giuseppe conte luigi di maio

COMUNQUE VADA, PER DI MAIO SARÀ UN INSUCCESSO – LUIGINO IERI IN SENATO ERA TESISSIMO, QUASI PIETRIFICATO, CON IN FACCIA STAMPATO IL TIMORE CHE LA PACCHIA STIA PER FINIRE – SE SI ALLESTIRÀ L’INCIUCIO CON IL PD, FINIREBBE ALL’ANGOLO E IN UN BATTER D’OCCHIO SAREBBE FATTO FUORI DALLA CORRENTE SINISTRA DEL MOVIMENTO: FICO E DIBBA SONO PRONTI A POLVERIZZARLO – I GRILLINI SI SPERTICANO IN LODI PER IL DISCORSO DI RENZI – VIDEO

 

 

1 – LA STRATEGIA DI DI MAIO: RIPARTIRE DA ME E CONTE MA IL MOVIMENTO SBANDA

Alessandro Trocino per il “Corriere della Sera”

 

giuseppe conte luigi di maio 2

La giornata comincia con il pugno chiuso e finisce con il dubbio se sia il caso di riaprirlo e sventolare il rosario salviniano. Lo sbandamento nelle truppe è evidente e ognuno, nel Movimento 5 Stelle, ormai va per conto suo. C' è chi si butta sul Pd, con eccessi di agonismo che li porta a parlare (talvolta a straparlare) di sinistra e Pci. E c' è chi non vuole tagliare il cordone ombelicale con la Lega. Ma ogni certezza crolla, si abbracciano quelli che fino a pochi giorni fa erano i nemici e si scaricano brutalmente i sodali e alleati. In tutto questo i vertici provano a tenere il bando della matassa. E dopo il j' accuse di Giuseppe Conte a Matteo Salvini, si apre una nuova fase, con l' ipotesi prevalente di un governo M5S -Pd.

LUIGI DI MAIO E MATTEO SALVINI INVECCHIATI CON FACEAPP

 

Luigi Di Maio, non convintissimo in realtà, ha già in mente una condizione impegnativa per i dem. Che racconta ai suoi: «Senza Giuseppe premier e senza me nel governo, non si va da nessuna parte». Del resto Di Maio, in un messaggio social di ieri pomeriggio, lo elogiava con affetto quasi imbarazzante, definendolo «una perla rara».

 

renzi di maio

Peccato che il Pd farà molta fatica a digerire quello che è stato il garante del patto con Salvini, stracciato tardivamente dal premier, come sottolinea Nicola Zingaretti. Alla conversione sulla via del Pd credono in molti, ma non tutti. Emanuele Dessì - noto alle cronache per episodi controversi, come il video con un membro della famiglia Spada e un post in cui si vantava di aver «menato un ragazzo rumeno» - rispolvera un passato di sinistra, perfetto per un nuovo guardaroba: «Io ho militato in Rifondazione fino al '99. E il Movimento, si sa, è nato su istanze riformiste. È normale per noi ora gravitare nel campo progressista di Zingaretti».

giuseppe conte luigi di maio 3

 

EMANUELE DESSI E DOMENICO SPADA

Sarà, ma Gianluca Castaldi, a sentir pronunciare da Dessì la parola Berlinguer, ridacchia. E commenta: «Il Pd? Non credo proprio che si faccia un accordo. Lo scenario più probabile è il voto». Poi rivela: «Chiedete al leghista Centinaio cosa si stava dicendo in chat con Renzi, mentre parlava Salvini, l' altro giorno».

GIANCARLO GIORGETTI

 

carlo sibilia

Inciucio? Non è dato sapere. La confusione è tanta. Arriva Giancarlo Giorgetti e incrocia Rocco Casalino: «È stato bello», scherza. Poi precisa: «Renzi ha detto che all' inizio del mandato ho diffuso una sua foto, dicendo che non faremo la sua fine. Sbaglia, era della Boschi, che è anche un po' meglio».

 

LUIGI DI MAIO MATTEO RENZI

Carlo Sibilia, non proprio di sinistra, è possibilista: «Non ci metterei la mano sul fuoco su un accordo con il Pd. Ma vediamo. Comunque il contratto di governo sarà più rapido che con la Lega». Anche il senatore Matteo Mantero vede margini: «Il Pd su certe cose è anche peggio della Lega. Ma abbiamo idee in comune su ambienti e diritti, possiamo incalzarli sul resto».

