A PALAZZO CHIGI SONO BULIMICI DI POTERE – IL GOVERNO VUOLE METTERE LE MANI ANCHE AL CONSIGLIO DI STATO, LA FUCINA DEI GRAND COMMIS: IL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO, EX MAGISTRATO, VORREBBE “PILOTARE” LA NOMINA AL VERTICE DELL’ISTITUZIONE – FINORA IL PRESIDENTE È SEMPRE STATO ELETTO SULLA BASE DEL CRITERIO DI ANZIANITÀ DI RUOLO, MA IL CANDIDATO NATURALE, LUIGI CARBONE, È STATO BOCCIATO CON UN VOTO SEGRETO “SOSPETTO” – CARBONE HA PRESO SETTE VOTI A FAVORE E SEI CONTRARI, TRA CUI QUELLO DI ETTORE MANCA, SOPRANNOMINATO IL “QUINTO LAICO”, MAGISTRATO DEL TAR DI LECCE, CITTÀ DI MANTOVANO. SUL SESTO VOTO NEGATIVO, QUALCUNO SOSPETTA DEL PRESIDENTE LUIGI MARUOTTI, CHE IL GIORNO PRIMA DEL VOTO SAREBBE STATO CONVOCATO A PALAZZO CHIGI PER UN COLLOQUIO CON MANTOVANO...
Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per “Domani”
alfredo mantovano voto al senato sulla riforma della corte dei conti foto lapresse 4
Dopo il tentativo con il Consiglio superiore della magistratura – saltato grazie al No al referendum – e la riforma della Corte dei Conti ora finita davanti alla Consulta per dubbio di costituzionalità, le mani del governo si allungano anche sul Consiglio di Stato.
Abile regista dell’operazione, secondo fonti vicine al dossier, è sempre lui: il potente sottosegretario ed ex magistrato, Alfredo Mantovano.
Con le toghe amministrative, l’obiettivo è quello di pilotare la nomina al vertice dell’istituzione.
Il Consiglio di Stato, attraverso il suo Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (l’equivalente del Csm), ha sempre espresso il suo presidente sulla base del criterio di anzianità di ruolo, «oggettivo, stabile e condiviso a garanzia dell’indipendenza della giurisdizione amministrativa», spiega una fonte togata, perché questo mette al riparo l’ufficio da tentazioni correntizie o influenze politiche. Proprio questa linea – disattesa in via eccezionale solo una volta con la nomina di Filippo Patroni Griffi - potrebbe venire meno e le basi sono già state gettate.
[…] L’operazione di sabotaggio comincia il 7 aprile, quando arriva in commissione la pratica per la posizione di presidente aggiunto per pensionamento di Carmine Volpe. Chi siede in quello scranno, poi, sarà appunto per prassi il nuovo presidente al momento del pensionamento dell’attuale vertice, Luigi Maruotti, a sua volta nominato proprio sulla base del criterio di anzianità.
L’ordine di ruolo vede Luigi Carbone come pretendente più anziano: la toga fa domanda e sembra scontata la nomina. Invece il quinto più anziano, Ermanno De Francisco, presenta a sua volta domanda, costringendo a fare altrettanto anche il secondo, il terzo e il quarto per anzianità.
PALAZZO SPADA SEDE DEL CONSIGLIO DI STATO
L’effetto è dirompente: in commissione la maggioranza vota per Carbone, mentre il laico di centrodestra Giovanni Doria presenta De Francisco come nome di minoranza, così da far arrivare davanti al plenum per la decisione finale entrambi i nomi. La mossa è una bomba che esplode nelle chat e nelle mailing list, che mettono in luce il tentativo dei laici di sovvertire le regole del Consiglio di Stato.
[…] Anche le associazioni delle toghe amministrative insorgono: il 9 aprile il direttivo dell’Associazione magistrati del Consiglio di Stato ribadisce «il valore della anzianità di ruolo senza demerito quale criterio guida per tutte le nomine» e «che questo metodo garantisce in modo pieno l’indipendenza della magistratura amministrativa da ogni possibile condizionamento».
Qualche giorno dopo, anche l’Associazione nazionale magistrati amministrativi si riunisce per discutere sul punto e conferma «il valore imprescindibile dell’anzianità di servizio senza demerito quale criterio generale». Anche i tre presidenti “scavalcati” da De Francisco firmano una lettera in cui chiedono il ripristino del criterio di anzianità.
[…] L’effetto è talmente forte che Doria ritira la sua proposta per De Francisco, dunque al plenum del 15 aprile arriva solo il nome di Carbone. Sembrerebbe tutto risolto, invece non è così.
Durante la seduta, i quattro laici si esprimono contro la nomina di Carbone. In apparenza, invece, i nove togati si schierano a favore del collega più anziano. Più sulla linea dei laici, nel suo intervento, invece sembra il togato Ettore Manca: «Si parla espressamente di merito comparativo», ha detto riferendosi al criterio di nomina e mettendo quindi in discussione l’anzianità.
L’unico a non esprimersi è il presidente Maruotti che, come scritto da Milano Finanza, proprio il giorno prima sarebbe stato convocato a palazzo Chigi per un colloquio con Mantovano. Nel segreto dell’urna, infine, qualcuno dei togati tradisce. Carbone prende sette voti favorevoli, sei contrari e due astenuti, che valgono come voto contrario.
Risultato: la proposta non viene approvata e torna in commissione, che ora dovrà sbrogliare la matassa. I sospetti interni dietro la macchinazione si sono concentrati ovviamente nei confronti dei quattro laici: tre di area centrodestra con il professor Giovanni Doria, tra i fondatori del comitato per il Sì al referendum; l’avvocata Eva Sala, membro della fondazione Livatino che la colloca nell’area di Mantovano e l’ex senatore leghista Francesco Urraro; e uno in quota Azione, Giangiacomo Palazzolo.
Il quinto voto contrario sarebbe stato quello del consigliere togato Ettore Manca, soprannominato da i colleghi “il quinto laico” proprio perché spesso si muove come i laici e magistrato del Tar di Lecce, città di Mantovano. Quanto al sesto voto negativo, l’identificazione è complessa: fonti interne sospettano del presidente Maruotti, proprio in seguito alla convocazione a palazzo Chigi, ma senza certezze.
Le toghe amministrative sono in ebollizione e ieri si sono riunite in una storica assemblea congiunta tra le due associazioni, Amcds e Conma (cui ha partecipato anche De Francisco). Il punto è sempre lo stesso: difendere il criterio oggettivo dell’anzianità contro i tentativi di scalata - ostile - della politica.
ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
CONSIGLIO DI STATO PALAZZO SPADA
luigi carbone
Luigi Carbone




