giorgia meloni donald trump

MELONI PROPRIO NON CE LA FA A PRENDERE LE DISTANZE DA QUEL FOLLE DI TRUMP – DOPO CHE IL TYCOON HA MINACCIATO DI “CANCELLARE UN’INTERA CIVILTÀ”, IERI PALAZZO CHIGI HA DIFFUSO UN COMUNICATO IN CUI RIBADISCE “LA FERMA CONDANNA NEI CONFRONTI DELLE CONDOTTE DESTABILIZZANTI DEL REGIME DI TEHERAN” E SI LIMITA A UN INVITO ALL’AMICO DONALD:  “È FONDAMENTALE DISTINGUERE TRA LE RESPONSABILITÀ DI UN REGIME E IL DESTINO DI MILIONI DI CITTADINI” – MENTRE LA GUERRA DEL GOLFO CAUSA DANNI PESANTI ALL’ECONOMIA ITALIANA, LA GIORGIA DEI DUE MONDI INSISTE NEL SUO EQUILIBRISMO PER NON FAR INCAZZARE TRUMP – DE ANGELIS: “MAI UNA CRITICA, ANCHE SE OGNI COSA CHE FA TRUMP È UN COLPO ALL'INTERESSE NAZIONALE. CI VUOLE LA SCOPPOLA DEL REFERENDUM E IL GASOLIO ALLE STELLE PER UN DISTINGUO POST-DATATO, SENZA NOMINARE TRUMP"

DALLA GUERRA A GAZA AL VENEZUELA FINO ALL’IRAN L’EQUILIBRISMO DI GIORGIA PER NON IRRITARE TRUMP

Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per "la Stampa"

 

giorgia meloni donald trump

In questi giorni di Apocalisse annunciata sull'Iran, sulla rete rimbalza il video di un comiziaccio toscano di Giorgia Meloni: «C'è una persona che si deve ringraziare, si chiama Donald Trump. Presidente degli Stati Uniti d'America. Repubblicano. In linea con i presidenti repubblicani, che solitamente la pace la portano e la guerra non la creano».

 

Sono i giorni degli accordi di Sharm el-Sheikh (ottobre scorso), in cui si sperticano gli osanna, quasi liberatori, dopo i mesi della carneficina su Gaza con la complicità del tycoon, segnati dal balbettio del governo italiano. […]

 

DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Con l'Iran ora vacilla anche Gaza, sta collassando il Libano e lo scenario aiuta Putin a vendere gas. Può dirsi rimandata anche la candidatura al Nobel per la pace auspicata poi dalla premier a gennaio, altro acuto per attestare una fedeltà, quando il mondo era già sulle montagne russe.

 

Insomma, mai una critica, anche se ogni cosa che fa il presidente degli Stati Uniti è un colpo all'interesse nazionale. E pure alla narrazione del "ponte" con la Casa Bianca, tutta domestica.

 

La nostra premier l'aveva imbastita sin dalla prima telefonata con Trump dopo la rielezione: nel comunicato si sottolinea la volontà comune di «lavorare in stretto coordinamento per promuovere stabilità e sicurezza, dall'Ucraina al Medioriente». Ops. Poi volò a Washington, alla cerimonia dell'insediamento.

 

VIGNETTA DI ELLEKAPPA - GIORGIA MELONI DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM SU GAZA

Unico premier europeo presente in sala. L'illusione è durata poco. E la storia diventa di imbarazzi praticati, intervallati da elogi sperticati. La prima mina sono i dazi, accolti da una cortina di silenzi e freno a mano tirato sulle contromisure europee. Solo in un secondo momento bollati come un «errore»: «Dovremmo andare in una direzione del tutto opposta».

 

Sono i mesi del flirt smaccato di Trump con Putin, di polemiche con i partener europei, di Zelensky bullizzato alla Casa Bianca, dove in primavera arriverà Giorgia Meloni. Solo in Italia poteva essere presentato dai cicisbei del potere di turno come una specie di nuova Yalta.

 

[…]

Questa la formula di rito usata da Giorgia Meloni: «Trump è un leader coraggioso, schietto, determinato, che difende i suoi interessi nazionali». E, per spiegare la relazione: «Io sono coraggiosa, schietta e determinata. Quindi tra amici e alleati ci si deve parlare con franchezza».

 

la risata di giorgia meloni davanti a donald trump 1

Macron, la domenica successiva, con franchezza va in Groenlandia, alle prime minacce di invasione. Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di agosto con Trump, glissa sul resto e plaude sull'Ucraina: «Grazie a lui qualcosa sta cambiando». Alla storia passa però il fuorionda: «Io non voglio mai parlare con la stampa italiana». E infatti ci parla solo nella conferenza stampa di inizio anno, che vale tutto l'anno.

