IN SOCCORSO DELLA MELONI ARRIVA…DESCALZI – DEI 130 MILIONI NECESSARI A COPRIRE L’ULTIMA PROROGA DELLO SCONTO SULLE ACCISE, SI FARÀ CARICO L’ENI E, FORSE, ENEL, EDISON, A2A ED HERA – IERI LA DUCETTA AVREBBE TELEFONATO ALL’AD DEL "CANE A SEI ZAMPE" PER CHIEDERGLI DI SBROGLIARLE LA GRANA – PER ORA SI TRATTA DI ANTICIPI SULLE IMPOSTE GIÀ DOVUTE, MA È IL PRELUDIO AL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ CHE SARÀ RICHIESTO ALLE IMPRESE IN AUTUNNO – IL PROBLEMA PER GIORGIA MELONI È CHE LA TASSA SUGLI EXTRAPROFITTI SPACCHEREBBE LA MAGGIORANZA (LA LEGA È FAVOREVOLE, FORZA ITALIA)
Sui carburanti Meloni chiama Descalzi In autunno il contributo di tutto il settore
Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “La Stampa”
Mentre ieri mattina Antonio Tajani rispolverava l'Unione sovietica per dire no ad una tassa sugli extraprofitti energetici, fra Palazzo Chigi, Tesoro e i piani alti dell'Eni i telefoni squillavano.
Giorgia Meloni, con un piede già in campagna elettorale, aveva un problema urgente da risolvere: la copertura finanziaria dell'ennesimo - e forse ultimo - decreto di sconto generalizzato sulle accise di benzina e diesel fino al 5 settembre.
La premier voleva un segnale politico da dare agli italiani grazie ai grandi gruppi controllati dallo Stato, ma trattandosi di società quotate occorreva muoversi con cautela. E così quando a mercati chiusi […] viene diffusa la prima bozza della norma, ne sono al corrente ancora in pochi: di quei 130 milioni necessari a ridurre il costo di benzina e diesel si farà certamente carico l'Eni di Claudio Descalzi, forse l'Enel di Flavio Cattaneo e gli altri gruppi con più di venti miliardi di fatturato, oltre alle due, Edison, A2A ed Hera.
CLAUDIO DESCALZI E GIORGIA MELONI
A tarda sera i contorni della norma erano ancora incerti e la trattativa in corso. La copertura necessaria non è enorme, e in ogni caso si tratta di anticipi su imposte comunque dovute sui dividendi in alcuni casi - è quello di Eni ed Enel - già distribuiti.
Ma è il primo tempo della strategia decisa per l'autunno dopo il no della Commissione europea ad una tassa comune: il governo chiederà un contributo di solidarietà straordinario e concordato al settore.
[…] La Finanziaria per il 2027 - l'ultima della legislatura - sarà sostenuta in buona parte da prestiti europei concessi per ridurre il costo delle bollette a famiglie e imprese, ma occorrerà rispettare le regole di ingaggio della Commissione europea e non potranno essere utilizzati per altro. E poiché Meloni e il ministro Giancarlo Giorgetti nel 2027 sono decisi a uscire dalla procedura di infrazione fallita quest'anno, i fondi necessari non potranno arrivare da nuovo deficit.
La premier non vuole ritrovarsi nel pantano del 2022, quando Mario Draghi - a causa di una norma scritta male - rimediò una brutta figura dopo aver promesso più di dieci miliardi di gettito da una tassa del 25 per cento sugli extraprofitti. Non è solo un problema tecnico, peraltro superabile se la norma fosse scritta bene come si è fatto altrove.
In Gran Bretagna ad esempio: nella patria della Thatcher una tassa ad hoc esiste sin dal 2022. Anzi ne esistono due: una pesa sui gruppi elettrici, una seconda su chi estrae petrolio, e la varò l'allora governo conservatore di Rishi Sunak. Il problema per Meloni è un altro: la tassa sugli extraprofitti spaccherebbe la maggioranza prima ancora di iniziare la trattativa sulla legge di Bilancio. La Lega è più che favorevole, Forza Italia no, e i due alleati non nascondono di pensarla diversamente.
giorgia meloni - cinquanta sfumature di greggio - meme by emiliano carli
Claudio Borghi, uno dei pochi fedeli del traballante leader leghista, parla di banche ma la polemica è nel frattempo già allargata ai gruppi energetici: «Ricordo al ministro Tajani che anche le accise sono imposte: la scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto duecento miliardi di utili in pochissimi anni.
L'alternativa è stracciare il Patto di stabilità della compagna di partito di Tajani - la signora Ursula von der Leyen - e fare più deficit. O si fa più deficit e si mandano a quel paese le regole che Tajani ama, o si tassano i cittadini con le accise, o si tassano gli enormi e anomali profitti delle banche».
giorgia meloni contro le accise su benzina e diesel nel 2019 3
La decisione di chiedere l'immediata collaborazione (per ora) del numero uno di Eni Claudio Descalzi è ciò che evita alla premier l'inizio di una danza macabra attorno all'anniversario del 4 settembre, quello che sancirà il record di durata del governo più longevo del Dopoguerra. Meloni vuole evitare le discussioni infinite degli ultimi autunni su quanto fosse opportuno chiedere alle banche.
Per questo sceglie in anticipo di fare suo il metodo Tajani sperimentato con l'Associazione delle banche, ovvero costringere le grandi aziende al tavolo e concordare una soluzione percorribile.
GIORGIA MELONI E LE ACCISE - VIGNETTA BY LELE CORVI - IL GIORNALONE - LA STAMPA
«Vista la difficoltà a definire cosa sia effettivamente extraprofitto direi che è meglio parlare di contributo straordinario», spiega Marco Osnato, responsabile di Fratelli d'Italia per le questioni economiche e presidente della commissione Bilancio della Camera.
L'ulteriore contributo arriverà con la legge di Bilancio, e dovrà garantire almeno un miliardo di euro di coperture. La parte più difficile sarà convincere il mondo dell'energia a pagare dazio per la seconda volta in pochi mesi: il decreto bollette di febbraio ha già imposto un aumento dell'aliquota ordinaria dell'Imposta regionale sulle attività produttive dal 3,9 al 5,9 per cento. Ora il governo vuole di più.


