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IL PAESE DEI DOSSIERINI – LA COMMISSIONE ANTIMAFIA GUIDATA DALLA MELONIANA CHIARA COLOSIMO METTE NERO SU BIANCO LE “RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALI” DELL’EX PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA, CAFIERO DE RAHO, OGGI DEPUTATO DEL M5S: SAREBBE STATO “PIENAMENTE CONSAPEVOLE” DEGLI ACCESSI IRREGOLARI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E DELLA COSTRUZIONE DI UNA “ZONA FRANCA” ALL’INTERNO DELLA DIREZIONE, POI SMANTELLATA CON L’ARRIVO DI GIOVANNI MELILLO – LA BOZZA IPOTIZZA ANCHE CHE ALCUNI GIORNALISTI (IN PARTICOLARE DI “DOMANI”) ABBIANO “ISTIGATO” STRIANO AD ACCEDERE ILLECITAMENTE ALLE BANCHE DATI, SOLLECITANDO INFORMAZIONI MIRATE PER LA PUBBLICAZIONE DI ARTICOLI ORIENTATI CONTRO UNA PRECISA AREA POLITICA. OVVERO CONTRO LA LEGA, E MATTEO RENZI…

1 - DOSSIERAGGI, L'ANTIMAFIA "SISTEMA PREOCCUPANTE" OPPOSIZIONI ALL'ATTACCO

Estratto dell’articolo di Gabriella Cerami per “la Repubblica”

 

CHIARA COLOSIMO - FOTO LAPRESSE

Le «responsabilità istituzionali» dell'ex procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, «un protagonista pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio, delle vulnerabilità del sistema e dei vantaggi operativi che tali vulnerabilità garantivano».

 

Gli errori della procura di Roma che avrebbe «violato le regole minime di prudenza e di tutela del segreto investigativo rendendo nota a tutti, e soprattutto a Striano, l'esistenza di un procedimento penale».

 

GLI INCONTRI DI PASQUALE STRIANO CON ALTRI INDAGATI

Le colpe dell'allora procuratore aggiunto, Giovani Russo, che aveva «la possibilità di impedire i fatti» e invece si «è sottratto alla responsabilità». L'allora comandante generale della Guardia di finanza, Giuseppe Zafarana, che avrebbe messo in atto una «divaricazione difficilmente accettabile tra il livello di responsabilità e la concreta azione svolte».

 

Infine un attacco – «inaccettabile» dicono le opposizioni che contestano tutto il documento– alla stampa, sostenendo che le inchieste fossero dirette verso un partito. E non, come invece è successo, verso il potere. E poi un capitolo è dedicato all'ex premier Matteo Renzi e viene ricostruito «un sistema di accessi reiterati e non giustificati, idoneo a produrre un flusso informativo improprio».

 

CAFIERO DE RAHO

Sono alcuni passaggi della relazione illustrata ieri in ufficio di presidenza della commissione Antimafia dalla presidente Chiara Colosimo (FdI) sul caso dell'ex finanziere Pasquale Striano e la relativa vicenda dei dossieraggi su vip e politici che rappresentano, si legge, «un vero e proprio sistema», e delineano una serie di gravi anomalie.

 

Il cambio di passo è arrivato, secondo il documento, con l'approdo alla Dna di Giovanni Melillo. […] Inoltre nelle 187 pagine viene sottolineato che si è davanti a «uno scenario particolarmente inquietante», una «vera e propria patologia, dei meccanismi di accesso e controllo ai sistemi informativi e alle banche dati coinvolte, ma soprattutto di opacità istituzionale».

 

Adesso i commissari avranno quindici giorni di tempo per esaminare il testo che verrà riportato in ufficio di presidenza per essere discusso e poi successivamente votato. […]

 

NICOLA GRATTERI E GIOVANNI MELILLO

I partiti di governo attaccano Federico Cafiero De Raho, deputato M5S, membro della commissione ed ex procuratore nazionale antimafia, perché a lui verrebbero imputate responsabilità sulla vicenda.

 

«È una macchinazione ai miei danni, molto grave. Gli accessi di Striano sulla maggioranza sono avvenuti quando io ero andato via da mesi dalla Direzione nazionale antimafia», si difende l'esponente del partito di Giuseppe Conte. Ma Forza Italia e Lega insistono. […]

 

2 - ANTIMAFIA CONTRO DE RAHO “COMPLICE DI STRIANO” DOSSIERAGGI SOTTO ACCUSA

Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano per “la Stampa”

 

GAETANO PECORARO INTERVISTA PASQUALE STRIANO - LE IENE 2

[…] la ricostruzione della esponente di FdI che La Stampa ha potuto visionare, gli accessi illeciti alle banche dati non si sarebbero innestati su una falla occasionale, bensì su un assetto strutturalmente «disfunzionale», nel quale controlli selettivi, omissioni e protezioni avrebbero creato un perimetro sicuro.

 

Un perimetro dentro il quale l'informazione sensibile diventava materiale maneggiabile, accumulabile, spendibile. I numeri servono a dare la misura della voragine del cosiddetto caso dossieraggi: 648 gigabyte di dati scaricati, decine di migliaia di ricerche, centinaia di migliaia di file acquisiti. Una mole che, per la relazione, esclude la possibilità di una condotta solitaria e chiama in causa livelli superiori.

