beppe grillo vito petrocelli

NASCONDERSI DIETRO UN VITO - ORA TUTTI A STREPITARE CONTRO PETROCELLI, MA IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ESTERI DEL SENATO INTERPRETA ALLA PERFEZIONE LA LINEA IN POLITICA ESTERA DEL MOVIMENTO 5 STELLE DELLE ORIGINI. NON A CASO IERI BEPPE GRILLO HA PUBBLICATO SUL BLOG UN ARTICOLO PRO-CINA DEL SOLITO PROFESSOR FABIO MASSIMO PARENTI. INDOVINATE CHI È IL POLITICO ITALIANO DI CUI PARENTI CONDIVIDE, PIÙ DI OGNI ALTRO, IDEE E POSIZIONI IN MATERIA DI POLITICA ESTERA? PETROCELLI, OVVIAMENTE…

vito petrocelli 7

Federico Capurso per “La Stampa”

 

Il senatore Vito Petrocelli è sempre più isolato, tra il procedimento di espulsione dal Movimento e il tentativo di rimuoverlo dalla presidenza della commissione Esteri.

«Vergognoso», strepita sui social, rivendicando la coerenza della sua posizione in politica estera, «la stessa del governo Conte I e del programma con cui sono stato eletto, prima che arrivassero il Pd e Draghi».

 

ARTICOLO FILO-CINESE DI FABIO MASSIMO PARENTI SUL BLOG DI BEPPE GRILLO - 27 APRILE 2022

Ma per Petrocelli il vero problema non è lo strappo con il suo partito, né l'alleanza con i Dem o l'appoggio al governo Draghi: «Mi fa soltanto un po' male - scrive - il silenzio assordante di Beppe». Ecco, è la distanza che per la prima volta sente con Beppe Grillo; di questo, soprattutto, non riesce a farsene una ragione.

 

Perché tra i due c'è un filo rosso che li lega da anni e che si è stretto proprio attorno a una comune visione di politica estera: l'amore per il regime cinese. E di sponda, per la Russia. Petrocelli si definisce «filocinese» e Grillo da anni usa il suo blog come megafono della propaganda della Repubblica popolare.

 

FABIO MASSIMO PARENTI

Quando non lo fa in prima persona, si avvale dei contributi di Fabio Massimo Parenti, un professore di geopolitica che insegna - non a caso - alla China foreign affairs university di Pechino. E chi è il politico italiano di cui Parenti condivide, più di ogni altro, idee e posizioni in materia di politica estera? Petrocelli, ovviamente.

 

Ne rilancia tweet, pensieri e spunti. Un triangolo di ferro che ora appare spezzato, ma che sopravvive nella vicinanza di idee. Proprio ieri, poche ore prima dello sfogo del senatore, Grillo pubblica infatti sul suo blog un articolo di Parenti in cui si sostiene che la Cina può «fornirci un approccio unico ed efficace per costruire la pace» attraverso la sua «globalizzazione inclusiva».

 

IL TWEET DI PETROCELLI CON LA Z DI PUTIN

Un modello che - vale la pena ricordarlo - si avvale di un sistema di prestiti a Paesi economicamente poveri, ma ricchi di materie prime, per aumentarne il debito pubblico e tenerli al giogo.

 

Eppure, «l'Occidente - scrive Parenti - non sta investendo in piani per l'integrazione, ma sta scegliendo la corsa al riarmo, che può e deve essere assolutamente fermata».

 

Così, il filo gira e chiude il cerchio. Il problema di Grillo, Parenti e Petrocelli, partendo dalla Cina come promotrice di pace, arriva al rifiuto del riarmo dei paesi occidentali (dimenticando, forse, il recente piano cinese di riarmo nucleare e di enormi investimenti in tecnologie militari).

 

Beppe Grillo con l ambasciatore cinese Li Junhua

Nella linea politica di Grillo, più filocinese che pacifista, si innesta anche la nuova posizione del M5S di Conte, che chiede al governo di stabilire prima l'uso che si farà delle armi che stiamo inviando in Ucraina, se per difendersi o per contrattaccare.

 

E lo stesso Petrocelli, nelle ultime settimane, aveva lanciato strali contro l'invio di aiuti militari in Ucraina - ma senza fare le distinzioni che fa Conte - e si è ritrovato solo, con i parlamentari M5S intenti a cannoneggiare contro di lui per spingerlo alle dimissioni da presidente della commissione Esteri.

mario draghi e luigi di maio alla camera

 

Anche il titolare della Farnesina Luigi Di Maio, da Strasburgo, gli chiede di «considerare la situazione e dimettersi dalla presidenza. C'è un parere unanime dei gruppi parlamentari che gli chiede di lasciare».

 

La formula per costringerlo a un passo indietro, però, deve essere ancora trovata. La giunta per il Regolamento del Senato si è riunita ieri, ma non ha ancora individuato quali siano le strade legittime per arrivare alla sua rimozione.

GIUSEPPE CONTE VITO PETROCELLI

 

Certo, potrebbe sempre convincerlo Grillo, se non fossero già chiare le sue idee. -

vito petrocelli 5

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…