NICOLA ZINGARETTI E MATTEO RENZI

 

A un certo punto del pomeriggio, in Transatlantico si diffonde la voce che con la Lega non sia ancora finita: «Vedrete, Salvini lascerà la sua poltrona e andremo avanti con loro per fare la legge di bilancio e il taglio dei parlamentari», dice un senatore. Un' altra fonte conferma e spiega che Di Maio sta facendo un ultimo tentativo. Comprensibile: l' accordo con il Pd comporterebbe un probabile veto nei suoi confronti e in quelli dell' attuale classe dirigente e anche uno spostamento di potere interno verso Fico e dintorni.

MATTEO RENZI IN SENATO

Ad altri il ricongiungimento pare fantascienza.

 

giuseppe conte luigi di maio 1

Ma qui siamo oltre il fantasy. Non ci sono certezze e se fino a poche ore fa Matteo Renzi era, insieme al «Pd di Bibbiano», il nemico da abbattere, ora il senatore di Rignano ottiene lodi per il discorso anti Salvini in Senato. Diversi senatori sono rimasti colpiti positivamente dalle sue parole. Lo dice esplicitamente anche Giulia Grillo, già ministro della Sanità: «È stato un bel discorso, davvero interessante soprattutto la parte sull' economia». Già convertita al renzismo? «Ora non esageriamo, certe ferite restano nel profondo».

 

ROBERTO FICO - GIULIA SARTI - LUIGI DI MAIO

Ma la politica è un cicatrizzante potentissimo e le ferite si rimarginano in un baleno.

Anche perché, in questa fase, i migliori amici di Di Maio sono proprio i renziani. I quali, per cancellare il veto nei confronti di Renzi, Boschi e Lotti, accreditano Di Maio come il legittimo leader della delegazione 5 Stelle, a differenza degli uomini di Zingaretti, che invece vorrebbero farlo fuori.

LUIGI DI MAIO ROBERTO FICO

 

E così i «dimaiani» ricambiano, diventando improvvisamente fan dell' eloquio dell' ex «ducetto» o «avvoltoio persuasore», come lo ha chiamato ancora pochi giorni fa Grillo. Per capire come andrà a finire bisogna aspettare le prossime puntate, a cominciare dall' assemblea congiunta prevista per stamattina.

 

2 - DI MAIO TERRORIZZATO, COMUNQUE VADA È FUORI

Alessandro Gonzato per “Libero Quotidiano”

 

salvini conte

A pochi metri dal Senato, mentre in aula i leader di partito stavano tenendo i rispettivi discorsi in un clima da saloon, un nutrito gruppo di sostenitori dei 5 Stelle - la claque grillina - scandiva cori di sostegno a Conte e insultava «il traditore», Salvini. Tra gli improperi più frequenti rivolti al leader leghista, «criminale», «assassino del popolo», «parassita».

 

giuseppe conte luigi di maio

Il momento, da violento (per fortuna solo verbalmente) si è fatto tragicomico quando i capi dei manifestanti, a favore di taccuini e telecamere, hanno avuto l' ardire di affermare: «Avevamo i migliori ministri del mondo, i più bravi: Toninelli, Bonafede, Lezzi». Andiamo avanti. Alle 13,49, poco più di un' ora prima che la crisi prendesse ufficialmente il via, sul "Blog delle Stelle" il Movimento aveva pubblicato un post dal titolo «Le capriole di Salvini».

Il testo, oltre ad accusare il leghista di incoerenza, lo paragona a Giuda. «A pensarci bene», hanno scritto i responsabili M5S facendo il verso al libro sul capo del Carroccio Il Vangelo secondo Matteo, «il vero Vangelo ci aveva avvertito: in verità vi dico, uno di voi mi tradirà».

matteo salvini bacia il rosario mentre parla giuseppe conte

 

Prima, sempre sul blog, era stato inserito un altro intervento, stavolta a firma Di Maio, in cui il vicepremier ha nuovamente lisciato il pelo al presidente del Consiglio e ne ha decantato le lodi fino all' agiografia. Il finale è strappalacrime: «Sei una delle scelte di cui vado più fiero nella mia vita. Sei una perla rara, un servitore della nazione che l' Italia non può perdere».

