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''I VOSTRI SOLDATI TORNERANNO IN BARE DI LEGNO'' - QUESTA LA RISPOSTA DEL GOVERNO ASSAD ALL'ARABIA SAUDITA, CHE VUOLE INVIARE SOLDATI IN SIRIA PER COMBATTERE A FIANCO DEI RIBELLI, BOMBARDATI DALLA RUSSIA AD ALEPPO - L'ATTACCO HA SCATENATO UNA NUOVA CRISI UMANITARIA: IN DECINE DI MIGLIAIA FUGGONO VERSO LA TURCHIA, CHE CHIUDE LE FRONTIERE

SALMAN RE ARABIA SAUDITASALMAN RE ARABIA SAUDITA

 

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1.SIRIA: FORZE CURDE SOSTENGONO L'OFFENSIVA LEALISTA NEL NORD

 (ANSA) - Le forze curdo-siriane avanzano nel nord del Paese a sostegno dell'offensiva lealista già supportata da Iran, Russia e dagli Hezbollah libanesi. Fonti dal terreno riferiscono che nelle ultime ore le milizie curde Ypg si sono avvicinate all'aeroporto militare di Managh, a nord di Aleppo e minacciano di conquistare lo scalo aereo difeso da ribelli sostenuti da Turchia e Arabia Saudita.

 

 

2.DAMASCO A RIAD, VOSTRI SOLDATI FINIRANNO NELLE BARE - DOPO PREANNUNCIATO INVIO DI TRUPPE SAUDITE IN TERRITORIO SIRIA

Lorenzo Trombetta per l'ANSA

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Si alzano i toni tra la Siria e l'Arabia Saudita dopo che quest'ultima ha ipotizzato l'invio di sue truppe di terra sul suolo siriano per "combattere contro l'Isis". "I soldati stranieri torneranno a casa nelle bare", ha minacciato oggi il ministro degli esteri di Damasco, Walid al Muallim. Un ulteriore segnale del fatto che il fallimento dei colloqui di pace a Ginevra sta portando ad un inasprimento del conflitto in Siria ma anche in tutto il Medio Oriente. Ciò mentre prosegue l'esodo di decine di migliaia di civili nel nord del Paese verso il confine turco, di fatto chiuso negli unici due valichi rimasti sotto il controllo delle forze di opposizione.

 

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Nelle ultime 72 ore i raid russi a sostegno dell'offensiva governativa e gli estesi combattimenti in tutta la regione di Aleppo hanno costretto alla fuga gli abitanti di molte località dell'area. Fonti turche parlano di 30-35mila persone ammassate nei pressi della frontiera nella speranza che venga riaperta e che sia loro concesso di attraversarla. Il ministro degli esteri di Damasco ha oggi parlato in una conferenza stampa trasmessa in diretta tv, prima ampia reazione ufficiale del regime alla decisione dell'Onu di sospendere i colloqui - in realtà mai iniziati - tra governo e opposizione a Ginevra.

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Muallim ha commentato con durezza le dichiarazioni di Riad circa la possibilità di inviare un contingente in Siria nel quadro degli sforzi internazionali di contrasto ai jihadisti dello Stato islamico. "Ogni attacco al territorio siriano senza il consenso del governo sarà considerato un atto di aggressione e ci si comporterà di conseguenza", ha detto il ministro, aggiungendo che "i militari stranieri torneranno a casa dentro a delle bare". Nel conflitto siriano soldati di eserciti regolari stranieri sono presenti da tempo.

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A fianco delle forze governative di Bashar al Assad vi sono i Pasdaran iraniani e un contingente russo (a supporto dell'aviazione di Mosca) oltre che, dal 2012, gli Hezbollah libanesi - milizia sciita filo-iraniana - e vari altri gruppi armati sciiti iracheni e di altre nazionalità il cui intervento si è dimostrato a volte determinante. Il variegato fronte delle opposizioni è invece caratterizzato da un ampio spettro di milizie, sostenute a vari livelli da Turchia, Arabia Saudita, Stati Uniti e Qatar.

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Oltre che dai fondamentalisti islamici della Jabhat an Nusra. Tutte queste formazioni si dichiarano comunque nemiche dell'Isis. D'altra parte la "lotta contro l'Isis" è evocata dai vari "attori regionali" come motivazione della loro presenza militare in Siria. Sempre il tema della "guerra all'Isis" è stato ricordato da Riad e Ankara nei giorni scorsi per giustificare la possibilità di inviare truppe di terra in Siria.

