conte berlusconi renzi salvini meloni

“LA VERITÀ” DI DAGO: “DAVVERO PENSIAMO CHE UN PADRE DI FAMIGLIA QUANDO TORNA A CASA DICA A SUA MOGLIE: HAI VISTO CHE HANNO SEGATO L'UOMO DI GIORGIA MELONI NEL CDA DELLA RAI? OPPURE ABBIA COME PRIMO PENSIERO COSA SI SON DETTI GRILLO E CONTE AL RISTORANTE? IN UN PAESINO CHI S'INTERROGA SUL DDL ZAN? SONO PIPPE DEI GIORNALI. LE PRIORITÀ SONO ALTRE. MIO FIGLIO TROVERÀ UN LAVORO? RIUSCIRÒ AD ARRIVARE A FINE MESE?'' - ''DA QUI AL 2023, QUANDO SI ANDRÀ A VOTARE, VEDREMO CAMBIAMENTI COPERNICANI. GIÀ NE ABBIAMO LE AVVISAGLIE. IL PIÙ DRAGHIANO DEI LEADER È SALVINI, CHE NON PARLA PIÙ DI MIGRANTI E ONG, MA DI GIUSTIZIA. TUTTO CAMBIA. BASTA GUARDARE IL PATTO TRA I DUE MATTEO CHE, CON LA REGIA DI DENIS VERDINI, STANNO LAVORANDO A UNA FEDERAZIONE CENTRISTA CON FORZA ITALIA. LA BOTTA ALLA MELONI SULLA RAI È UN SEGNALE: TU A DESTRA, NOI AL CENTRO" -  IL FUTURO DI DRAGHI, LETTA, MATTARELLA - L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELLA TRATTATIVA STATO-BONUCCI

Maurizio Caverzan per la Verità

 

Dago ph Porcarelli

Nonostante il pizzo mefistofelico, i tatuaggi e gli anelli, Roberto D'Agostino, visionario titolare del sito Dagospia (3,5 milioni di pagine visualizzate al giorno), sa interpretare il ruolo del saggio, del politologo, dell'analista attaccato alla realtà e ai problemi della gente.

 

«Davvero», dice, «pensiamo che un padre di famiglia quando torna a casa dica a sua moglie: hai visto che hanno segato l'uomo di Giorgia Meloni nel cda della Rai? Oppure che l'operaio che si alza alle 7 del mattino per andare in fabbrica abbia come primo pensiero cosa si son detti Beppe Grillo e Giuseppe Conte al ristorante? Io penso di no, penso che il distacco tra la vita dei cittadini e la narrazione dei media sia ormai abissale».

 

Un po' l'ha colmata la sbornia degli Europei?

nazionale tifosi

«Un po' sì, ma non parliamo di sbornia. La politica è anche un fatto emotivo».

 

La politica?

«Anche lei vive di emozioni. Il Covid ci ha sconvolto anche perché è venuta a mancare la nostra fiducia negli altri. La vittoria agli Europei rimette in circolo energie nuove».

 

i camion militari a bergamo

Si parla di Rinascimento italiano

«Più che altro una Rinascente cheap. Quello che lei chiama sbornia è un'onda emotiva che arriva dopo un anno e mezzo di afflizione, i 120.000 morti, i camion di Bergamo, le bare ammassate. La Nazionale ha fatto gridare "Viva l'Italia" a tutti, facendo tornare il senso di appartenenza e dello Stato».

 

Addirittura

mario draghi con la nazionale 3

«Di solito quando si parla di senso dello Stato viene l'orticaria perché si pensa alle tasse. Ma dopo la pandemia si pensa anche che con le tasse si costruisce un ospedale che serve quando stai male. La vittoria degli Europei è come un integratore per affrontare il post Covid».

 

Tutti patrioti? Qualcuno ha scritto che è tornato il piacere di abbracciarci

«Stato vuol dire fiducia, come la Galbani della pubblicità di una volta. Si ricomincia a fidarsi degli altri anche se sappiamo di correre un rischio. Infatti, tanti portano ancora le mascherine nonostante si possa stare senza. Questa vittoria è come un tiramisù. Al contrario, i no-vax pensano solo alla loro libertà e non che può danneggiare gli altri. Io sto con Macron: la mia libertà finisce quando mette a rischio quella di un altro».

FRANCO GABRIELLI LUCIANA LAMORGESE

 

Per la Nazionale abbiamo fatto due giorni di rave e adesso ci vuole il green pass per andare al bar?

