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METTI UNA SERA A UNA CENA SALA, RUFFINI, DELRIO E PRODI: PROVE TECNICHE PER UNA MARGHERITA 2.0 – PRIMA DI NATALE, A CASA DEL "PROFESSORE", E’ STATA TRACCIATA UNA ROAD MAP PER DARE CORPO A UNA NUOVA LISTA MODERATA DEL CENTROSINISTRA CHE ESPRIMA IL CANDIDATO PREMIER. ASSENTE GIUSTIFICATO GAETANO MANFREDI CHE, FORTE DEL SUO RAPPORTO CON IL M5S, NON DISDEGNEREBBE ESSERE LUI L’ANTI-MELONI - AL MOMENTO PER LA COSTRUZIONE DEL FRONTE MODERATO SI INTRAVEDONO ALMENO DUE PROBLEMI. IL PRIMO SI CHIAMA MATTEO RENZI. IL LEADER DI ITALIA VIVA È CONSIDERATO TROPPO INGOMBRANTE. L’ALTRA GRANA È SILVIA SALIS. LA SINDACA DI GENOVA NON È STATA INVITATA AL CONCILIABOLO, FORSE PERCHÉ…

 

 

Articolo di Susanna Turco per https://lespresso.it - Estratti

 

ROMANO PRODI A OTTO E MEZZO

Bologna, prima di Natale. Cena di auguri e propositi per il nuovo anno, nientemeno che a casa di Romano Prodi. Ospiti, tra gli altri, il vicecapogruppo del Pd alla Camera Paolo Ciani, area Demos vicina a Sant’Egidio, il sindaco di Milano Beppe Sala, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini.

 

Un invitato manca all’appuntamento, scusandosi tanto: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Un altro, al contrario, c’è e non sarebbe mancato per niente al mondo: il senatore Graziano Delrio, ex ministro, ex renziano, anima inquieta del Pd.

 

Argomento della cena: fissare una road map dell’anno nuovo per dare corpo all’araba fenice del centrosinistra, costruire un luogo adatto a tutti quelli che non vogliono stare nel Pd di Elly Schlein, considerato troppo a sinistra, e nel M5S di Giuseppe Conte, considerato troppo variabile. Un obiettivo su cui i commensali sono uniti, anche se nell’ultimo anno si sono divisi sulle strade per arrivarci.

 

ernesto maria ruffini

Il primo a muoversi, un anno fa, era stato Delrio. Organizzò a Milano un’iniziativa pubblica di Comunità democratica, con Prodi collegato e Sala in presenza (...)

 

Anche Sala, nel suo peregrinare vasto quanto il suo secondo mandato da sindaco, nell’ultimo anno ha incrociato ambienti cattolici di vario conio. Ve ne è una traccia pubblica: a metà maggio partecipò a un incontro a Matera, sul palco con Andrea Riccardi, ex ministro e fondatore della Comunità di Sant’Egidio (Ciani in prima fila), e Angelo Chiorazzo, anima di Basilicata casa comune (11 per cento alle regionali 2024), candidato governatore mancato, adesso vicepresidente del Consiglio regionale lucano. Argomento della giornata: costruire un fronte moderato. L’incontro venne interpretato come la discesa del sindaco verso la politica nazionale. «Cattolici-laici, Sala lancia la “casa comune” al centro», titolò compiaciuto Avvenire. Poi è arrivata l’estate. Un po’ come per Ruffini.

 

graziano delrio

Ora però, hanno concordato i commensali prima di Natale, è giunta l’ora di concretizzare qualcosa (...) Lo schema di fondo, il modello, somiglia a quello che portò alla costituzione della Margherita. Quando nel 2001 la candidatura a premier di Francesco Rutelli, fin lì sindaco di Roma, aprì la strada alla federazione tra schegge vaganti negli anni tra il post Tangentopoli e il post primo Ulivo. Il movimento Democrazia è libertà, con simbolo appunto la margherita, nacque da quattro petali: i Popolari, l’Asinello di Prodi, la Lista Dini e l’Udeur di Clemente Mastella.

