LE MANOVRE DI MARINA BERLUSCONI PER BLOCCARE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE – MELONI ACCELERA SULLA RIFORMA DEL VOTO, IL QUASI-COMMISSARIATO LEADER DI FI ANTONIO TAJANI, SU CUI PREME LA CAVALIERA, INVITA ALLA CAUTELA. E IN QUESTI GIORNI, SI È MOSSO ANCHE GIANNI LETTA PER RALLENTARE L’ITER – MARINA SPERA NEL PAREGGIO PER SGANCIARSI DALLA DESTRA MELONIANA ALLA PROSSIMA LEGISLATURA, DIREZIONE CENTRO. L’OBIETTIVO E’ ANCHE QUELLO DI DARE LE CARTE NELLA ELEZIONE DEL PROSSIMO CAPO DELLO STATO – ANCHE LA LEGA SI DEFILA: AL NORD SERPEGGIANO MALUMORI PER L'EVENTUALE ADDIO AGLI UNINOMINALI...
Lorenzo De Cicco e Tommaso Ciriaco per la Repubblica – Estratti
Non è il pranzo a preoccupare, a palazzo Chigi, ma il conto. E Giorgia Meloni, che stamattina riceve i suoi due vicepremier, sembra intenzionata a presentarlo subito, senza caffè: la legge elettorale. Sul tavolo, la premier è pronta a scodellare il tema di politica interna che più le preme. Accelerare, stringere, arrivare a un primo sì della Camera entro l'estate e poi — novità — mettere la fiducia al Senato, subito, a settembre.
Tradotto: la riforma del sistema di voto che uscirà da Montecitorio, dove le audizioni sono appena iniziate e già sfilano i costituzionalisti, dovrà essere adottata così com'è a Palazzo Madama, senza troppe storie. Blindata, come si dice quando non si vuole discutere ma solo approvare.
Certo, a Chigi stamane si discuterà anche di molto altro: delle bizze di Trump, della trattativa in salita con l'Europa sui conti, dei soldi che mancano per la benzina, di un paio di temi forti su cui puntare in questo ultimo scampolo di legislatura: il lavoro e la casa, fa trapelare Arianna Meloni.
Ma lo scoglio tutto interno alla destra è la riforma del voto. La presidente del Consiglio ha fretta, anche per mettere a tacere la ridda di voci che descrivono FI tentata di sganciarsi dalla destra alla prossima legislatura, direzione centro.
Per Meloni il punto è questo: avere dalla sua Antonio Tajani. Il quale, a dire il vero, appare meno sereno di quanto ostenti. Su di lui preme la famiglia Berlusconi, che invita alla cautela, cioè a rallentare.
Non a caso, in questi giorni, si è mosso con la consueta discrezione Gianni Letta, che quando parla piano di solito è per farsi ascoltare meglio. Risultato: riunione convocata ieri pomeriggio dal leader azzurro, alla vigilia del summit di Chigi, con il capogruppo dei deputati Enrico Costa e il vicesegretario Stefano Benigni, custode del dossier del cosiddetto "Stabilicum". (...) Viene informato anche Nazario Pagano, il presidente forzista della commissione Affari costituzionali della Camera, che infatti apre a correzioni, purché dalle opposizioni arrivi almeno, dice così, «qualche segnale di fumo».
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
Davanti ai suoi, Tajani ha già chiarito la linea che porterà oggi a palazzo Chigi: sì alla legge, ma senza forzature. «La riforma per com'è stata architettata va bene, bisogna evitare lo stallo, ma senza dialogo — è il succo — regaliamo alla sinistra sei mesi di grida al golpe». E in effetti Elly Schlein ha già bollato la proposta «irricevibile», senza bisogno di ulteriori aggettivi.
Dunque Forza Italia si sfila?
(...) Tajani confermerà, come sempre, la sua lealtà. Ma una lealtà con avvertenze: niente fretta, niente strappi. Che è una maniera garbata per dire che il conto, forse, si può anche pagare.
Ma non senza prima controllare le voci. E magari discutere il prezzo.
Matteo Salvini, per ora, osserva. Non applaude e non fischia: si limita a restare defilato, che è una forma di prudenza quando in casa propria, soprattutto al Nord, serpeggiano malumori per l'eventuale addio agli uninominali, a cui molti restano affezionati come a una vecchia poltrona un po' sfondata, ma comoda.




