L’HARAKIRI DELLA GAUCHE: IN FRANCIA LA SINISTRA STA FACENDO DI TUTTO PER CONSEGNARE LA VITTORIA A MARINE LE PEN, CHE OGGI VINCEREBBE AL SECONDO TURNO CONTRO QUALSIASI CANDIDATO – IERI A PARIGI C'È STATO IL PRIMO DIBATTITO PRESIDENZIALE, CON LA ZARINA SOVRANISTA DEL "RASSEMBLEMENT NATIONAL" NEL RUOLO DELLA GRANDE FAVORITA E IL LABIRINTO DI CANDIDATI A SINISTRA: DA MELENCHON IL ROSSO AL SOCIALISTA MODERATO GLUCKSMANN (I DUE NON SI SONO NEANCHE STRETTI LA MANO) FINO AI CENTRISTI PHILIPPE E ATTAL. LE PEN LI SBARAGLIEREBBE TUTTI SE SI VOTASSE OGGI. PER BATTERLA CI VUOLE UN PROFILO IN GRADO DI UNIRE MACRONIANI E GAUCHE: L’IPOTESI HOLLANDE…
Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera” - Estratti
PARIGI DIBATTITO ELEZIONI PRESIDENZIALI FRANCIA
François Hollande ieri non era sul palco, ma il presidente emerito notoriamente accompagnato da acquazzoni epocali è stato subito evocato, appena sul campo centrale del Roland Garros ha cominciato a diluviare. «Hollande non c’è, eppure piove», ha scherzato l’ex primo ministro e macronista pentito Édouard Philippe, giocando come sua abitudine la carta della disinvoltura e dello humour.
Questo in fondo era quello che ci si aspettava ieri, nel primo importante dibattito della campagna elettorale francese, organizzato dal Medef (la Confindustria francese) nel campo Philippe-Chatrier del Roland Garros: testare lo stato di forma dei candidati, vedere all’opera le loro personalità, verificare quanto ci credono e quanto sono pronti alla battaglia, anche e soprattutto da un punto di vista psicologico, quando ancora le alleanze e i programmi sono ben lontani dall’essere perfezionati, a otto mesi dal voto per l’Eliseo.
Al posto di Sinner e Alcaraz hanno giocato — in ordine di peso nell’ultimo sondaggio Ifop/Lci — Marine Le Pen (estrema destra), Édouard Philippe (centro), Jean-Luc Mélenchon (estrema sinistra), Gabriel Attal (centro), Raphaël Glucksmann (sinistra moderata), Bruno Retailleau (destra) e Marine Tondelier (ecologista).
La leader del Rassemblement national è data largamente in testa al primo turno, intorno al 35% dei voti, cioè più o meno il doppio di chiunque arriverà secondo. E soprattutto, se si votasse questa domenica, Marine Le Pen vincerebbe anche il ballottaggio, contro qualsiasi sfidante (Philippe, Mélenchon, Attal, Glucksmann, non importa), e conquisterebbe finalmente l’Eliseo, al quarto tentativo della sua vita.
Di fronte alla platea di imprenditori, Marine Le Pen ha ribadito di voler tornare alle pensioni a 62 anni (la riforma Macron ora sospesa le ha portate a 64 anni), ha suggerito di trovare i soldi risparmiando sull’immigrazione e le contribuzioni all’Unione europea, ma soprattutto ha fatto valere il suo ruolo di grande favorita.
PARIGI DIBATTITO ELEZIONI PRESIDENZIALI FRANCIA
A 58 anni, dopo decenni di battaglie politiche che hanno portato il Rassemblement national da 1 a 122 deputati all’Assemblée nationale, «MLP» non gioca più da outsider e ostenta la sicurezza della veterana. Sono lontani i tempi in cui un giovane e insolente Emmanuel Macron, nel duello cruciale del 2017, poteva umiliarla in diretta tv — «Madame Le Pen, si sta confondendo con i foglietti» —. La Marine Le Pen di oggi, superato prima dell’estate l’ultimo scoglio giudiziario, nella saletta di attesa scherza amabilmente con i colleghi, prima di affrontare le questioni economiche senza esitazioni. Altro che «demonizzazione dell’estrema destra»: grandi sorrisi e complicità con tutti, anche con il gran rivale e collega antisistema Jean-Luc Mélenchon.
Chi sembra meno scafato nel gioco con gli avversari è Raphaël Glucksmann, che a ottobre dovrà sottoporsi alle primarie dell’area socialista e che è forse più abituato alle battaglie al Parlamento europeo che alle ipocrisie della politica parigina. Quando Mélenchon entra nella stanza pre-dibattito, i due avversari irriducibili della gauche evitano di parlarsi e di stringersi la mano.
Una volta saliti tutti sul palco, Édouard Philippe si mette comodo sulla poltrona, e si muove e parla come nel salotto di casa, mentre Glucksmann nei primi minuti si controlla nervosamente il nodo della cravatta. Questa sarà una delle chiavi della campagna: vedere se l’aria da bravo ragazzo di Glucksmann gli nuocerà, o se invece proprio la sua differenza rispetto ai consumati squali della politica finirà per aiutarlo a conquistare gli elettori.
Francois Hollande 22
Raphael Glucksmann
Raphael Glucksmann
Marine Le Pen 2

