giuli buttafuoco meloni gregoretti

ORMAI BUTTAFUOCO SEMBRA UN TROLL: SI DIVERTE A PROVOCARE IL SUO EX AMICO GIULI – IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE RICEVE DUE DEPUTATI DEL M5S (PARTITO FILO-RUSSO) E CAUSA ALTRO IMBARAZZO AL MINISTRO DELLA CULTURA, CHE DISERTERÀ L’APERTURA DELL’EVENTO DOPO LE POLEMICHE SULL’APERTURA DEL PADIGLIONE DI MOSCA - ALBERTO MATTIOLI: “SI POTRÀ SOMMESSAMENTE DIRE CHE NELLA GRANDE QUERELLE DELLA BIENNALE HANNO RAGIONE IL MINISTRO GIULI, IL GOVERNO ITALIANO E L'UNIONE EUROPEA CHE NON CI VOGLIONO IL PADIGLIONE RUSSO? LA BIENNALE È AUTONOMA MA NON PUÒ FAR FINTA CHE NON SIA IN CORSO UNA GUERRA E DELLE SANZIONI. FORSE LA VERA NOTIZIA È QUESTA: LA DESTRA CHE IN CAMPO CULTURALE NE FA UNA GIUSTA”

ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO

CASO BIENNALE, L’ASSE DEL PRESIDENTE CON I 5STELLE ULTIMO SCREZIO COL GOVERNO

Estratto dell’articolo di Niccolò Carratelli per “la Stampa”

 

Raccontano che Alessandro Giuli sia «stufo». [...] «Stufo dei capricci e dei capricciosi veneziani», riferiscono fonti del ministero. Perché è in laguna che si concentrano i due dossier che più stanno creando problemi ai piani alti di via del Collegio Romano: la Biennale guidata dall'ex amico Pietrangelo Buttafuoco e il teatro La Fenice diretto da Beatrice Venezi.

 

La decisione di Giuli di disertare gli appuntamenti dell'Esposizione d'arte, in particolare l'inaugurazione del 9 maggio, è solo l'effetto più visibile di uno scontro che si trascina da settimane con il presidente della Fondazione, determinato a consentire la partecipazione degli artisti russi all'evento.

 

la biennale

Pare che la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso del ministro sia stato il "flirt" tra Buttafuoco e i parlamentari del Movimento 5 stelle, quelli che più si impegnano per criticare quotidianamente l'operato di Giuli.

 

L'incontro dell'altro ieri con i deputati Gaetano Amato ed Enrico Cappelletti, che hanno portato la loro solidarietà al presidente nella sede di Ca'Giustinian, è stato vissuto come l'ennesimo affronto. L'irritazione si accompagna con la volontà di complicare la vita di Buttafuoco, soprattutto cercando un appiglio tecnico o regolamentare per impedire l'apertura del padiglione russo.

 

Anche se l'apertura sarà solo temporanea. Il pubblico, infatti, non assisterà dal vivo alle performance legate al progetto intitolato "The tree is rooted in the sky" [...].

 

PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA

L'esibizione [...]  verrà messa in scena in presenza solo dal 6 all'8 maggio, nei giorni del vernissage, l'anteprima per la stampa internazionale. Il 9 maggio, quando ci sarà l'inaugurazione ufficiale della Biennale, il padiglione russo sarà chiuso e così resterà fino a novembre, per tutta la durata della manifestazione.

 

Gli artisti russi lasceranno Venezia e la loro performance, che verrà registrata, potrà essere visibile in seguito solo sugli schermi allestiti nei giardini. In questo modo, la Biennale ritiene di mettersi al riparo da possibili contestazioni  [...].

 

Ma il ministro della Cultura deve seguire con attenzione anche quello che accade in un altro angolo di Venezia, cioè dentro al teatro La Fenice. L'intervista rilasciata da Beatrice Venezi al quotidiano argentino La Nacion ha sollevato un polverone, in particolare per il passaggio in cui la direttrice d'orchestra rivendica di non avere «padrini»: «Non provengo da una famiglia di musicisti – sottolinea –. E questa è un'orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio».

 

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa

Parole che hanno provocato la dura reazione della Rsu del teatro: «Si tratta di affermazioni gravi, false e offensive – recita un comunicato – che ledono la professionalità, il merito e la dignità delle professoresse e dei professori d'orchestra della Fenice».

 

Secondo i rappresentanti sindacali, le dichiarazioni di Venezi «sono incompatibili con le condizioni necessarie per costruire un rapporto di fiducia e una collaborazione artistica proficua» e, dunque,«è necessario che la maestra e la direzione prendano atto che non sussistono più i presupposti per un rapporto di collaborazione disteso e fecondo».

