L’ITALIA, LA PORTAEREI AMERICANA NEL MEDITERRANEO - IN ITALIA CI SONO SETTE BASI E 12MILA MILITARI STATUNITENSI. A CAMP DARBY, NELLE PINETE TRA LIVORNO E PISA, C’È IL DEPOSITO DI MUNIZIONI E MEZZI PIÙ GRANDE ESISTENTE FUORI DAGLI STATES: CONTIENE TUTTO IL NECESSARIO PER CONDURRE UN CONFLITTO, DAI TANK AI CANNONI, DALLE TUTE MIMETICHE ALLE MITRAGLIATRICI – DA AVIANO POTREBBERO PARTIRE I PARÀ DA MANDARE “BOOTS ON THE GROUND” IN IRAN – E POI SIGONELLA, NAPOLI, GAETA, TREVISO: LE BASI ITALIANE VENGONO GIÀ UTILIZZATE PER ATTIVITÀ “LOGISTICHE”, CHE NON NECESSITANO DI AUTORIZZAZIONI SPECIFICHE…
BASI USA IN ITALIA: QUANTE SONO, DOVE SONO E COME POSSONO ESSERE UTILIZZATE
Estratto dell’articolo di Gianluca Di Feo per www.repubblica.it
“L’Italia è una portaerei nel Mediterraneo”. La frase di Benito Mussolini è la considerazione strategica che ha sempre reso fondamentali per Washington le basi nel nostro Paese, tanto più che i governi di Roma […] si sono sempre dimostrati pronti ad accogliere ogni richiesta, se necessario chiudendo gli occhi su quello che avveniva in caserme e piste.
E’ accaduto - stando ai rapporti del Dipartimento di Stato rivelati da Wikileaks - nel 2003 quando l’assalto dei parà di Vicenza decollati da Aviano per gettarsi in massa sul Nord dell’Iraq e aprire un secondo fronte contro Saddam Hussein non è stato considerato dall’esecutivo di Silvio Berlusconi un’azione di guerra ma solo un’operazione logistica, al pari di un trasferimento aereo.
La 173ma aerobrigata di Vicenza, il reparto più decorato dell’Us Army, resta l’unità di punta a cui il Pentagono dovrebbe rivolgersi per i boots on the ground da mandare in Iran nel caso lo scenario peggiorasse.
base militare americana di aviano
Questi skysoldiers sono sempre pronti a partire e hanno combattuto ovunque, dal Vietnam all’Afghanistan: adesso possono decollare direttamente dalla pista della caserma Del Din, ristrutturata e allungata su concessione del governo Prodi nel 2007.
La risorsa della Penisola vitale per l’attuale Guerra del Golfo è però la gigantesca santabarbara di Camp Darby, nelle pinete tra Livorno e Pisa. Si tratta del deposito di munizioni e mezzi più grande esistente fuori dagli States: vent’anni fa si riteneva che contenesse tutto il necessario per condurre un conflitto, dai tank ai cannoni, dalle tute mimetiche alle mitragliatrici.
C’è pure una riserva colossale di bombe e missili per gli aerei dell’Air Force: prima dovevano essere imbarcati nel porto di Livorno, dieci anni fa è stato allargato il canale che arriva dentro l’installazione e permette il trasbordo in autonomia, lontano da occhi indiscreti e dalle proteste dei camalli. Non si può escludere che i prelievi per alimentare la macchina bellica statunitense siano già iniziati: sono attività che non richiedono un permesso italiano.
Chi partecipa già agli attacchi sull’Iran sono gli F16 di Aviano: una dozzina sono stati trasferiti dieci giorni fa nel Medio Oriente. Appartengono al 31mo Stormo, l’unico in Europa ad avere due squadroni di jet. […]
sempre da Aviano potrebbero partire i rinforzi per dare il cambio alla prima linea dei bombardieri. Un presidio di jet dell’Us Air Force rimarrà comunque in Italia, perché la base custodisce gli ordigni nucleari tattici B61 per la deterrenza contro la Russia: è la pista più vicina ai confini di Mosca.
Sigonella è già impegnata a sostenere lo sforzo bellico. I ricognitori dell’Us Navy vanno a sorvegliare i cieli del Golfo: ieri c’è stata una lunga missione di un MQ4 Triton proprio davanti alle posizioni iraniane che minacciano il Kuwait. I sensori di questo super-drone permettono di scoprire dettagli che sfuggono ai satelliti.
[…]
Finora il Pentagono ha evitato di posizionare cisterne nel nostro Paese, preferendo usare lo scalo internazionale di Sofia e quello cretese di Chania, ma il ritmo della battaglia continua a crescere e c’è la necessità di trovare spazio per i tanker dei cieli, mobilitati in massa. In particolare per i KC130J - più piccoli e con propulsori a turboelica - che da due giorni hanno iniziato ad assistere il ponte aereo tra gli States e il Medio Oriente.
teheran durante l attacco iraniano alle basi usa
Gli analisti non escludono che la Casa Bianca possa domandare anche il sostegno di alcune infrastrutture totalmente italiane. I porti siciliani - in particolare quello della Marina ad Augusta - per assistere le navi cargo con i materiali necessari a soddisfare le esigenze di 50 mila militari e 300 velivoli attivi nella zona del conflitto.