«I festeggiamenti di domenica sera erano difficilmente gestibili, anche le forze dell'ordine guardavano la partita. L'errore è ciò che è accaduto il giorno dopo, con la gente assiepata attorno al pullman e senza mascherina. La trattativa Stato-Bonucci è qualcosa d'insostenibile. Si sa che il pullman era già stato preparato, Bonucci stia tranquillo. Ma Draghi non può gestire tutto, ci sono i ministeri competenti. Toccava alla Lamorgese gestire la grana, ma non l'ha fatto».

 

giuseppe conte non risponde sul ddl zan

Non l'ha infastidita un certo eccesso di retorica: la Nazionale simbolo di concordia, Mancini gemello di Draghi?

«Ognuno scrive quello che vuole. L'editoriale di un quotidiano non è le Tavole della legge».

 

È bastato rimettere all'ordine del giorno il ddl Zan per vedere la concordia andare in frantumi?

«Da una parte c'è la politica politicante, dall'altra 60 milioni di cittadini che dopo due anni come questi hanno ricevuto un'iniezione di fiducia e positività. Non credo che le sorti del ddl Zan incidano sulla quotidianità dei cittadini. In periferia o in un paesino nessuno s' interroga sull'identità di genere. Sono pippe dei giornali. Le persone comuni hanno altre priorità. Mio figlio troverà un lavoro? Riuscirò ad arrivare a fine mese? Sarò licenziato dopo la fine del blocco?».

 

GIUSEPPE CONTE E BEPPE GRILLO A MARINA DI BIBBONA

Chi esce meglio dalla curva?

«I cittadini. Molto meglio della politica, che si balocca con questioni superflue. Immagino tanti lettori che aprono i giornali e mandano affanculo politici e giornalisti. La pace tra Conte e Grillo, i consiglieri del cda Rai: chi si alza alle 7 del mattino per andare a lavorare guarda a questi mondi come agli animali dentro le gabbie di uno zoo. Con il mio sito lavoro in un altro modo».

 

Cioè?

dago e dagospia da diaco a 'io e te di notte'

«Il direttore è un algoritmo che mi dà in tempo reale il traffico degli articoli più letti. Così capisco gli interessi prioritari. Se il pubblico mi chiede la ricotta prendo la ricotta e la metto in vetrina. Il cliente ha sempre ragione, questo è il barometro. Ho 3,5 milioni di pagine visitate al giorno. I giornali raccontano le correnti del M5s o del Pd, mentre i cittadini si chiedono perché non si affronta il problema del debito pubblico che viaggia verso i 3.000 miliardi».

FIORELLO DAGO DAGOSPIA ROBERTO D AGOSTINO

 

Il distacco tra popolazione e narrazione è colmabile?

«A questo punto non lo so. Fossi direttore di un grande quotidiano mi chiederei perché i lettori rifiutano il mio prodotto. Qualche anno fa Repubblica e Corriere vendevano 6/700.000 copie, ora sono a 100.000. Il Fatto quotidiano era sopra le 100.000 e ora è a 25.000».

salvini renzi meloni Berlusconi

 

Ci si informa anche in altri modi?

«In parte sì. L'edicola sta diventando un residuato bellico come la cabina del telefono. Però i giornali cartacei hanno stravenduto il giorno dopo la vittoria dell'Italia. Vuol dire che i lettori volevano avere un ricordo del trionfo acquistando il giornale con il poster della squadra vincitrice. Se dai, in cambio ricevi».

 

Responsabilità dei giornali ma anche dei vari Enrico Letta, Matteo Salvini eccetera?

«Purtroppo i nostri leader non hanno un'idea seria della politica, di come sono cambiati gli equilibri geopolitici dopo l'arrivo di Joe Biden alla Casa bianca, dopo l'avvento della Brexit, dopo la crescita del ruolo della Cina che sta sostituendo gli Stati Uniti e ha in mano tutta la produzione strategica, dalle auto alla telefonia. Con tutto questo, noi continuiamo a parlare del consigliere di Fratelli d'Italia in Rai».

mario draghi e joe biden 4

 

E Draghi?

«Non pensa al Quirinale. Punta a diventare il successore di Charles Michel alla presidenza del Consiglio europeo. Invece sul piano del carisma, prenderà il testimone da Angela Merkel. Già adesso Biden parla solo con lui, anche per la debolezza di Macron».

 

Con questi nuovi scenari hanno ragione Meloni e Salvini a credere che dopo Draghi toccherà a loro?

«Da qui al 2023, quando si andrà a votare, vedremo cambiamenti copernicani. Già ne abbiamo le avvisaglie. Il più draghiano dei leader è Salvini, che è una sorta di pontiere-pompiere del centrodestra nel governo. Quando di recente Forza Italia si è incazzata per la mediazione della Cartabia con i 5 stelle è stato Salvini a fare da pompiere. Tutto cambia. Basta guardare il patto tra i due Matteo che, con la regia di Denis Verdini, vecchia volpe democristiana, stanno lavorando a una federazione centrista con Berlusconi e Forza Italia».

salvini renzi verdini

 

Quindi l'idea della federazione resiste?

