renzi pd

LA MALEDIZIONE DELL’UNINOMINALE – I BIG DEL PD TEMONO LA SFIDA DIRETTA NEI COLLEGI. MINNITI NON VUOLE CANDIDARSI A REGGIO CALABRIA, SUA CITTA’: PERSE DUE VOLTE – PURE MATTARELLA PERSE IN CASA – PER TUTTI IL SALVAGENTE DEL POSTO GARANTITO (?) NELLA QUOTA PROPORZIONALE 

 

Ilario Lombardo per la Stampa

 

MINNITI

L' ultimo arrivato è Pier Carlo Padoan. Matteo Renzi ha chiesto a tutti i ministri di assaggiare un po' la terra della vera contesa politica: «Vi candiderete nei collegi uninominali, per sporcarvi un po' le mani». Fa nulla che poi avranno la garanzia di essere blindati nel listino proporzionale. Correre nel collegio uninominale è comunque un rischio e il segretario dem starebbe pensando di inserire i big del governo uscente nelle città dove gli avversari sono più ostici.

 

Per qualche collega di partito è una mossa perfida perché li espone a sconfitta certa e giustifica le tante resistenze emerse in questi giorni. Per qualcun altro invece, che ha il gusto di confrontare l' attualità con la storia, ci sono precedenti che rivelano come la sfida dei collegi sia una lotteria dove nessuno può dirsi al sicuro.

renzi nella sede pd del nazareno

 

Tantomeno oggi che il consenso si dividerà per tre. In queste ore al Nazareno, i generali che con il segretario compilano le liste stanno compulsando gli annali della recente storia elettorale d' Italia e ripassano con attenzione un elenco di nomi scritto su un foglietto che gira di mano tra i democratici. L' attenzione si concentra su due elezioni, 1996 e 2001. Il sistema vigente in quegli anni era il Mattarellum, per tre quarti maggioritario con gli uninominali per un terzo proporzionale, più o meno specularmente il contrario del Rosatellum con cui andremo a votare il 4 marzo.

 

amedeo matacena dubai 1

L' attuale presidente della Repubblica, l' attuale ministro dell' Interno, un ex presidente del Consiglio della passata legislatura, il precedente presidente della Repubblica: alcuni tra i principali protagonisti di questo scorcio di vita politica italiana hanno subito la sconfitta nel collegio, anche se poi sono stati recuperati con cariche importanti o attraverso lo scorporo proporzionale.

 

Un nome su tutti rimbalza di bocca in bocca, anche tra i pochi politici del Pd che continuano a frequentare palazzo Montecitorio, dopo lo scioglimento delle Camere: Marco Minniti. L' attuale ministro dell' Interno per ben due volte è stato sconfitto nel collegio della sua città, Reggio Calabria. E forse per questo lo considera un collegio maledetto e - dicono dal Pd - sta insistendo per essere candidato altrove.

 

MATTARELLA GENTILONI

Nel 1996, ai tempi in cui militava nel Pds, nella sfida «one to one» dell' uninominale perde contro il deputato di Forza Italia Amedeo Matacena. La storia, in seguito, li ha portati su strade opposte: uno è il ministro che guida le forze di polizia, l' altro è latitante a Dubai, inseguito da una condanna per 'ndrangheta. Nel 2001 il Pds diventa Ds ma Minniti in quello stesso sfortunato collegio viene sconfitto di nuovo da un altro esponente di FI, Giuseppe Caminiti.

 

Non andò meglio all' attuale presidente della Repubblica. Persino Mattarella, padre della legge che porta il suo nome, si trovò incastrato dal diabolico meccanismo del collegio, a Partinico, contro il forzista Silvio Liotta. Il proporzionale gli garantì il posto e nel '99 divenne comunque ministro della Difesa. Anche Napolitano nel 1996 risultò non eletto nella quota proporzionale del collegio Campania 1, un inciampo che non gli impedì di diventare ministro dell' Interno. In quel governo, ministro dei Trasporti era Claudio Burlando: nel 2001 non prese il collegio di Genova-Nervi, fu eletto lo stesso e quattro anni dopo divenne governatore della Liguria.

boschi padoan

 

Il 2001 è l' annus horribilis su cui si stanno sprecando preoccupanti paragoni. La squadra di governo di allora - e sulla squadra di governo di oggi sta puntando Renzi - fu falciata nell' uninominale. Il futuro premier Enrico Letta, enfant prodige della Margherita, aveva appena chiuso la sua esperienza da ministro dell' Industria quando gli sfuggì il collegio di Grosseto, sconfitto per 400 voti dal fondatore di Fi in Toscana Roberto Tortoli.

 

enzo bianco e melania trump

Quell' elezione fu fatale anche per altri due ministri uscenti. Gli elettori del collegio Catania-Picanello preferirono Giuseppe Palumbo a Enzo Bianco, titolare dell' Interno e già sindaco di Catania. A Caltanissetta il ministro delle Telecomunicazioni Salvatore Cardinale perse contro Filippo Misuraca. Ma la Sicilia del 2001 per il centrosinistra fu quella del tragico 61 a 0, dove anche personalità importanti come il senatore dem Giuseppe Lumia, a Termini Imerese, caddero vittime della roulette russa dei collegi uninominali. Certo questa è storia, ma la storia ama ripetersi.

 

Sono precedenti eccellenti che tormentano le star del governo a guida Pd e levano ogni garanzia di vittoria. Poi, ovvio, c' è il listino bloccato e allora tutti possono tirare un sospiro di sollievo.

Ultimi Dagoreport

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…

giorgia meloni nomine eni enel terna poste consob leonardo giuseppina di foggia paolo savona cladio desclazi cingolani del fante cattaneo

FLASH – CON LA SCUSA DELLA GUERRA, IL GOVERNO RINVIA LA DISCUSSIONE SULLE NOMINE NELLE PARTECIPATE! LA RIUNIONE TRA I DELEGATI DELLA MAGGIORANZA (LOLLOBRIGIDA-FAZZOLARI PER FDI, PAGANELLA-SALVINI PER LA LEGA E TAJANI-BARELLI PER FORZA ITALIA), PREVISTA PER OGGI, È STATA RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI - GLI ADDETTI AI LIVORI MALIGNANO: È UNA BUONA OCCASIONE PER POTER FARE UN BLITZ ALL’ULTIMO MINUTO. IL TEMPO STRINGE: LE ASSEMBLEE VANNO CONVOCATE 30 GIORNI PRIMA PER POTER PROCEDERE CON I RINNOVI…