 

Un'esplicita (e reiterata) richiesta di dimissioni, che riguarda anche il sovrintendente del teatro, Nicola Colabianchi, bersaglio di un'altra plateale contestazione solo l'altro ieri sera durante un concerto.

 

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco

E forse non è un caso che Colabianchi, per la prima volta, decida di prendere le distanze da Venezi [...]: «Non condivido le sue affermazioni, in quanto conosco l'orchestra e ho avuto modo di apprezzarne le qualità». Difficile, in effetti, per Giuli scegliere quale «capriccio» veneziano sia più fastidioso.

 

PERCHÉ IL MINISTRO HA RAGIONE E IL SUO EX AMICO NO

Estratto dell’articolo di Alberto Mattioli per “la Stampa”

 

Si potrà sommessamente dire che nella grande querelle della Biennale hanno ragione il ministro Giuli, il governo italiano e l'Unione europea che non ci vogliono il padiglione russo?

 

padiglione russia biennale

Adesso sono diventati tutti dei parnassiani, perfino i leghisti, i grillini e gli altri ammiratori di Putin, raffinati esteti chiusi nella torre d'avorio della Biennale a godersi l'art pour l'art declamando banalità sulla cultura che c'entra nulla con la politica. E Pietrangelo Buttafuoco viene celebrato a giornali unificati per la sua resistenza in difesa del Bello e del Buono contro quei brutti e cattivi che non vogliono permettergli di costruire con la Russia occasioni di dialogo e ponti culturali e altri luoghi comuni.

 

Che poi quella di Buttafuoco sia una delle poche nomine sensate fatte dalla destra maldestra in campo culturale è pacifico: del resto, per rendersi conto della pochezza dei camerati sistemati su poltrone più grandi di loro non occorre neanche uscire da Venezia, basta fare un salto alla Fenice.

 

vladimir putin

Ma l'arte non è mai apolitica, come tutto ciò che esprime una visione del mondo. E men che meno può essere indipendente in un regime come quello russo. Infatti, come ha documentato Anna Zafesova sulla Stampa del 13 marzo, a gestire il padiglione russo ci saranno un po'di gerarchi putiniani come la figlia del ministro degli Esteri.

 

Nel 2007, il Deutsches Historisches Museum di Berlino allestì una bellissima mostra, Kunst und Propaganda im Streit der Nationen 1930-1945, "Arte e propaganda nello scontro delle nazioni", in cui metteva a confronto l'Italia mussoliniana, la Germania nazista, l'Urss stalinista e gli Usa del New Deal (fra parentesi, quella che ne usciva meglio era l'Italia, perché, a differenza dei loro remoti discendenti, i fascisti doc un'idea di politica culturale l'avevano, magari sbagliata ma l'avevano, e sapevano pure farla).

 

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco

Oggi fa rabbrividire che all'Esposizione universale di Parigi del 1937 ci fosse un padiglione tedesco progettato da Speer e sormontato da un'enorme aquila con la croce uncinata, mentre dall'altra parte del viale l'Urss rispondeva con una statua dell'operaio e della kolchoziana alta 24 metri e mezzo.

 

Domani forse ci scandalizzerà che alla Biennale espongano i protegé di Putin, e non importa se "non faranno propaganda", come dicono i coeurs simples e anche chi semplice non è, ma in malafede sì.

 

Già il mero fatto di esserci, alla faccia delle sanzioni europee, è un fatto politico e uno schiaffo all'Ucraina, che infatti l'ha giustamente interpretato così. Anche perché non è che la Biennale stia su Marte.

 

beatrice venezi

È autonoma, certo, ma non può far finta che non sia in corso una guerra, che ci siano delle sanzioni decise e applicate anche da noi e che insomma esista ancora la Serenissima e Venezia possa fare la sua politica estera infischiandosene del resto d'Italia e del contesto internazionale.

 

Anche la Scala è autonoma, ma ha dovuto mandare via Valery Gergiev che è un artista sommo ma anche un propagandista putiniano.

 

Quindi fa bene Bruxelles a tagliare i fondi, farebbe bene Roma a intervenire sul serio, ha ragione Giuli a non andare all'inaugurazione e Meloni a dire che la politica estera italiana la fa il governo italiano e non la Biennale (anzi, a ben pensarci forse la vera notizia è questa: la destra che in campo culturale ne fa una giusta. C'è sempre una prima volta).

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