 

GIGGINO PIETRIFICATO

salvini conte

Torniamo in aula, dove Di Maio è parso tesissimo, quasi pietrificato, fino a quando sul finale del discorso di Salvini, il quale ha annunciato la disponibilità a tagliare il numero dei parlamentari per poi andare subito al voto, si è lasciato andare a un sorriso ironico e ha commentato scuotendo la testa: «Non ci posso credere».

 

giuseppe conte tocca matteo salvini in senato

I due vicepremier si sono ignorati. L' alleanza Carroccio-5Stelle pare finita, ma non sono ancora passati i titoli di coda. Nel dimenticatoio, sicuramente, è destinato a finire Di Maio (rimasto a fianco di Conte per tutta la durata degli interventi).

 

salvini e conte

In caso di una clamorosa riappacificazione con la Lega il grillino verrebbe divorato da Salvini e perderebbe definitivamente la faccia nei confronti di ciò che rimane del proprio elettorato. Dovesse allestire il governo con Zingaretti e Renzi finirebbe comunque all' angolo, peraltro senza i suoi ministri più fedeli a fargli da parafulmine, e in un amen verrebbe fatto fuori anche dalla stessa corrente M5S che in questi 14 mesi non ha digerito la subalternità alla Lega: l' asse Fico (dato tra i possibili premier)-Di Battista lo annienterebbe.

 

bonafede salvini conte

A testimoniare il clima di tensione, la riunione serale dei deputati M5S senza la presenza di Di Maio. Renzi è pronto a cucinare Giggino, e non a fuoco lento, anche se quando ha incontrato in uno dei corridoi del Senato il sottosegretario leghista Giorgetti ha assicurato: «Io al governo con Di Maio non vado». Il che, si capisce, non esclude che possano andarci i renziani.

 

salvini conte

L' accordo 5 Stelle-Pd però non è di facile riuscita, non tanto per questioni morali quanto per il contraccolpo che avrebbe sull' elettorato e anche perché il M5S teme l' abbraccio mortale dell' ex sindaco di Firenze.

 

LE TRATTATIVE

luigi di maio matteo salvini giuseppe conte

Il capogruppo grillino a Palazzo Madama, Patuanelli, è stato diretto: «Con la Lega la rottura è definitiva». Lo stesso Patuanelli, in mattinata, ha incontrato l' omologo del Pd Marcucci, che ha aperto all' accordo coi 5Stelle, ma per un governo di breve durata, come indicato da Renzi. Patuanelli, con la stampa, ha invece preferito ricorrere alla cortina fumogena: «All' orizzonte c' è il rispetto della Costituzione. Per noi non è un congedo da Conte, non abbiamo paura di nessun scenario, nemmeno delle elezioni». «Fonti del Movimento» hanno chiesto le immediate dimissioni di Salvini: «Ha paura di perdere la poltrona?». Dura anche la senatrice Paola Taverna: «I nostri "no" erano alle porcate di Salvini». E poi: «Conte ha pronunciato un discorso di profilo altissimo. Governo col Pd? È l' ultimo dei miei pensieri».

matteo renzi al senato

 

Falso, naturalmente, perché molti grillini per non perdere il posto spingono per un Conte-bis. Sono però terrorizzati da Renzi. Di Maio non si sbilancia e trema.

MATTEO RENZI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE ALIAS MARK CALTAGIRONE MATTEO SALVINI BY OSHOdi maio conte card redditosalvini tra i ministriCONTE E DI MAIOmatteo renzi al senatomatteo salvini giuseppe conte luigi di maiomatteo salvini e luigi di maio aspettano giuseppe conte prima del discorso del premier salvini conte di maiomatteo salvini e luigi di maio salutano giuseppe conte prima del discorso del premier salvini conte di maio salvini e conteil discorso di matteo salvini sulla crisi di governosalvini e conte

Ultimi Dagoreport

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....

