SCAPPARE DALLA CASA BIANCA - ESASPERATO DAL CONGRESSO E DAI POLITICI, OBAMA NON NE PUO’ PIU’ DI WASHINGTON: PREFERISCE IL GOLF, IL BILIARDO E LE CENE CON ELKANN E PIANO

Paolo Valentino per “Il Corriere della Sera

 

BARACK OBAMA SI TOGLIE LA GIACCA BARACK OBAMA SI TOGLIE LA GIACCA

Nei sei anni alla Casa Bianca, giusta la contabilità statistica tenuta dal collega Mark Knoller della Cbs, Barack Obama è andato 179 volte a giocare a golf. Solo Eisenhower, che però ci andava quasi ogni giorno, lo supera in frequenza. Ma quella del green è per il Presidente degli Stati Uniti solo una delle occasioni per uscire dalle mura della West Wing. Negli ultimi mesi, con la sua agenda legislativa di fatto paralizzata, il livello di popolarità al minimo storico del 40% e una crescente difficoltà a influire sulle crisi internazionali, Obama non perde opportunità per una puntata extra-moenia.

 

SPECIALE LUGLIO I PERSONAGGI PI RAPPRESENTATIVI DEGLI USA BARACK OBAMA SPECIALE LUGLIO I PERSONAGGI PI RAPPRESENTATIVI DEGLI USA BARACK OBAMA

Il Presidente sembra in fuga dalla Casa Bianca. Apparentemente stufo e incapace anche di dissimulare un disamore verso la capitale e i suoi riti politici, forse antico ma sicuramente cresciuto nell’ultimo anno, fino a tracimare in forme casuali e sostanziali. Chiamatela pure «cabin fever», la smania di uscire da un luogo claustrofobico, come dicono i suoi collaboratori, ai quali, per sua stessa ammissione, Obama ha impartito un ordine inequivocabile: «Tiratemi fuori da Washington».

 

Così, in una serie di fuori programma molto ben programmati e fotografati, solo nell’ultima settimana il Presidente si è fatto una passeggiata da Starbucks a un isolato dalla Casa Bianca, è sbucato per un hamburger a un fast-food di Alexandria, in Virginia, si è fermato a mangiare il burrito da Chipotle e le costolette di maiale a un Franklin Barbecue durante la visita in Texas, si è fatto una birra e ha giocato a biliardo nella tappa a Denver, in Colorado.

 

CONGRESSO Obama Health Care Speech to Joint Session of Congress CONGRESSO Obama Health Care Speech to Joint Session of Congress

Dove però l’ambizione evidente di accreditare l’immagine di un leader in sintonia con l’America profonda, tradisce un’esasperazione più viscerale e per alcuni preoccupante. E’ come se, dopo aver vinto grazie a una narrativa politica di riconciliazione e dialogo, Obama abbia abbandonato ogni volontà vera o presunta di lavorare con il Congresso, dove i repubblicani continuano a fargli una guerra totale.

 

Tanto più che il nostro non fa nulla per nascondere che il suo cuore batta altrove e che la sua stima dei politici di Washington sia prossima allo zero: «Pensate che non dedico abbastanza tempo al Congresso? Provateci voi a prendere un drink con Mitch McConnel», ripete riferendosi al querulo leader della minoranza repubblicana al Senato.

 

GINEVRA LAPO ALAIN E JOHN ELKANNGINEVRA LAPO ALAIN E JOHN ELKANN

Molto più dei politici, il Presidente preferisce gli intellettuali, all’occorrenza anche ricchi e famosi. Ed è questa l’altra faccia della fuga di Obama da Washington, molto osservata e discussa sui media americani. La prova numero uno rimane la cena di fine marzo a Villa Taverna, che il Presidente chiese di organizzare su due piedi a John Phillips, il suo ambasciatore, appena atterrato a Roma.

 

«Fu una serata molto piacevole, trascorsa discutendo serenamente di cose importanti come l’architettura, la scienza, la città», ha raccontato il senatore Renzo Piano, invitato eccellente insieme alla fisica Fabiola Gianotti, al presidente della Fiat Jaki Elkann e a sua sorella Ginevra. Ieri il New York Times ha rivelato che era della partita anche l’amministratore delegato della Roma, Italo Zanzi, un repubblicano che negli Stati Uniti è stato candidato alla Camera in un collegio di New York. E Obama si è molto divertito ad ascoltare alcune punzecchiature calcistiche tra lui e lo juventino Elkann.

 

RENZO PIANO jpegRENZO PIANO jpeg

L’architetto Piano ha descritto un presidente «molto curioso e interessato». Proprio la curiosità e l’interesse che molti gli rimproverano di aver perso o non aver mai avuto verso i «nuts and bolts», i dettagli della politica. E’ un fatto che di cene intellettuali e glamour, che vanno avanti per ore, Obama non sembra mai sazio: alla Casa Bianca con il regista Ken Burn, l’imprenditrice Anne Wojcicki e il suo (ora ex) marito e co-fondatore di Google Sergey Brin, Bono, Morgan Freeman, Will Smith; o da Helen a Parigi, con un gruppo di «maitre a penser» messi insieme dal suo amico Laurent Delanney, top manager del circuito tennistico Atp. «Gli rinfrescano la mente, gli danno nuove idee», dice Valerie Jarrett, consigliere e amica del presidente. Forse è vero, ma se fugge dallo Studio Ovale come farà a farne tesoro?

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