 

Antonio Laudati

È qui che il documento alza il tiro, indicando come «protagonista» Federico Cafiero De Raho, all'epoca procuratore nazionale antimafia e oggi deputato del Movimento 5 Stelle.

 

Secondo la relazione, De Raho avrebbe firmato o controfirmato atti pur essendo «pienamente consapevole» delle prassi irregolari adottate all'interno della Direzione. Un giudizio che investe anche altri vertici della Dna, dal magistrato Antonio Laudati al responsabile del Gruppo Sos Giovanni Russo (nominato dal governo Meloni capo del Dap nel 2023, prima delle dimissioni un anno fa), accusato di aver «consentito l'opacità» senza zone d'ombra.

 

La miccia esplode nell'ottobre di quattro anni fa, quando il ministro della Difesa Guido Crosetto denuncia la pubblicazione di dati fiscali e patrimoniali che non avrebbero potuto provenire da fonti aperte.

 

GIUSEPPE ZAFARANA

Da quel momento, la Procura di Roma ricostruisce un rapporto di «reciproca fiducia» tra Striano e Laudati e individua nella collocazione del finanziere presso la polizia giudiziaria della Dnaa un nodo cruciale: l'assenza di un effettivo «controllo gerarchico del Corpo» e la non assoggettabilità ai controlli interni della Direzione avrebbero creato una zona franca operativa.

 

Secondo Colosimo, quella «zona franca» viene smantellata solo con l'arrivo di Giovanni Melillo alla guida della Direzione, nel 2022, grazie a un cambio di metodo improntato a «rigore» e «lungimiranza». Ma prima, si sarebbe consolidato un sistema che la relazione estende anche alla Guardia di finanza.

 

PASQUALE STRIANO

Viene chiamata in causa la catena di comando che avrebbe garantito a Striano una sostanziale «carta bianca», fino all'allora comandante generale Giuseppe Zafarana, poi intanto indicato dall'attuale esecutivo presidente del Cda di Eni. Un fallimento dei doveri di vigilanza così sistematico da far dubitare — si legge — che si sia trattato solo di disattenzione.

 

Un passaggio esplosivo riguarda anche il rapporto con l'informazione.

 

La bozza ipotizza che alcuni giornalisti, in particolare del quotidiano Domani, abbiano «istigato» Striano ad accedere illecitamente alle banche dati, sollecitando informazioni mirate per la pubblicazione di articoli orientati contro una precisa area politica.

 

Ovvero contro la Lega (il testo conteggia come anti-Carroccio 27 dei 57 articoli contenenti informazioni provenienti da Striano), Silvio Berlusconi, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Matteo Renzi. Un'accusa che, assieme alle altre, trasforma la relazione in una mina politica che deflagra immediatamente […]

 

CAFIERO DE RAHO GIUSEPPE CONTE

3 – DE RAHO: “È IN ATTO UNA VENDETTA POLITICA SONO PEGGIO DEI KILLER DEI CASALESI”

Estratto dell’articolo di Niccolò Carratelli per “la Stampa”

 

Federico Cafiero De Raho non si capacita. «Siamo di fronte a una macchinazione gravissima ai miei danni, indegna di una democrazia», dice a La Stampa il deputato del Movimento 5 stelle ed ex procuratore nazionale antimafia.

 

Ha letto più volte la relazione della commissione parlamentare guidata dalla meloniana Chiara Colosimo e vede un disegno preciso: «Si vogliono collegare gli accessi abusivi di Striano direttamente alla responsabilità del procuratore nazionale, ma non è così – spiega -. Io Striano non l'ho mai conosciuto, non ho mai avuto rapporti con lui. La documentazione arrivava sulla mia scrivania dagli uffici competenti».

 

MATTEO RENZI - FOTO LAPRESSE

Il servizio per il contrasto patrimoniale alle mafie, guidato dal procuratore aggiunto Giovanni Russo, e l'ufficio per le Segnalazioni su operazioni sospette, diretto all'epoca da Giovanni Laudati. «Un'organizzazione che era preesistente, prima che arrivassi io come procuratore nazionale», tiene a precisare Cafiero. «E gli accessi di Striano sulla maggioranza e sul ministro Crosetto sono avvenuti quando ero andato via da mesi dalla Direzione nazionale antimafia. Gli stessi atti sulla Lega nella relazione sono infarciti di falsità», aggiunge.

 

[…] Cafiero […] non accetta venga adombrato il sospetto di manovre politiche da parte sua, dovute a presunte simpatie per i 5 stelle: «Prima di tutto, all'epoca non pensavo minimamente di candidarmi con il Movimento e poi, a dirla tutta l'atto risale al giugno 2019, quando Lega e M5s erano ancora alleati di governo».

 

federico cafiero de raho foto di bacco (2)

Mentre Cafiero è convinto che, dietro la ricostruzione «inaccettabile e falsa» della commissione Antimafia, ci sia la precisa volontà di colpire quello che adesso è diventato un avversario politico e il partito di opposizione di cui fa parte. «Questa è una vendetta politica, la peggiore che potessero fare nei mie confronti», si sfoga […].

 

«Il clan dei Casalesi ha mandato varie volte dei killer con il compito di uccidermi, per fortuna ero ben protetto – ricorda – la camorra non mi ha ucciso, oggi qualcuno in politica prova ad abbattermi ma non ci riusciranno». […]

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