vacanze.

L'ANONIMO SUL FOGLIO
Dialoga sovente con Luigi Bisignani Enrico Tommaso Cucchiani, al vertice del Cda di Allianz assicurazioni. Il 24 settembre 2010, Cucchiani gli legge un articolo redatto da Fabio Dal Boni, ex editorialista de Il Foglio già a capo della comunicazione di Allianz. Nel pezzo viene esplicitato che Cucchiani avrebbe avuto un "certo peso" nella vicenda Unicredit e di come già evidenziato da un articolo del Fatto Quotidiano del 6 giugno, a firma di Giovanna Lantini, Cucchiani, uomo dai molteplici contatti da Tremonti a Tronchetti Provera, fosse tra i più fervidi collezionisti di poltrone d'Italia. Bisignani dice che l'articolo "non è male" ma che avrebbe provveduto a far risaltare il ruolo essenziale avuto da Allianz nel processo economico del Paese.

I due non dicono dove l'articolo uscirà e concordano sul risentirsi la mattina seguente. Curiosamente, poche ore dopo, sul Foglio del 25 settembre uscirà un encomiastico panegirico (non firmato) su Cucchiani intitolato: "Cucchiani, l'italo-teutonico che scruta il vertice Unicredit". Nel pezzo sono contenute intere frasi che Cucchiani aveva letto in precedenza a Bisignani. Il dubbio che l'ex giornalista Luigi Bisignani ne abbia corretto intere parti o che ne abbia eterodiretto i contenuti, è più di un sospetto. Puntualmente, alle 8.53 del 25 settembre i due parlano tra loro.

Bisignani: "Eccoci".
Cucchiani: "Caro, non l'ho ancora letto perché sono...sono vincolato". Bisignani: "No, no,no, no, va bene". (...) Cucchiani: "Senti, poi ieri ho finito tardissimo e niente, volevo ringraziarti per i consigli e dirti...e dirti che apprezzo molto l'amicizia".
Bisignani: "E quella è la cosa più importante"
Cucchiani: "E beh, insomma, di gran lunga..." (...)

 

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