merkel renzi

MERKEL E HOLLANDE DANNO ORDINI A JUNCKER SU COME BASTONARE RENZI - LA CULONA VUOLE LA MANO FORTE, IL FRANCESE MENO - PER IL MOMENTO, SOLO QUALCHE SCHIAFFO SUI CONTI (PALESEMENTE GONFIATI) - MA LA MAZZATA PUO’ ARRIVARE A POCHI GIORNI DAL REFERENDUM - E PER IL BULLETTO SARANNO DOLORI

Ivo Caizzi per il “Corriere della Sera

 

L' Ue emerge ancora divisa sulle richieste italiane di maggiori margini di spesa nel bilancio, che scontano la tradizionale opposizione della Germania a un allentamento dei vincoli comunitari.

 

hollande merkel languidihollande merkel languidi

Il segnale lanciato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, davanti al presidente francese François Hollande e al numero uno lussemburghese della Commissione europea Jean-Claude Juncker (a una cena a Berlino con industriali del digitale), ha lasciato aperti i dubbi sugli spazi di ricomposizione del contrasto ufficializzato dal premier Matteo Renzi nell' ultimo summit Ue a Bratislava.

 

Merkel ha espresso la determinazione «a perseguire lo sviluppo economico per il bene delle persone nei nostri Paesi» e per creare «posti di lavoro», che sono gli obiettivi per cui Renzi aveva chiesto più flessibilità nei conti pubblici. Ma ha aggiunto che la Germania intende procedere con quanto concordato «a Bratislava», cioè con le soluzioni contestate dal premier italiano all' asse franco-tedesco soprattutto nelle politiche di bilancio e per l' emergenza migranti.

 

RENZI JUNCKERRENZI JUNCKER

La Commissione Ue dovrebbe fornire le valutazioni tecniche sui conti pubblici dell' Italia e lasciare poi la decisione ai ministri finanziari dell' Eurogruppo/Ecofin (e di fatto ai capi di governo). Ma al suo interno riflette le divisioni politiche tra commissari nordici di centrodestra filo-Merkel e quelli di centrosinistra dei Paesi mediterranei sostenitori di più flessibilità.

 

Bruxelles non ha così commentato l' orientamento del governo italiano ad aumentare deficit e debito appellandosi a «circostanze eccezionali». Ha rinviato alla valutazione del progetto di bilancio 2017, che deve essere presentato entro il 15 ottobre e dovrebbe vedere l' Italia, (con Francia, Spagna, Portogallo) andare oltre i vincoli concordati.

 

RENZI PADOANRENZI PADOAN

I commissari attendono il rientro di Juncker da Berlino, dove Merkel e Hollande dovrebbero avergli fornito la posizione dell' asse franco-tedesco nella valutazione dei bilanci nazionali. Juncker ha concordato con i membri della sua istituzione e con la maggioranza dell' Europarlamento una specie di mandato a mediare un avvicinamento tra Roma e Berlino-Parigi.

 

Merkel e Hollande, che affrontano le elezioni nel 2017, non sembrano avere interesse a esasperare il caso Italia. La cancelliera pretenderebbe solo richiami severi della Commissione per rassicurare gli elettori tedeschi contrari a una Ue troppo morbida con i Paesi mediterranei. Hollande non intenderebbe farsi spiazzare dal centrodestra francese intenzionato a promettere lo sfondamento dei vincoli Ue per rilanciare l' economia.

Gianni Pittella Gianni Pittella

 

Juncker non media per altruismo. Se nell' Europarlamento saltasse la maggioranza tra gli europopolari di Merkel e gli eurosocialisti di Renzi, potrebbe cadere rovinosamente su una delle periodiche mozioni di sfiducia provocate dalle ombre nel suo passato in Lussemburgo o dai modesti risultati a Bruxelles.

 

Il capogruppo degli eurodeputati socialisti Gianni Pittella si dice convinto da tempo che l' istituzione di Juncker mostrerà un atteggiamento «positivo» sui conti pubblici dell' Italia. Gli sfondamenti per emergenza immigrazione, terremoto e scuole verrebbero accettati come «circostanze eccezionali».

 

La sollecitazione della Commissione Ue di più posti per i migranti nei centri di accoglienza italiani sembra avvalorare questa interpretazione. Ma i commissari Ue filo-Berlino, guidati da Valdis Dombrovskis, Jyrki Katainen e Günther Oettinger, attendono un segnale preciso della cancelliera, prima di assecondare le aperture a Renzi di colleghi eurosocialisti come Pierre Moscovici e Federica Mogherini .

IL PRIMO MINISTRO FINLANDESE JYRKI KATAINEN IL PRIMO MINISTRO FINLANDESE JYRKI KATAINEN LETTONIA ENTRA NELL'EUROZONA - Il primo ministro Valdis DombrovskisLETTONIA ENTRA NELL'EUROZONA - Il primo ministro Valdis DombrovskisMOGHERINI IN LACRIMEMOGHERINI IN LACRIME

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…