ciriaco de mita e clemente mastella

“DE MITA ERA COLTISSIMO. GLI VENIVA CONTESTATA LA PRONUNCIA. FORSE GLI DAVA FASTIDIO, MA NON LO HA MAI AMMESSO” - L’ALLIEVO MASTELLA RICORDOA IL MAESTRO CIRIACO: “LO CHIAMAVANO "COMUNISTELLO DI SACRESTIA". LUI E CRAXI IN PUBBLICO SI COMBATTEVANO, MA OGNI TANTO SI APPARTAVANO SENZA CHE NESSUNO SAPESSE DOVE FOSSERO. ANDAVANO IN UN CONVENTO DI SUORE SULL'APPIA ANTICA. TRA DI LORO C'ERA UN RICONOSCIMENTO RECIPROCO DI INTELLIGENZA - PER LUI LA POLITICA ERA DOVERE DI PENSARE ALLA PROPRIA COMUNITÀ. ERA CONVINTO CHE MERITAVA DI ESSERE AIUTATO IL FIGLIO DI UN CONTADINO CHE AVEVA FATTO SACRIFICI E NON TROVAVA LAVORO. CLIENTELISMO? ERA GIUSTO COSÌ…”

Fabio Martini per “la Stampa”

MASTELLA FORLANI E CIRIACO DE MITA

 

Pochi, come Clemente Mastella, hanno conosciuto politicamente Ciriaco De Mita e in questa intervista a La Stampa, l'ex pupillo racconta una storia italiana, di quelle che resero grande il Paese tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, la storia di un ragazzo dell'Irpinia che, passo dopo passo, diventò presidente del Consiglio. Dice Mastella: «Con De Mita si chiude un ciclo a suo modo "glocal": un leader che era riuscito a trasferire la cultura del villaggio dell'entroterra campano al governo dei processi politici nazionali. Per quegli anni fu un unicum».

CIRIACO DE MITA E CLEMENTE MASTELLA

 

Irpinia anni Cinquanta: ce la possiamo immaginare?

«No. De Mita viveva in una zona dove c'erano una Dc clericale e una Chiesa pre-conciliare. Questo lo portava ad essere spesso in dissenso. Lo chiamavano "comunistello di sacrestia", una definizione che ricordo perché 20 anni dopo la usavano anche per me. La prima volta non fu neppure eletto. Ci rimase male ma non si disamorò» .

MASTELLA DE MITA

 

Un giovane aspirante deputato come si faceva strada?

«Quando partecipai al mio primo congresso della Dc di Benevento, dissi a mio padre: "non venire, dirò cose ardite". E invece venne De Mita a sentirmi, io ero emozionato e gli dissi: "Non riesco a parlare! "».

 

Lei come lo chiamava? Onorevole?

«Si figuri che gli davo del voi! Ma poi si sviluppò un rapporto di paternità politica ed umana. Potevi capire, non capire, ma si pensava. Il voi lo superai, dicendogli: "onore', tutti le danno del tu e la gente non capisce perché l'allievo prediletto continua col voi!».

 

Nel 1976 lei entra nella mitica cordata di De Mita e ad appena 28 anni è eletto deputato; come riuscì a battere la concorrenza?

CIRIACO DE MITA E CLEMENTE MASTELLA

«Di me gli piaceva questo dato di giovinezza, accoppiata a una dose di intelligenza che riteneva io avessi. Io venivo da un paesino che portava poche preferenze eppure fui scelto tra tanti. Lui, Bianco, Gargani ed io, alle elezioni del 1976, ci presentammo con questa quaterna 1-9-7-6. Alle Europee 1988 prese un milione di preferenze. Mi chiamò col suo solito intercalare: "Dove sei? ". E io: "Ma dove vuoi che stia? A far follie? Sono distrutto!"».

 

Quando De Mita era il potente segretario della Dc, gli interessavano più la Rai o i giornali? Il suo rapporto con Eugenio Scalfari?

CLEMENTE MASTELLA E CIRIACO DE MITA

«I giornali gli interessavano più della tv. Ottimo il rapporto con Scalfari. Una volta lo accompagnai io a Nusco. Condividevano l'ostilità per Craxi».

 

Con Craxi De Mita perse il duello: quali erano i veri rapporti?

«Con Craxi in pubblico si combattevano, ma ogni tanto si appartavano senza che nessuno sapesse dove fossero. Andavano in un convento di suore sull'Appia Antica. Tra di loro c'era un riconoscimento reciproco di intelligenza».

 

ciriaco de mita e bettino craxi

Berlinguer?

«Ottimo rapporto, attraverso Tonino Tatò. Quando Berlinguer ebbe l'ictus fatale, chiamai De Mita alle 3 del mattino e lui mi rispose: "Una tragedia. Per tutti"».

 

Congresso Dc 1989, in campo le truppe mastellate: la vera storia?

«Martinazzoli aveva avuto spontaneamente 17 minuti di applausi e per De Mita volevamo arrivare a 18! Ne mancavano due, io ero esausto, stavo per cadere ma poi ce la facemmo».

de mita lama agnelli craxi

 

A lui quanto davano fastidio gli sfottò sul suo accento irpino?

«Era coltissimo. Gli veniva contestata la pronuncia. Forse gli dava fastidio, ma non lo ha mai ammesso. Diceva: se io parlo così qual è il problema?».

 

Il ritorno a Nusco come sindaco?

«Non era come il ritorno dei salmoni alle origini, ma c'era la politica come dovere di pensare alla propria comunità. Lui pensava che meritava di essere aiutato il figlio di un contadino che aveva fatto sacrifici e non trovava lavoro. Clientelismo? Era giusto così».-

CLEMENTE MASTELLA E CIRIACO DE MITA

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