E nel giro di una settimana il Pentagono potrebbe avere l’urgenza di bussare alla porta di Cameri (Novara): lì si trova l’unico polo europeo per la manutenzione dei sofisticati F35, su cui sta ricadendo una fetta consistente degli attacchi.
I tecnici israeliani sono troppo presi dal tenere in funzione i loro “caccia invisibili ai radar“ e gli americani avranno presto il drammatico bisogno di “fare il tagliando” agli F35 che si trovano in una base giordana. A quel punto dovranno scegliere se mandarli indietro negli Usa o ottenere il via libera per andare negli hangar piemontesi: la struttura è gestita in collaborazione con aziende private ma appartiene all’Aeronautica militare.
BASE ITALIA
Estratto dell’articolo di Francesco Grignetti per “La Stampa”
Da qualche giorno è cresciuto il traffico di aerei cargo americani che fanno scalo nelle basi di Sigonella e Aviano. Anche i droni Triton, giganti dei cieli che possono volare per 24 ore, sono spesso in volo. Si alzano da Sigonella e sorvolano lungamente il Golfo Persico con compiti di osservazione. I cargo militari presumibilmente portano rifornimenti alla prima linea dell'Aeronautica e della Marina statunitensi, ma forse anche israeliana, impegnata nei bombardamenti sull'Iran.
È un traffico che al momento è classificato come "attività logistica" e perciò non necessita di autorizzazioni specifiche da parte del nostro governo.
Altro sarebbe se questo traffico fosse classificato come "attività bellica". Il che permette al governo Meloni di dire al Parlamento, all'opinione pubblica, al mondo, ma anche all'Iran, che siamo neutrali e non coinvolti. Eppure quelle basi americane in territorio italiano sono lì. Si sono risvegliate dalla routine.
E ovviamente si pone il problema del terrorismo.
Gli iraniani stanno cercando di reagire come possono. Hanno tentato di colpire con droni la base britannica che è a Cipro. Hanno lanciato missili contro la base americana di Incirlik, in Turchia, per non parlare delle numerose basi statunitensi disseminate tra Arabia saudita e Paesi arabi. Laddove le basi siano fuori della portata dei missili, il timore è che ci provino con cellule terroristiche.
Ovviamente forze di polizia e di intelligence sono in massima allerta.
Sarebbero almeno 12mila i militari statunitensi presenti in Italia tra Napoli, dove ci sono il comando della VI flotta e il comando del Fronte Sud della Nato;
Sigonella, vicino Catania, dove c'è una base dell'Aeronautica statunitense e dove fanno base i droni in grado di volare su Africa e Medio Oriente; Aviano, in provincia di Pordenone, che è sede del 31° stormo dell'Aeronautica Usa;
Motta di Livenza, in provincia di Treviso, e Camp Ederle, a Vicenza, dove sono di stanza i paracadutisti americani della 173° brigata e c'è il Comando Africa delle forze armate Usa; Camp Darby, tra il porto di Livorno e l'aeroporto di Pisa, che è un'arsenale di riserva per le forze armate americane; il porto di Gaeta, in provincia di Latina, dove si riparano le navi della VI flotta; infine il comando Nato di Solbiate Olona, Varese, che a rigore non è una base concessa agli Stati Uniti, ma essendo un comando multinazionale è zeppo di ufficiali americani.
Da considerare infine il Muos, a Niscemi, in Sicilia, che è parte di un anello globale di basi che gestiscono con grandi antenne le trasmissioni della rete radio e satellitare militare Usa. In qualche modo c'entra anche la base aerea italiana di Ghedi, vicino Brescia, dove sono depositate munizioni che potrebbero essere utilizzate da Aviano ma anche da uno stormo di aerei americani di stanza in Germania.
[…] Formalmente hanno un comandante italiano che esercita la sovranità nazionale e che funge da ufficiale di collegamento con la nostra Difesa. Di fatto sono pezzi di America in territorio italiano. E quindi sono più a rischio dopo l'attacco all'Iran. Diceva infatti a caldo il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell'Aeronautica, presidente della fondazione Icsa: «Il terrorismo e una chiamata alle armi delle cellule dormienti sono un rischio non remoto come quello missilistico. Prenderebbe presumibilmente di mira bersagli emblematici, che occorre proteggere con particolare attenzione».
Da sempre – eccezion fatta per la crisi di Sigonella nel 1985 - i rapporti con le autorità nazionali e locali sono ottimi. E perciò non meraviglia che le singole prefetture abbiano subito attivato i piani di prevenzione anti-terrorismo. […]
base militare usa aviano 1
droni americani a sigonella
droni americani a sigonella
droni in partenza da sigonella direzione ucraina 4
BASE USA DI AVIANO