«È l'approdo futuro. Salvini non parla più di migranti e ong, ma di giustizia. La politica in Italia sta vivendo una trasmutazione, a destra nascerà un centro con Salvini, Renzi, Calenda e Berlusconi. Questo dispiacere dato alla Meloni è un segnale: tu resta a destra, al centro stiamo noi».

 

Conviene lasciar fuori il partito più in crescita dell'area?

Crosetto Meloni

«Se l'ideologo della Meloni è Guido Crosetto che è presidente dell'Aiad (Aziende italiane per l'aerospazio e la difesa, ndr), apparato di Stato da Fincantieri a Leonardo, che opposizione può fare?».

 

Al di là dell'opposizione è conveniente per il centrodestra escludere il partito più in salute?

«Questo riguarda l'ego dei leader. Non si può parlare di alleanze e poi ci si comporta da ducetti. Il problema di Salvini era che prima twittava e poi ragionava. Ora ha capito che bisogna capovolgere il processo e che la politica è mediazione. Con i fondi del Recovery in arrivo non possiamo permetterci di mandare il Paese al macero. Bisogna mediare gli obiettivi di parte con il bene del Paese. E poi c'è un altro discorso».

GOFFREDO BETTINI GIUSEPPE CONTE

 

Prego.

«Oltre allo Stato c'è il Deep State, lo Stato profondo. Burocrazia, magistratura, servizi segreti, macchina dei ministeri: tutte realtà che sia Renzi sia Salvini in passato hanno trascurato. Pagandone il conto».

 

Nel centrosinistra niente rivoluzioni copernicane?

«L'idea di Goffredo Bettini che vedeva Conte punto di riferimento dei progressisti è entrata in crisi».

 

Infatti Bettini sta tornando in Thailandia.

giuseppe conte beppe grillo luigi di maio 1

«Per Letta il governo Draghi è il governo del Pd. Ma Conte è contrario alla riforma Cartabia mentre il Pd è a favore. Perciò anche quest' asse è in discussione. Cosa siano oggi i 5 stelle nessuno lo sa».

 

Quanto crede alla pace di Bibbona?

«Ah, saperlo».

 

Conte è andato a Canossa?

«Non so. Se Conte piazza una persona sua in un posto di rilievo, Grillo potrà sfiduciarla. Mi sembra una diarchia che non ha grande futuro».

 

ENRICO LETTA GIUSEPPE CONTE

Invece Letta ce l'ha?

«Con il 18% come fa a tornare a Palazzo Chigi? Tanti gli consigliano di aprire a Salvini, così che in futuro ci possa essere un'alleanza con la federazione di centro. Che nel Pd potrà essere appoggiata dalla corrente maggioritaria, formata da ex renziani».

 

Letta è la persona giusta per aprire a Salvini?

«Credo che le amministrative del 20 ottobre daranno una botta a tante posizioni ideologiche. Si capirà se l'alleanza con i 5 stelle ha un futuro. E se ce l'ha Letta. Nei grandi Paesi europei governano le grosse coalizioni. In Germania i socialdemocratici con i democristiani, in Francia i gaullisti con Macron. In Italia potrà nascere un governo di centrosinistra con la federazione di Verdini, Salvini e Berlusconi alleata al Pd: un governo fattuale, che toglie di mezzo troppe battaglie di bandiera».

ENRICO LETTA E MATTEO SALVINI

 

Chi è messo meglio in vista le amministrative di ottobre?

«Credo che il risultato lascerà molti a bocca aperta. Dopo due anni di Covid non sappiamo come si orienteranno gli elettori. Molti sondaggi sono apertamente taroccati e io vorrei avere la palla di vetro per capire cosa ci aspetta. Abbiamo ancora un Parlamento con il 32% di grillini eletti».

 

E tra poco inizia il semestre bianco in preparazione alla successione di Mattarella?

berrettini mattarella chiellini

«Il copione del Quirinale è tale e quale a quello usato per Napolitano. Mentre Mattarella continuerà a dire di voler tornare a dedicarsi ai nipotini, dopo le prime fumate nere tutte le forze politiche andranno in fila indiana a dirgli di restare. E lui accetterà. Poi nel 2023, con il nuovo Parlamento, si deciderà in base al voto dei cittadini».

 

E i vari Casini, Veltroni, Franceschini, Berlusconi?

«No future».

 

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