donald trump pilota aereo caccia iran bombe usa

IN IRAN TRUMP NON PUÒ VINCERE, AL MASSIMO PUÒ PAREGGIARE – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “BLOCCANDO LO STRETTO DI HORMUZ, TEHERAN NON FERMA CERTO LA MACCHINA MILITARE ISRAELO-AMERICANA MA METTE IN GINOCCHIO L'ECONOMIA REGIONALE E MONDIALE. IL SUPER SANZIONATO IRAN HA POCO DA PERDERE; VENDE A UN PREZZO PIÙ ALTO QUEL POCO DI PETROLIO CHE FA PASSARE, DESTINAZIONE CINA. HORMUZ CHIUSO GLI BASTA E AVANZA PER AVERE LA MEGLIO NELLA PROVA DI FORZA CON WASHINGTON. TRUMP DEVE PENSARE A COME SALVARE IL SALVABILE, RINUNCIANDO AL CAMBIO DI REGIME A TEHERAN. PERMETTEREBBE A DONALD DI CANTAR VITTORIA E SALVARE LA FACCIA, AI PAESI DEL GOLFO E ALL'ECONOMIA MONDIALE (E AMERICANA) DI LIMITARE I DANNI IMMEDIATI…”

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”

 

donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran

Chi di idrocarburi ferisce, di idrocarburi perisce. Con fervore quasi religioso, Donald Trump ha fatto dei combustibili fossili un punto cardinale di politica estera, vedi Venezuela, non solo energetica.

 

Ma la sua "guerra di scelta" scivola proprio sul petrolio del Golfo regalando un'improbabile vittoria al regime di Teheran. Che, per degradato che sia da 11 miliardi di dollari riversatigli addosso in missili e munizioni, bloccando lo Stretto di Hormuz va alla giugulare del confronto geopolitico - la navigazione da e per il Golfo. Così facendo non ferma certo la macchina militare israelo-americana ma mette in ginocchio l'economia regionale e mondiale.

 

nave cargo colpita nello stretto di hormuz

 Il super sanzionato Iran ha poco da perdere; vende a un prezzo più alto quel poco di petrolio che fa passare, destinazione Cina. Hormuz chiuso gli basta e avanza per avere la meglio nella prova di forza con Washington.

 

Se, come sembra, Trump si sta preparando a un intervento marittimo per assicurare il passaggio dello Stretto, inviandovi navi e 5000 marines, la guerra è alla vigilia di una nuova escalation in una dimensione in cui la superiorità militare statunitense potrebbe trovare un contrasto asimmetrico da parte di Teheran. Dai cieli di Trump e Netanyahu la sfida si sposterebbe sulle acque di Khamenei. Era quanto Donald diceva di voler evitare. E che non aveva messo in conto. Ma, per il petrolio, questo ed altro.

 

Ad appena due settimane dall'inizio di "Furia epica", la risposta iraniana, pressoché fallimentare nei tentativi di colpire obiettivi americani o israeliani, totalmente inefficace nel difendersi, ha trovato dove giungere a segno con effetti letali: nel traffico marittimo di un quinto del fabbisogno energetico quotidiano mondiale;

 

STEFANO STEFANINI

nel commercio di generi importanti come l'urea, il cui prezzo è salito del 16% e presto si rifletterà in quello della produzione agricola che fertilizza; nella corsa a chiudere ambasciate e a rimpatriare connazionali dal Medio Oriente; nel trasporto aereo con decine di migliaia di voli cancellati e l'incognita di quando potranno riprendere - alcune cancellazioni di scalo si spingono addirittura a fine anno.

 

Eccesso di prudenza? Forse. I Paesi del Golfo accusano il colpo senza poter fare molto per attutirlo. Riescono a mitigare - non ad eliminare - i danni alle infrastrutture ma non i gravi disagi e l'effetto fuga: chi vuole oggi trovarsi a Doha o Kuwait City?

 

meme sul cartonato di mojtaba khamenei a teheran

All'Iran non c'è voluto molto: qualche centinaio di droni sparsi dall'Oman fino alla Turchia e all'Azerbaijan. E soprattutto la "minaccia" su Hormuz. Con mine? Forse, ma non c'è neanche bisogno di metterle. Chi si azzarda a passare? Centinaia di navi sono praticamente ferme da una parte o dall'altra del collo di bottiglia.

 

Questo scenario, abbondantemente previsto, e ben preparato dalle guardie rivoluzionarie, che aveva sempre trattenuto gli americani dall'entrare in guerra con l'Iran - e li aveva fatti intervenire per trattenere Israele dal farla, fatta eccezione per le operazioni, limitate e chirurgiche dell'anno scorso.

 

[…]

 

Europa, Asia e Africa sono alle prese con una potenziale crisi energetica – di approvvigionamenti e di costi – più la guerra prosegue, sempre meno potenziale. Donald Trump deve pensare a come salvare il salvabile - dopo tutto la vittoria militare è indiscutibile. Ha due strade aperte.

 

TRUMP PASDARAN IRAN

La prima è di mettere subito e rapidamente fine all'intervento militare capitalizzando sui risultati ottenuti, non lontani forse da quelli enunciati da Dipartimento di Stato: programma, nucleare, missili, espansionismo regionale. Questo significa però rinunciare agli obiettivi più ambiziosi, e minacciosi, enunciati ad intermittenza dal Presidente. Niente cambio di regime a Teheran.

 

Questo lascerà tristemente a bocca asciutta, e profondamente delusi, quei due terzi e più della nazione iraniana che speravano che la guerra di Trump li avrebbe liberati dalla tirannia degli ayatollah. Non era scritto.

 

mine marine utilizzate dall iran nello stretto di hormuz

Ma permetterebbe a Donald di cantar vittoria e salvare la faccia, ai Paesi del Golfo e all'economia mondiale (e americana) di limitare i danni immediati e avviare la normalizzazione. Più presto comincia meglio ci si mette mano.

 

La seconda sta nel raccogliere la sfida di Khamenei junior - o chi lo sostituisca, se veramente ferito e/o menomato, tanto qui si ha a che fare con un regime non con una personalità individuale, nozione che forse sfugge all'attuale inquilino della Casa Bianca. Sta, essenzialmente, nel riaprire alla navigazione lo Stretto di Hormuz.

 

Non sarebbe la fine della resistenza degli ayatollah e delle guardie rivoluzionarie ma gli toglierebbe l'arma principale di cui dispongono. Questo, a ieri, l'orientamento di Presidente e Pentagono. A tal fine servono altre navi in teatro, servono i marines.

 

MEME SU DONALD TRUMP E L IRAN

Non averci pensato conferma l'improvvisazione strategica di Furia Epica. Che, a Hormuz, farebbe un salto d'impegno e rischio, passando dalla relativamente sicura guerra dal cielo a una missione marittima dai contorni indefiniti. Sarebbe la "missione strisciante" ("mission creep") che Donald aveva promesso: "mai più". Non l'unica, e non l'ultima, promessa non mantenuta ai suoi elettori, all'America e al mondo.

mojtaba khamenei

Ultimi Dagoreport

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....