maria elena boschi referendum costituzionale

MATTEO LE PROVA TUTTE PER STRAPPARE QUALCHE “SI” ALL’ESTERO: DALLA SCHEDA ELETTORALE SPEDITA CON I VOLANTINI DI PROPAGANDA, ALLE CENE NEI CONSOLATI - SEMBRA CHE NELL’ELENCO DATO AI COMITATO DEL “NO” NON CI SIANO NOMI ED INDIRIZZI, DISCHETTO VUOTO - NESSUNA GARANZIA DI SEGRETEZZA DEL VOTO

Luca Telese per La Verità

 

GUGLIELMO VACCAROGUGLIELMO VACCARO

«Diciamola così: le condizioni di segretezza, di garanzia e di non condizionamento del voto sugli italiani all' estero, in questo momento, non sono assolutamente garantite». È molto netto Guglielmo Vaccaro, deputato italiano, economista, a lungo impegnato in Argentina come responsabile del distretto agroalimentare di Nocera.

 

Vaccaro sta tornando proprio oggi da un giro elettorale in Sudamerica a favore del No, ed è un deputato del movimento Idea. Sulla strada del suo tour ha trovato le tracce di piccoli grandi boicottaggi delle iniziative di chi si oppone alla Riforma le racconteremo tra poco - e di tante iniziative dei nostri diplomatici (che in realtà dovrebbero essere arbitri imparziali) a favore del Sì.

 

Intanto la ruota continua a girare. Dopo tante polemiche le lettere di Matteo Renzi stanno arrivando - proprio in queste ore - a quattro milioni di italiani nel mondo, con qualche simpatico ed incredibile effetto boomerang a metà tra il comico e il grottesco. Ad esempio questo, clamoroso, scoperto ieri grazie ad una lettera di protesta: Rehov Lifshitz Nahum è un cittadino italiano (di intuibile origine ebraica) che ha ricevuto una lettera all' indirizzo: «Rehov Lifshitz Nahum 15, 93622 Jerusalem A1 Palestina». Un voto di certo perso, il suo, per Renzi, visto che per questo signore ricevere una lettera del premier ad un indirizzo che fa parte dello stato di Israele dal 1948, con un riferimento alla Palestina, è quasi un insulto. Dopo settant' anni di guerra civile, e dopo aver tenuto una linea orgogliosamente filoisraeliana, Renzi scivola su una buccis di banana e crea lo Stato di Palestina per via postale. Cult.

 

guglielmo vaccaroguglielmo vaccaro

Ma il nodo - errori a parte - è quell' indirizzario. Intorno a cui prendono corpo diversi interrogativi: chi lo ha consegnato ai comitati del Sì, in che modo la spedizione del volantino propagandistico si è collegata alla spedizione delle schede elettorali (secondo la Boschi le due lettere arriverebbero «insieme» in «successione cronologica»).

giuseppe garganigiuseppe gargani

 

Quanto è costata questa enorme commessa? Chi ha pagato? Ma soprattutto: come verranno garantite la trasparenza la segretezza del voto? In queste ore i comitati del No esaminano il famoso dischetto consegnato a Giuseppe Gargani, presidente di uno dei comitati: conteneva la lista degli indirizzi consegnata ai comitati del Sì? Gargani giura che non c' erano, il ministero lo corregge e dice di sì, scopriremo presto chi ha ragione.

 

Ma il j' accuse di Vaccaro, che vuole relazionare a Montecitorio su ciò che ha visto, si spinge anche oltre la questione della lista: «I consolati», attacca «hanno espresso giudizi di inopportunità sugli incontri organizzati a favore del No a cui io prendevo parte. Non solo: hanno anche fatto chiamare da un imprenditore di Buenos Aires colui che li organizzava. È normale?». Domanda retorica, ovviamente, che fa suonare un campanello di allarme. Il voto funziona così: plico e scheda, ricevuti a casa, vengono trasmessi al Consolato o all' ambasciata. Non c' è nessuna garanzia di segretezza, ovviamente, soprattutto nei passaggi intermedi.

renzi boschi referendumrenzi boschi referendum

 

Nei consolati non ci sono scrutatori. Entro la data ultima del 1 dicembre si chiuderà la «valigia» con tutte le schede ricevute e votate, che verranno trasmesse a Castelnuovo di Porto, nel seggio dove tradizionalmente vengono scrutinate. Nelle ultime elezioni tutti i parlamentari eletti sono diventati renziani, sei su sei si sono pronunciati a favore del Sì. A Buenos Aires l' incontro per il Sì è stato organizzato direttamente in ambasciata. A Cordova - in Argentina - è stato il console a convocare un rinfresco con il responsabile Esteri del Pd Enzo Amendola a favore del Sì, a cui sono stati invitati - dalla stessa rappresentanza diplomatica - gli imprenditori italiani che operano nella regione.

 

«Io», aggiunge Vaccaro «credo che il Parlamento debba inviare una delegazione di almeno venti deputati per vigilare sulla correttezza delle operazioni di raccolta delle lettere». Non si tratta di sospetti casuali: nel referendum sulle trivelle la percentuale dei voti nulli all' estero era vicina al 10%. In Italia era solo dello 0,4%: è possibile una tale discrepanza statistica tra chi vota in Italia e chi vive fuori? Il senatore Gaetano Quagliariello ha dei dubbi: «Di fronte a una scelta così facile, una percentuale di questo tipo non è giustificabile, anzi è sospetta. Ci vuole poco ad annullare un po' di voti non graditi, aggiungendo una croce invalidante».

renzi referendum costituzionalerenzi referendum costituzionale

 

Ma la notizia più incredibile, in questa folle rincorsa dei comitati del Sì ai voti più facilmente manipolabili arriva dalla Svizzera, dove la soave Maria Elena Boschi diventa virale grazie al video di una riunione pubblica a «Casa Italia» di Zurigo. In quell' incontro diversi partecipanti criticavano la complessità del quesito e ponevano insistenti domande alla mini stra. Che ad un tratto passa all' attacco: «Il testo della riforma è complicato? Leggete il quesito!». Geniale. Poi, di fronte alle obiezioni (insistenti) di una signora - come si dice ad Oxford - sbrocca.

boschi zurigoboschi zurigo

 

Alza il tono di voce e grida: «Però signora c' è un limite alla sopportazione!». Subito dopo, di nuovo, insinuando che fosse una provocatrice: «Adesso signora c' è un limite alla sopportazione di chi disturba un' iniziativa organizzata da altri!». In pratica le dà della Quinta colonna. Taci il nemico ti ascolta. I nervi sono a fior di pelle, perché la partita dell' italiani all' estero, può condizionare il risultato di quella che si gioca in Italia.

 

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