 

 

Funzionò: alle elezioni la candidatura di Rutelli a premier trascinò in alto anche la lista, che a sua volta conferì un peso politico al nome di chi la guidava (al proporzionale la Margherita arrivò due punti sotto ai Ds), evitando che il leader diventasse ostaggio dei partiti che lo sostenevano, come invece era accaduto con Prodi (il quale pure, a differenza di Rutelli, le elezioni le aveva vinte).

beppe sala e chiara bazoil foto lapresse

 

(...) I riflettori, al momento, sono puntati soprattutto su Manfredi. Primo cittadino di Napoli, sindaco dei sindaci in quanto presidente dell’Anci, ministro col Conte giallorosso e primo esempio di candidato condiviso dal campo largo, ex rettore e capo dei rettori, sempre prudentemente un passo indietro rispetto agli eccessi da sovraesposizione, abile nell’usare i fondi del Pnrr e nel farlo sapere, Manfredi è stato sotto coperta fino all’elezione del fratello Massimiliano a presidente della giunta regionale della Campania di Roberto Fico.

 

Per poi rilasciare un’intervista al Foglio, pubblicata il giorno in cui in Consiglio regionale votavano l’altro Manfredi, che può essere letta come un segnale positivo ai commensali della cena prenatalizia di Bologna. È in effetti una vera intervista da candidato premier, dove parla di «modello Napoli» e del sogno di un nuovo Titolo V, dove dice no alle primarie salvo che non siano meramente «confermative» (altrimenti meglio un bel «tavolo di coalizione») e parla di Prodi e Gentiloni come di modelli. Su Prodi: «Mi onoro della sua amicizia e dico che l’Italia ha bisogno dei suoi consigli». Su Gentiloni: «Paolo lo conosco da tanti anni.

 

Ha una credibilità europea e il futuro dell’Italia si giocherà sempre più in Europa. Abbiamo bisogno di queste personalità e non di un partito monolitico».

 

gaeteano manfredi in versione cardinale

Al momento, sulla strada verso la costruzione del fronte moderato, si intravedono almeno due problemi. Il primo si chiama Matteo Renzi. Il leader di Italia viva è considerato troppo ingombrante per qualsiasi parte nella commedia del centro. Che lui non ha alcuna intenzione di lasciare: al passo coi tempi, ha già archiviato la Casa riformista e ormai parla solo di Margherita 2.0. Mentre, in chi dovrebbe costruirla, il solo evocarlo suscita sentimenti che vanno dal panico al terrore, ma anche la sofferta consapevolezza che di lui non si possa fare a meno.

 

 

Né del resto c’è alcuno che possa dire di non averlo in bio: fu il governo Renzi a nominare Ruffini ad di Equitalia, fu Renzi a fare Sala ad di Expo e poi a sceglierlo per la corsa su Milano. Quanto a Delrio, non solo Renzi lo volle ministro ma lo chiamava direttamente Mosè. Tutti ci hanno prima o poi litigato: ritrovarsi alla fine con l’ex premier dentro casa suscita sentimenti indicibili.

 

silvia salis matteo renzi

L’altro problema si chiama Silvia Salis. La sindaca di Genova non è stata invitata al conciliabolo, forse perché appartiene ad altri giri. O forse perché la modalità «maschi adulti nella stanza» con cui è stata fin qui trattata Elly Schlein si abbatte anche su di lei. Ma la sua sola presenza sulla scena politico-mediatica segnala il problema: davvero il nome del candidato del centrosinistra, il più concorrenziale, può essere solo quello di un maschio di una certa età? O la questione di battere Giorgia Meloni è solo una fra le tante?

 

Non è dato sapere se la riflessione si sia spinta fin qui. Per adesso, dopo essere andati a cercare benedizione da Prodi, gli erranti in cerca di un centro hanno stabilito di rivedersi a gennaio. E di lanciare qualcosa di pubblico in aprile. Forse una costituente, brivido.

ernesto maria ruffiniERNESTO MARIA RUFFINI - PIU UNO, LA POLITICA DELL UGUAGLIANZA SILVIA SALIS CON MATTEO RENZI gaetano manfredi – assemblea annuale anciBEPPE SALA MATTEO LEPORE E SILVIA SALIS ASCOLTANO MOHAMMAD HANNOUN ALLA MANIFESTAZIONE PRO-PAL DI GENOVAIL SITO DI PIU UNO - IL MOVIMENTO DI ERNESTO MARIA RUFFINI sergio mattarella saluta romano prodi all assemblea annuale dell anci

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