donald trump - giorgia meloni - meme by edoardo baraldi

NEL MONDO DI “MAGA MELÒ” – FILIPPO CECCARELLI RIPERCORRE LA FASCINAZIONE DI GIORGIA MELONI PER TRUMP, CHE SI È TRASFORMATA IN VASSALLAGGIO, E I SUOI SCIMMIOTTAMENTI DEL MONDO MAGA: “IL GUAIO VERO, PER MAGA MELÒ, STA NEL FATTO CHE NELL'ERA SELVAGGIA DEL FERRO E DEL FUOCO, NON SI PUÒ ESSERE PATRIOTI DI DUE PATRIE O, PEGGIO, DI UNA PATRIA ALTRUI. CON IL CHE LE ATTRAZIONI IDEOLOGICHE NON VANNO D'ACCORDO (VEDI I DAZI E TUTTO IL RESTO) CON GLI INTERESSI NAZIONALI. IN ALTRE PAROLE: SOVRANISTA GRANDE MANGIA SOVRANISTA PICCOLA….”

Estratto dell’articolo di Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKH

Per quanto sia saggio diffidare delle formulette a effetto, e ancora di più delle immagini tratte da personaggi della cultura pop, ieri la premier italiana ha vinto il trofeo di vicinanza e affinità ideologica a Trump meritandosi, sia pure per un giorno, il titolo europeo di Maga Melò. Che non suoni irrispettoso, la strega della Spada nella roccia c'entra solo per assonanza.

 

Quando nell'ormai remoto settembre del 2018 i fratelli d'Italia invitarono ad Atreju Steve Bannon, non si può dire che Giorgia ne fosse rimasta così contenta. Eccitato dalla Città eterna, l'allora teorico presidenziale dell'Alt-right si inerpicò in una delle sue sparate mischiando le radici cristiane con Sparta e perfino con i fratelli Gracchi.

 

giorgia meloni e steve bannon ad atreju - 2018

Il giorno dopo, a scanso di equivoci, Meloni chiarì in televisione: «Non mi faccio dire cosa fare da un americano, né — soggiunse per educazione — da un francese o da un tedesco, insomma da nessuno. Mi considero troppo patriota».

 

È possibile che dipendesse anche dal fatto che in quel momento, per Trump e i suoi compari suprematisti Giorgia rappresentava una terza scelta, dopo "Giuseppi" e Salvini. [...]

 

Otto anni in politica sono una tale eternità che, una volta divenuta premier, fece addirittura in tempo a lasciarsi schioccare un bacione in fronte da rimbam-Biden. Ma poi, tornato Trump alla Casa Bianca sull'onda Maga, nell'aprile scorso Meloni non solo riuscì a farsi perdonare, ma rilanciò la fatidica sigla lievemente mutandola a vantaggio dell'intero occidente, Make West Great Again.

 

IL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI

L'imperatore, che nei giorni di buonumore già l'aveva coperta di complimenti — «fantastica», «bellissima», «donna eccezionale», «che bel suono ha il suo italiano», attribuendole perfino il soprannome di "Spitfire", come un aereo da guerra, secondo indiscrezioni raccolte da Gigi Bisignani — insomma, Trump ne fu molto lieto.

 

Lei, che non è sciocca, comprese subito i benefici e i rischi del farsi portabandiera di quella specie di tirannia anarchica che viveva di predazioni, predicazioni e affari; senza programmi, per giunta, se non la promessa messianica di un ritorno all'età dell'oro. [...]

 

Più che una fascinazione o una moda, come la intese Gennaro Sangiuliano indossando il cappellino rosso Make Napoli Great Again sullo sfondo del Vesuvio, c'è materia per dire che la "guerra culturale" di Trump è per Meloni un trascinamento, un investimento e, in fondo, una scelta tanto obbligata, però, quanto complicata.

 

gli sguardi di giorgia meloni a donald trump video di smar gossip su tiktok 5

A livello di idee e progetti, come tutti gli altri partiti di oggi Fratelli d'Italia assomiglia a un parco giochi gonfiabili, a un minestrone scipito e a una scatola vuota. Né francamente basta a dargli contenuto e spessore la scritta sul muro di qualche idiota «Meloni come Kirk», ma neanche la retorica della premier per cui «è per me motivo di orgoglio perché Kirk ha fatto della sua vita una battaglia» eccetera.

 

Le somiglianze con il movimento Maga sono, per quanto riguarda Palazzo Chigi, abbastanza visibili a occhio nudo: rivendicazione identitaria, revanchismo, rancore, riflesso securitario, contrasto all'immigrazione, rafforzamento dei poteri esecutivi, fastidio per i contrappesi (stampa e magistrature), archiviazione della solidarietà, allergia per le rivendicazioni delle minoranze che in America si fanno rientrare nella cultura woke mentre in Italia Meloni, con assidua genericità, mette sistematicamente in conto a «la sinistra».

 

MEME SU DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI BY EMILIANO CARLI

Ma il problema non è tanto che pure Salvini, in parte Forza Italia e adesso Vannacci la pensano più o meno allo stesso modo dando vita a una vistosa competizione. Il guaio vero, per Maga Melò, sta nel fatto che nell'era selvaggia del ferro e del fuoco, dell'irragionevolezza strisciante e dell'imprevedibilità sistemica, non si può essere patrioti di due patrie o, peggio, di una patria altrui.

 

Con il che le attrazioni ideologiche non vanno d'accordo — vedi i dazi e tutto il resto — con gli interessi nazionali. In altre parole: Sovranista grande mangia sovranista piccola. Meloni certamente lo sa e anche se non può dirlo, lo fa capire con astuzie diplomatiche, scatti, slanci, compromessi, acrobazie, sottintesi e sudditanze, ma per quanto ancora?

donald trump e giorgia meloni vertice bilaterale improvvisato al g7 di kananaskis 1GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP gli sguardi di giorgia meloni a donald trump video di smar gossip su tiktok 7giorgia meloni e steve bannon ad atreju - 2018

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