 

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Nelle settimane scorse proprio l'Arabia Saudita aveva annunciato la creazione di una "coalizione anti-Isis dei Paesi islamici", affermando di poter formare un contingente di 150mila unità. Il progetto per ora sembrava rimasto sulla carta. Ma il canale in arabo della Cnn ha oggi diffuso notizie, non confermate ufficialmente, della disponibilità immediata della Giordania e della Malaisia a partecipare alla fase di addestramento di questa nuova forza. Il centro di comando - secondo le fonti - sarà in Arabia Saudita e la direzione sarà congiunta tra Riad e Ankara.

 

 

3.L’ASSEDIO DI ALEPPO PROVOCA UNA NUOVA CRISI UMANITARIA

Bernard Guetta per France Inter

Traduzione di Andrea Sparacino per www.internazionale.it

 

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I ribelli siriani sono vicini alla sconfitta. Martoriata dalle bombe russe, la roccaforte di Aleppo, seconda città del paese, sarà presto accerchiata dalle truppe del regime di Bashar al Assad, che si preparano a prenderla d’assedio.

 

L’unica speranza rimasta ai ribelli è che la Turchia, l’Arabia Saudita o entrambe consegnino i missili terra-aria che permetterebbero di resistere all’aviazione russa e a un lungo assedio, o che la loro tragedia commuova il mondo che oggi si gira dall’altra parte per non vedere. Nel frattempo le donne, i bambini e i vecchi fuggono finché sono in tempo. Questa settimana circa trentamila persone si sono ammassate alla frontiera turca, che resta chiusa perché la Turchia ospita già 2,7 milioni di rifugiati siriani.

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Quando la frontiera sarà riaperta avremo un nuovo esodo flusso di rifugiati in fuga – non solo dai jihadisti dello Stato islamico (Is) ma anche dai bombardamenti russi – che cercheranno di raggiungere l’Europa rischiando la vita, mettendo ulteriormente alla prova l’unità europea. In questo momento, sulle due rive del Mediterraneo si sta delineando uno scenario catastrofico perché nessuno vuole e può fermare la Russia, che non vuole un compromesso sulla Siria ma la vittoria militare per sé e il suo alleato di Damasco.

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Gli europei sono troppo divisi dalla crisi, troppo occupati in altre faccende e troppo impotenti dal punto di vista militare

 

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La Russia vuole dimostrare di essere ritornata una potenza assoluta e che i suoi alleati possono contare sulla sua forza. Una dittatura tende la mano a un’altra. In questo modo Mosca si afferma sulla scena internazionale, e niente sembra poter ostacolare il suo piano.

 

Fatta eccezione per gli attacchi aerei contro l’Is, gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di rimettere piede in Medio Oriente. Washington non crede che sia nel suo interesse tentare di creare un equilibrio nella regione, mentre gli europei, pur minacciati dal dramma dei rifugiati e dai terroristi, sono troppo divisi dalla crisi, troppo occupati in altre faccende e troppo impotenti dal punto di vista militare per reagire insieme.

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La Russia, insomma, ha le mani libere. Il Cremlino ricorre alle bombe come aveva fatto in Cecenia, ovvero senza alcuna pietà. La differenza è che la Siria non è una repubblica della Federazione russa ma un paese di una regione lontana e divisa tra una minoranza sciita e una maggioranza sunnita e tra l’Iran e l’Arabia Saudita, che la utilizzano come terreno di scontro per alleanze interposte.

il governo siriano bombarda aleppoil governo siriano bombarda aleppo

 

Il regime di Damasco non ha altre truppe da impiegare se non quelle fornite dall’Iran. Senza un compromesso regionale siamo condannati ad assistere a una lunga guerra che rafforzerà l’Is e in cui la Russia potrebbe presto impantanarsi in un momento in cui le sue finanze sono al tracollo.

 

rifugiati siriani in libanorifugiati siriani in libano

Forse le potenze coinvolte in questo conflitto ritroveranno il buon senso, magari in occasione del prossimo appuntamento, l’11 febbraio a Monaco. Potrebbe accadere, ma le prospettive in questo momento sono pessime.

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