MAI DIRE PD! EPIFANI NON È ANCORA ARRIVATO (BERSANI NON LIBERA LE STANZE) E GIÀ VIENE IMPALLINATO DA TUTTI

1 - IL DIKTAT DI BERSANI: DI TRAGLIA ALLA COMUNICAZIONE
Non bastassero le beghe sulle stanze tra Bersani ed Epifani, la nascita di una candidatura al giorno per la segreteria, l'ennesimo ritorno di Walterloo Veltroni, ad alzare il livello degli scazzi dentro quel che resta del Pd c'è anche la battaglia sotterranea per chi dovrà affiancare il "reggente".

Scrive Carlo Bertini su "La Stampa": "Anche sulla segreteria 'snella' si addensano nubi: gli ex Ds non vogliono dare le chiavi della 'ditta' in mano a Renzi e quindi che l'organizzazione sia concentrata nelle sole mani di Luca Lotti, fedelissimo del rottamatore, non va bene: le varie funzioni, tesseramento, circoli e ufficio elettorale che dipendono dall'organizzazione, saranno scorporate per sdoppiare le poltrone".

Ma a tenere in tensione le varie anime del Pd non è tanto il possibile ruolo dei renziani, quanto la permanenza nei posti che contano del "tortellino magico" di Bersani. A tenere bloccata la nascita della nuova segreteria, infatti, sarebbe il diktat dell'ex segretario: lasciare il suo fedelissimo Stefano Di Traglia a capo della comunicazione. A quanto si dice nei palazzi romani, però, i primi a non volerlo sarebbero proprio i diessini rimasti scottati dagli smacchiatori di giaguari...

2 - NEL PD SPUNTA UN SEGRETARIO AL GIORNO. E BERSANI HA LASCIATO PER QUATTRO GIORNI EPIFANI SENZA UFFICIO
Wanda Marra per "Il Fatto Quotidiano"

Al Nazareno ieri c'era aria di traslochi: la stanza di Pier Luigi Bersani è stata sgombrata per far posto al neo segretario, Guglielmo Epifani. Il quale nel frattempo si aggirava per il Transatlantico con l'aria cupa tipica dei leader democratici, e per parlare con il suo predecessore era costretto a utilizzare i banchi di Montecitorio durante le votazioni. I due hanno conferito per una ventina di minuti: è tempo di grandi manovre dentro il Pd. Come del resto praticamente ogni giorno.

Adesso Epifani deve fare la sua segreteria "a termine", e nello stesso tempo dar vita a un comitato per l'organizzazione del Congresso. Non se ne parla prima della settimana prossima, che la distribuzione dei pani e dei pesci alle varie correnti del Pd è sempre di più un'operazione matematica degna di Pitagora.

Anche perché se nel Comitato è pacifico che ci saranno gli esponenti delle correnti, i criteri per la segreteria sono ancora da stabilire. È già in corso un braccio di ferro sul responsabile Organizzazione che Renzi vorrebbe per uno dei suoi. Se ne parla la settimana prossima. Poi ci sarà una Direzione per approvarla. E un'Assemblea per decidere il regolamento del Congresso. Intanto, si moltiplicano le candidature. Gianni Cuperlo è "a disposizione", anche se comincia a tradire qualche dubbio sul fatto che sia una buona idea, Gianni Pittella è ufficialmente in campo dall'inizio, Pippo Civati è ormai il volto di punta dell'area ribelle.

Poi c'è Fabrizio Barca, che si è dato il compito di ripensare il Pd. E Goffredo Bettini pronto a dar battaglia. Lo stesso Epifani potrebbe candidarsi in autunno. Ieri Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, e presidente della Compagnia San Paolo, ha ammesso: "Se ci fossero le condizioni, sono a disposizione. Perché no?". Però, spiega, "solo se si riesce a fare una discussione vera, che metta l'accento sulle piattaforme programmatiche e non si limiti a una guerra di correnti".

Si aspettano le regole del congresso, dunque. Si parla di una modifica dello Statuto per distinguere definitivamente candidato premier e segretario, e magari decidere che questo non sarà eletto con le primarie. "La mia opinione da candidato cittadino? Non si può tornare indietro a un leader eletto dai delegati", dice ancora Chiamparino. Poi, c'è la questione Matteo Renzi. Lui continua a dire a tutti che non vuole fare il segretario, ma intende correre per la premiership. Chiamparino è da sempre vicino al lui.

Alla seconda Leopolda, quella del 2011, intervenne, anche con successo. Dunque, è il candidato alla segreteria di Renzi? "È naturale pensare a una candidatura di Matteo a premier. Però, non ci scordiamo che adesso il capo del Governo è il vice segretario del Pd", dice lui. Che poi racconta: "L'ho votato alle primarie. E lui mi ha telefonato per chiedermi se poteva usare il mio nome e dire ai suoi di votarmi durante l'elezione del presidente della Repubblica. Poi, non l'ho più sentito".

Variabili. Tra queste, proprio un appoggio chiaro e forte di Renzi. Il quale Renzi proprio domenica al Salone del Libro di Torino presenterà l'anteprima del suo libro "Oltre la rottamazione". L'ha finito solo ieri e Mondadori ha fatto le corse per stamparlo a tempo di record. Domenica anche Veltroni presenta il suo di libro.

E Chiamparino, a meno di imprevisti ("Ho un nipotino che dovrebbe nascere, mio figlio vive a Bruxelles") sarà presente. Ecco, un nuovo triangolo che si candida per la guida del Pd (o di quel che ne resta). Così, vista l'aria che tira ieri Epifani ha detto: "Non mi dimetto dalla Presidenza della Commissione Attività Produttive. Almeno fino a ottobre". L'area critica intanto cresce. Francesco Guccini ha detto al fattoquotidiano.it: "Il Pd non è più il mio partito".

 

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