UNA NAZIONE SENZA UN’IDENTITÀ CONDIVISA È UNA NAZIONE DEBOLE E INCOMPIUTA – “LA STAMPA”: “LA STORIA DI QUESTO 25 APRILE È LA STORIA DI UN 25 APRILE ROVESCIATO. LA FESTA DELLA NOSTRA IDENTITÀ DEMOCRATICA, SI TRASFORMA, NELLE PIAZZE, NEL SUO OPPOSTO, DOVE OGNUNO SI SENTE LEGITTIMATO A FARE I CONTI CON CHI LA PENSA IN MODO DIVERSO. CHI SPARA A VOLTO COPERTO ALL'ANPI. CHI IMPEDISCE ALLA BRIGATA EBRAICA DI SFILARE. DENTRO QUESTO ROVESCIAMENTO C'È IL PROBLEMA” – DA MELONI, CHE NON RIESCE A FARE UN GESTO DA LEADER DI TUTTI, A SCHLEIN E CONTE, CHE EVITANO LE PIAZZE DIVISIVE ALLA VERGOGNOSA CENSURA DELLE BANDIERE UCRAINE (CIOÈ DEL POPOLO CHE STA DIFENDENDO LA LIBERTÀ EUROPEA)
Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per “la Stampa”
SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI 25 APRILE
Potremmo discettare a lungo su ognuno dei tanti 25 aprile celebrati dalla "politica", intesa come classi dirigenti. Soffermarci, ad esempio, sul passo avanti di Giorgia Meloni, meno trattenuta nelle dichiarazioni rispetto agli anni passati, ove parla apertamente di «oppressione del regime» e non solo di «valori conculcati» dal fascismo. Non banale, letta con le lenti del suo mondo (vedi la voce: Ignazio La Russa).
Oppure, sempre a proposito della premier, sottolineare come, sia pur all'interno di un impianto politicamente corretto e condivisibile, manchi ancora il gesto che sorprende. Da leader di tutti, che non ha remore nel far proprio [...] quel giacimento di risorse politico-valoriali su cui si fonda la Repubblica.
Silvio Berlusconi andò ad Onna. Nicolas Sarkozy, appena eletto, dispose che, nelle scuole francesi, fosse letto il messaggio di un giovane partigiano comunista («possa la mia morte servire a qualcosa»). Insomma, ce ne sarebbero di luoghi dove mettere, anche in silenzio, un fiore su una tomba, per chiudere, una volta per tutte, non tanto il rapporto col fascismo, ma quello tormentato con l'antifascismo, parola ancora tabù.
Potremmo anche poi passare al racconto del perché di questa o quella scelta. Elly Schlein che, diversamente dagli altri anni, ha evitato la piazza di Milano (e si capisce perché) preferendo una celebrazione più istituzionale a Sant'Anna di Stazzema. O Giuseppe Conte a Napoli, al monumento per Salvo D'Acquisto [...]. Figura di un martire non ascrivibile alla resistenza "rossa".
milano brigata ebraica al corteo del 25 aprile 4
[...] E tuttavia, il punto è ben altro. La storia di questo 25 aprile è la storia di un 25 aprile rovesciato. La festa della nostra identità democratica, si trasforma, nelle piazze, nel suo opposto, dove ognuno si sente legittimato a fare i conti con chi la pensa in modo diverso.
Chi spara a volto coperto all'Anpi, episodio che tanto assomiglia alla simulazione di un atto di terrorismo. Chi – ed è il caso di Milano – impedisce alla brigata ebraica di sfilare proprio in nome dell'antifascismo. E in queste dimensioni non era mai accaduto.
manifestazione 25 aprile a roma 3
Dentro questo rovesciamento c'è il problema, non dell'oggi. Che riguarda un tema antico: la fragilità della nostra identità nazionale. La nazione, per dirla con lo storico Ernst Renan, è un plebiscito quotidiano. Si nutre di simboli, bandiere comuni, celebrazioni condivise, come sono, ad esempio, il 4 luglio americano o il 14 luglio francese. Non è questa la storia del 25 aprile, nel Paese delle memorie quotidianamente divise ove, finita l'era dei partiti di massa, non si pratica più una sana pedagogia repubblicana, ma un rituale stanco tra reticenze di una parte e pigrizia dagli altri, piuttosto inclini ad appaltare a Bella Ciao un deficit di contenuti per il qui ed ora.
A rischio di apparire un po' demodè e in lite col presente, per trovare una chiave per l'oggi potremmo prendere a prestito da Walter Benjamin, grande intellettuale del secolo scorso, il concetto di "rammemorazione". Non è il ricordo di un passato che resta lì, come in una teca.
Da commemorare o esibire. Ma "un futuro del passato", ovvero lo sforzo di farne vivere lo spirito – ansie, speranze, senso – dentro il tempo che è dato di vivere. Il passato come anima del presente.
manifestazione 25 aprile a roma 2
Ebbene, alle radici della scissione tra lo spirito del giorno e ciò che è successo c'è anche questo. Un deficit di "egemonia" politico-culturale. L'unico che si è misurato con la "rammemorazione" è quell'incarnazione vivente della Costituzione che va sotto il nome di Sergio Mattarella. Nei suoi discorsi sulla «barbarie» e sulla «libertà», e in quell'esortazione «ora e sempre Resistenza» c'è tutta l'urgenza di difendere e far vivere – politicamente, non retoricamente - quei valori nella realtà attuale segnata dalla crisi delle democrazie e dalla fine dell'ordine mondiale nato proprio dalla sconfitta dei fascismi.
milano brigata ebraica al corteo del 25 aprile 5
Ma se la democrazia è in crisi, una delle ragioni sta proprio nella debolezza delle sue leadership, di cui la retorica muta e buona solo per il proprio recinto di adepti ne è la rappresentazione icastica.
Ma se la bussola è davvero la Costituzione, omaggiata per un giorno da tutti, come la mettiamo con tutto ciò che sa di trumpismo o di antisemitismo? L'operazione è dura, perché implica non solo il prendere le distanze da errori o degenerazioni, ma sancire una incompatibilità. Democratica, appunto.