giovanni malago giorgia meloni giancarlo giorgetti andrea abodi gianluca rocchi

DAGOREPORT - IL CASO ROCCHI E' ARRIVATO COME IL CACIO SUI MACCHERONI PER ABODI E GIORGETTI, PRETESTO PERFETTO PER COMMISSARIARE LA FIGC, SCONGIURANDO IL RISCHIO CHE COSI' POSSA CADERE NELLE MANI DELL'INAFFIDABILE MALAGO’ - LANCIATO DA DE LAURENTIIS, "MEGALO' SAREBBE IN LIEVE VANTAGGIO SUL FILO-GOVERNATIVO ABETE - A PARTE GIANNI LETTA, TUTTO IL GOVERNO, IN PRIMIS IL DUO ABODI-GIORGETTI, DETESTA L'IDEA DI MALAGO' E PUNTEREBBE A NOMINARE COMMISSARIO FIGC IL PRESIDENTE DI SPORT E SALUTE, MARCO MEZZAROMA, CARO ALLA FIAMMA MELONIANA…

donald trump benzinaio benzina petrolio greggio

DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)

kyriakou repubblica radio capital tv8

DAGOREPORT - “LA REPUBBLICA” DI ATENE – THEODORE KYRIAKOU VUOLE CAPIRE CHE DIREZIONE DARE AL GRUPPO GEDI E SE C’È UNO SPAZIO POLITICO (E COMMERCIALE) PER DARE A “REPUBBLICA” UN ORIENTAMENTO PIÙ MARCATAMENTE DI SINISTRA. LA SVOLTA DEL QUOTIDIANO SI DOVREBBE ACCOMPAGNARE, NELLE INTENZIONI DELL’EDITORE GRECO, A UN INVESTIMENTO TELEVISIVO. LA SUA IDEA È QUELLA DI TRASFORMARE IN CANALE DIGITALE “RADIO CAPITAL TV”, GIÀ DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO, MA NON È ESCLUSO (E DIPENDERÀ DAL PREZZO) L’ASSALTO A TV8 DEL GRUPPO SKY...

giorgia meloni giancarlo giorgetti daria perrotta

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI QUESTA VOLTA FA BENE A INCAZZARSI CON GIANCARLO GIORGETTI: IL PASTROCCHIO SUL DEFICIT AL 3,1% (L’ITALIA RESTERÀ SOTTO PROCEDURA D’INFRAZIONE PER LA MISERIA DI 600 MILIONI DI EURO) È TUTTA FARINA DEL SACCO DEL MEF, E DELLA RAGIONIERA DELLO STATO DARIA PERROTTA (CHE NON HA AVUTO IL CARISMA PER ENTRARE IN SINTONIA CON L'APPARATO CORPORATIVO DEL MINISTERO) – SE CI FOSSE STATO UN VECCHIO VOLPONE COME BIAGIO MAZZOTTA O UN ALTRO GRAND COMMIS DI QUELLI TANTO INVISI ALLA “FIAMMA MAGICA”, UNA SOLUZIONE SI SAREBBE TROVATA, E QUELLO 0,1% SAREBBE STATO ARROTONDATO - COLPA DELLA INFAUSTA GUERRA AL DEEP STATE INIZIATA DAL GOVERNO MELONI...

vladimir putin donald trump ue europa

DAGOREPORT - TRUMP E’ COSI’ INCAZZATO CON I PAESI EUROPEI PER IL MANCATO APPOGGIO ALLA GUERRA IN IRAN CHE MEDITA LA SUA VENDETTA - POTREBBE DISERTARE IL PROSSIMO VERTICE DEL G7 A EVIAN, IN FRANCIA, DAL 15 AL 17 GIUGNO - UN PRIMO, CHIARO, SEGNALE DI SMARCAMENTO: SE VOI NON CI SIETE PER ME, IO NON CI SARÒ PER VOI - POTREBBE FARE IL BIS AL VERTICE NATO PREVISTO AD ANKARA, IN TURCHIA, IL 7 E L’8 LUGLIO 2026 (E IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH SPINGE PER RENDERE I VERTICI NATO A CADENZA BIENNALE E NON ANNUALE: UN ULTERIORE SGANCIAMENTO) - IL CEFFONE FINALE AI PAESI EUROPEI TRUMP CONTA DI DARLO AL G20 PREVISTO A MIAMI IL 14 E 15 DICEMBRE 2026: AL VERTICE VUOLE INVITARE PUTIN. UNA PRESENZA CHE CLAMOROSA E DEFLAGRANTE PER L’ASSE EURO-ATLANTICO: RITROVARSI AL TAVOLO PUTIN, SU CUI PENDE UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER CRIMINI DI GUERRA IN UCRAINA, A UN CONSESSO NEGLI STATI UNITI (NON IN SUDAFRICA O IN BRASILE), E IN PRESENZA DI TUTTI GLI ALTRI LEADER EUROPEI, SAREBBE LO SPUTO NELL’OCCHIO DEFINITIVO…