 

Lì il caso è il Venezuela, dove Trump ha fatto fuori Maduro per governare coi sodali di Maduro, in nome del petrolio: «Un'operazione difensiva legittima contro il narcotraffico» aveva detto la premier a caldo.

 

[…]

 

MEME SU DONALD TRUMP E BENJAMIN NETANYAHU CHE DIMENTICANO DI AVVERTIRE GIORGIA MELONI

Stesso copione sugli omicidi a sangue freddo dei miliziani dell'Ice per le strade di Minneapolis. Non una parola, se non per prendersela con la sinistra che non li vuole alla Milano-Cortina: «Quelli che fanno polemica sono quelli che chiedono agli Stati Uniti di continuare a occuparsi della nostra difesa».

 

È sembrato per un attimo che potesse avere un sussulto europeista, sbandierando un asse franco-tedesco con Mertz. Ma è durato fino alle critiche al mondo Maga del cancelliere tedesco: «Non condivido», dice appena atterrata ad Addis Abeba. E annuncia, tra un video per Orban e una difesa del diritto di veto, che parteciperemo a quel comitato d'affari, che va sotto il nome di Board of peace, come osservatori: «Non capisco chi non capisce l'importanza di non autoescludersi». Gli altri mandano anonimi funzionari, noi il ministro degli Esteri.

 

donald trump giorgia meloni foto lapresse

Si arriva così all'Iran dove la formula è degna di Ponzio Pilato: «Non condivido né condanno» l'attacco, sferrato senza nemmeno avvisare i cosiddetti alleati. Ci vuole la scoppola del referendum e il gasolio alle stelle per un distinguo post-datato, senza nominare Trump e Netanyahu.

 

Ma un sussulto, dicasi uno, in nome di ciò che conviene all'Italia? Ecco, quando il tycoon ha criticato gli alleati che, in Afghanistan, si sarebbero tenuti lontani dalla prima linea: «Parole inaccettabili». Almeno sulla storia siamo intransigenti.

 

PALAZZO CHIGI: IL POPOLO NON PAGHI PER IL REGIME

Estratto dell’articolo di Gabriella Cerami per “la Repubblica”

 

guido crosetto - informativa alla camera - foto lapresse

A sera, il governo italiano racchiude in dodici righe il timore che tutto stia davvero sfuggendo di mano. Giorgia Meloni fa mettere agli atti in un comunicato ufficiale l'enorme preoccupazione per il «rischio di un'ulteriore escalation militare che potrebbe coinvolgere l'intero territorio iraniano, senza distinzione tra obiettivi strategici, militari e civili».

 

E chiede a Donald Trump, che ha minacciato «stanotte un'intera civiltà morirà», di preservare la popolazione iraniana e le infrastrutture civili da un'offensiva totale.

 

[...]  E così, dopo aver ribadito la «ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran», tra cui gli attacchi missilistici contro il Golfo, la repressione del popolo iraniano e il blocco dello Stretto di Hormuz, la premier chiede a Washington di «distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti».

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP

[...]  In mattinata era stato Guido Crosetto, in un'informativa alla Camera, a dire che l'Italia «non è in guerra con nessuno e rispetta i patti» che durano da tre quarti di secolo. Patti che rigurdano anche l'utilizzo delle basi americane in Italia, negate a Donald Trump per usi militari, ma concesse per attività logistiche.

 

Per l'esponente di governo non ci sono dunque strappi all'orizzonte, perché «nessun governo ha mai disatteso, messo in discussione o ventilato l'ipotesi di non attuare gli accordi bilaterali».

 

La maggioranza applaude. Dall'altra parte, la segretaria del Pd Elly Schlein ascolta seduta accanto alla sua capogruppo Chiara Braga. Poco più tardi la leader del Nazareno dirà che il ministro «è venuto in aula a fare l'informativa su quello che hanno fatto i governi precedenti invece che su quello che sta facendo il governo in carica. Deve dire quattro parole, Trump si deve fermare».

 

[...] A Montecitorio il ministro svicola le domande dirette su Trump, risponderà in serata ospite di Cinque minuti su Rai1. Sottolineando che l'Italia resterà nella Nato, immagina che il presidente degli Stati Uniti «vorrà scatenare un attacco più pesante di quelli scatenati finora».

 

guido crosetto – cinque minuti - foto lapresse

E poi si augura «che questa guerra possa finire come quella in Ucraina e tutte le altre». Secondo Crosetto, gli Stati Uniti «probabilmente pensavano che l'Iran si sarebbe piegato più facilmente. Così non è stato, è stato un errore di valutazione», ma è convinto, «un Paese non cade in una notte».

guido crosetto – cinque minuti - foto lapresseguido crosetto - informativa alla camera - foto lapresse

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