maria elena boschi

“MARIA ETRURIA” E’ UCCEL DI BOSCHI A BOLZANO – DOPO AVERLE GARANTITO IL SEGGIO, ORA CERCANO DI NASCONDERE LA MADONNONA DEL VALDARNO CHE IERI NON ERA IN ALTO ADIGE MA A PALERMO (DOVE RENZI LE HA PREPARATO UNO DEI PARACADUTE ELETTORALI) – TELESE: LA SUA VICENDA E’L’EMBLEMA DEL ROMANZO CREPUSCOLARE DEL RENZISMO

Luca Telese per la Verità

 

Maria Elena Bozen missing.

boschi renzi

Maria Elena scomparsa. Per uno strano, ennesimo paradosso, di una campagna elettorale che è già paradossale in sé, la dirigente del Pd che cumula sul suo nome il maggior numero di candidature (cinque plurinominali nei collegi e una maggioritaria nel fortino della ridotta di Bolzano), è anche la meno presente dal punto di vista fisico e mediatico proprio dove gioca l' unica vera sfida: in Alto Adige.

 

In teoria, se ci pensate, avrebbe dovuto essere esattamente il contrario: se un partito sceglie di affidarsi alla stessa persona per coprire ben cinque circoscrizioni, la trasforma nella figura simbolica più importante e la campagna elettorale dovrebbe essere centrata prevalentemente sulla sua immagine. Tuttavia, la sensazione, a pochi giorni dal voto, è che il Pd non voglia prendere luce dall' aura della Boschi, quanto piuttosto darla a lei, offrendole la protezione generosa di ben cinque paracadute. Ieri la Boschi ha fatto campagna a a Palermo (uno dei paracadute), ed è stata la prima uscita dopo la curiosa conferenza stampa in Trentino Alto Adige, quella in cui ha consegnato alla storia l' importante programma elettorale: «Conto di imparare il tedesco». Un atto dovuto, una formalità burocratica condita con una serie di prevedibili carinerie ad consolandum elettori disperati: sarò presente sul territorio, eccetera eccetera.

RENZI BOSCHI ELEZIONI

 

Le ultime due comparsate televisive, precedenti alla presentazione delle liste, erano state: un passaggio senza infamia e senza gloria per il salotto di Bruno Vespa e la nervosa apparizione nella puntata di Otto e mezzo, da Lilli Gruber, con un duello contro Marco Travaglio sulla commissione banche, il giorno dopo la deposizione dell' ad di Unicredit, Federico Ghizzoni. E in fondo è giusto e fatale che sia così: Maria Elena è, in qualche modo, l' alfa e l' omega del romanzo crepuscolare del renzismo.

 

Il Pd del 40% ha iniziato a morire, dopo le trionfali elezioni europee, con i veleni del decreto banche, ha proseguito il suo calvario con i tormenti di papà Boschi (che andava a caccia di consigli dal faccendiere Flavio Carboni), si è dipanato con le disavventure del fratellone, dirigente di Etruria, che garantiva per i conti correnti di Carboni, ha avuto il primo acuto con il discorso del papà che si alzava presto la mattina per andare a scuola, come in un meraviglioso idillio da libro Cuore.

 

MARIA ELENA BOSCHI A BOLZANO

Poi sono arrivate le inchieste, le multe, i dibattiti sull' incapienza degli ex consiglieri di Etruria (che risultano nullatenenti rispetto alle richieste di risarcimento dei consumatori), le contestazioni degli ex risparmiatori bloccati dalla polizia a colpi di Daspo, e ancora le batoste del referendum, con la Boschi madrina costituente che faceva il giro del Sud America a spese della presidenza del Consiglio per provare a procacciare voti. Quindi è arrivata quella meravigliosa promessa: «Se perdiamo il referendum vado via anch' io, smetto con la politica».

 

Dopo sono arrivati i guai grossi: la querelle politico-giudiziaria con Ferruccio de Bortoli («Gli faccio causa civile») fino all' epilogo finale in commissione banche, con l' ex capo di Unicredit che a sorpresa va in Parlamento a confermare tutto: «Boschi mi chiese se era pensabile valutare l' acquisizione di Etruria». E addio causa.

 

MARIA ELENA BOSCHI

Il problema è tutto qui: in questa campagna elettorale, a troppe domande lei non può rispondere. Perché non si è ritirata dalla politica, come promesso? Perché la Boschi ha fatto causa contro de Bortoli se Ghizzoni ha confermato in Parlamento quello che aveva detto l' ex direttore del Corriere della Sera nel suo libro Poteri forti (O quasi)? Perché, se è vero che è sempre stata una combattente, una donna impavida, una paladina del maggioritario, Maria Elena si è fatta proteggere con ben sei paracadute elettorali?

 

Ma soprattutto, se non si vergogna di nulla, perché è sfuggita alla prova di consenso nel suo collegio naturale di appartenenza, quello di Laterina? Perché suo padre è tutelato da una scorta che tiene lontani anche i giornalisti? Tant' è che ieri a Palermo si è rifugiata in una comica difesa della prassi di pluricandidare le donne (in quanto donne, proprio lei!) citando Michaela Biancofiore e altre colleghe, prima di toccare vette comiche scommettendo che il Pd sarà «primo partito» davanti ai 5 stelle.

 

L' ultima perla su Maria Elena l' ha raccontata Ferruccio Sansa: in Alto Adige la Boschi è stata vista in pubblico con Carlo Costa, vicepresidente della Sparkasse: tirolese, ovviamente, ma banchiere pure lui.

MARIA ELENA BOSCHI A BOLZANO

Un' ossessione, dunque, o una nemesi, collega la sottosegretaria di Laterina alla sua croce e alla sua delizia. La Boschi, dunque, torna suo malgrado ad essere la migliore rappresentante di una storia politica: quella de giovani leoni del renzismo, che in queste ore sembrano attendere il verdetto elettorale asserragliati nel bunker, facendo capolino dove non rischiano nulla, cioè appunto a Palermo dove è capolista al plurinominale. Lo fanno, come i grandi sconfitti della storia, protetti da sacchetti di sabbia e mandando i propri fanti al fronte.

BOSCHI DEL TRENTINOBOSCHI CAMPIGLIO

 

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