matteo renzi luigi di maio poltrone poltrona

PARLIAMO DEI VERI MOTIVI DIETRO LA NASCITA DEL NUOVO GOVERNO: LE NOMINE! DALL'AGCOM, CARA AL CUORE DI BERLUSCONI E CHE PUÒ CAMBIARE LE SORTI DI MEDIASET, ALLA PRIVACY, CHE HA SANZIONATO CASALEGGIO E SARÀ DECISA DAI GRILLINI. O L'ANAC, CHE CANTONE HA MOLLATO (CONTROVOGLIA) - LE PARTECIPATE: SACE, ANSALDO ENERGIA, E NEL 2020 ENAV, ENEL, ENI, LEONARDO, POSTE ITALIANE E TERNA. DIVERSE CENTINAIA DI INCARICHI A DISPOSIZIONE, PER SODDISFARE OGNI APPETITO

 

Carlo Terzano per www.lettera43.it

 

 

LUIGI DI MAIO POLTRONA BY LUGHINO VISCORTO

Matteo Salvini, dai banchi dell’opposizione, lo grida da giorni: quello giallorosso è un «governo delle poltrone». E in un certo senso non ha torto visto che il Conte bis dovrà assegnarne diverse dopo la “spartizione” tra sottosegretari e viceministri. Il caso e i complessi calendari che regolano la durata delle governance vogliono infatti che, nell’immediato, scadano diversi incarichi di spicco: circa 70 solo in autunno, persino diverse centinaia nel 2020. Un ulteriore banco di prova per la tenuta della maggioranza.

 

OCCHI PUNTATI SUL GARANTE DELLA PRIVACY

Partiamo dalle varie Autorità di garanzia. È già scaduto da tempo (il 19 giugno scorso) il mandato di Antonello Soro, garante della Privacy. Sostituirlo non sarà facile dato che Pd e M5s hanno avuto frizioni quando l’Authority comminò una multa per la vulnerabilità e la scarsa trasparenza della piattaforma di voto Rousseau.

 

 

«Il garante della Privacy è un politico del Pd, l’Autorità indipendente non può più essere messa nelle mani di un uomo di partito», attaccarono i pentastellati. Ora vedremo se hanno cambiato idea.

 

LE COMUNICAZIONI E IL CONFLITTO DI INTERESSE

angelo marcello cardani

Arrivato al termine del proprio mandato settennale è anche il garante per le Comunicazioni, Angelo Marcello Cardani. Considerata la volontà dei grillini di procedere con una robusta legge sul conflitto di interessi che risolva una volta per tutte l’anomalia berlusconiana (l’Agcom monitora il pluralismo politico in televisione) e le sfide cruciali legate al 5G, anche la composizione di quel board (cinque membri: presidente e quattro commissari) rischia di essere un rebus per la nuova maggioranza.

 

L’ADDIO DI RAFFAELE CANTONE DALL’ANAC

A complicare ulteriormente la situazione si sono poi aggiunte le dimissioni di Raffaele Cantone dai vertici dell’Autorità nazionale anticorruzione. Il magistrato, nominato alla guida dell’Anac nel 2014 da Matteo Renzi, ha deciso di abbandonare quella delicata posizione con un anno di anticipo a seguito di diversi contrasti con il governo gialloverde (Luigi Di Maio in più occasioni aveva definito il codice degli appalti non solo «complicato e illeggibile» ma persino «un blocco per il Paese»).

 

 

 

GLI INCARICHI PER L’INNOVAZIONE DEL CONTE BIS

raffaele cantone firma la locandina dello spettacolo

Nel suo discorso alle Camere, Giuseppe Conte ha ribadito che l’agenda digitale del Paese sarà tra le priorità del nuovo esecutivo giallorosso. Cade dunque a fagiolo la scadenza entro l’anno del team per la Trasformazione digitale presso la presidenza del Consiglio dei ministri che dovrebbe trasformarsi dal primo gennaio 2020 nel dipartimento per la trasformazione digitale istituito lo scorso 19 giugno e ancora tutto da occupare. Questa nuova struttura, particolarmente complessa, ricca di poltrone da assegnare, si interfaccerà con l’Agenzia per l’Italia digitale attualmente guidata da Teresa Alvaro e dialogherà con il neonato ministero per l’Innovazione guidato dall’ex assessore di Torino Paola Pisano.

 

Ancora in attesa di nomine, poi, il nuovo Fondo nazionale innovazione voluto fortemente da Di Maio ai tempi del Mise per finanziare le startup italiane. Rinviato più volte e fortemente smagrito nei numeri (il fondo è passato dagli oltre 3 miliardi delle dichiarazioni iniziali al miliardo circa attuale) si comporrà comunque di nove membri indicati per due terzi da Cassa depositi e prestiti e per il terzo restante da Invitalia. E nella stessa Invitalia si deve trovare un sostituto a Domenico Arcuri il cui mandato è in scadenza.

ALESSANDRO DECIO SACE

 

IN CDP ATTESA PER LE NOMINE SACE

Sul fronte Cdp, si giocheranno le partite maggiori. C’è infatti ancora da risolvere il nodo delle nomine in Sace, la società da 14 sedi solo in Italia e 10 uffici nel mondo che fornisce sostegno alle Pmi per promuovere internazionalmente il made in Italy. Tra presidente, amministratore delegato (oggi rispettivamente Beniamino Quintieri e Alessandro Decio) e consiglio di amministrazione, i posti da assegnare sono ben nove. A decidere saranno Cdp e il nuovo Mef a guida Roberto Gualtieri (Pd).

 

 

Il suo predecessore, Giovanni Tria, aveva tenuto a lungo sulla propria scrivania quel dossier così delicato e si dice che avesse iniziato a costruire il nuovo organigramma: lavoro inutile spazzato via dal recente terremoto politico.

 

 

 

roberto gualtieri dario franceschini

CAMBIO AL VERTICE ANCHE IN ANSALDO ENERGIA

Altre tessere da posizionare saranno quelle dei vertici dell’Ansaldo Energia di cui la Cassa è azionista attraverso Cdp Equity. Ben prima che implodesse il governo gialloverde si fece il nome di Giuseppe Marino (ex Ansaldo Breda ora in Hitachi Rail) al posto di Giuseppe Zampini, che rimarrebbe solo come presidente, ma la crisi politica potrebbe aver sparigliato tutto. Non meno importante la partita all’interno di Cdp Immobiliare, oggi guidata dal presidente Matteo Melley con Salvatore Sardo nel ruolo di ad cui si aggiungono tre poltrone da consigliere. Cinque posti da trovare anche in Cdp Investimenti Sgr.

 

DAL 2020 COMINCIA LA PARTITA DELLE PARTECIPATE

fabrizio palermo luigi di maio

In via di rinnovo questo autunno anche il board dell’Agenzia del farmaco e quello dell’Inail ora che non ha più una governance unica con l‘Inps. Se il governo giallorosso arriverà a mangiare il panettone superando indenne le insidie della legge di Bilancio potrà accedere a ben altra scacchiera: quella dei gioielli di famiglia. In scadenza, oltre al già nutrito novero pubblicato sul sito del Mef, ci sono, in rigoroso ordine alfabetico, i vertici di Enav, Enel, Eni, Leonardo, Poste Italiane e Terna. Senza dimenticare l’Inps. Tra ruoli apicali e cda si parla di diverse centinaia di incarichi a disposizione della nuova maggioranza Pd-M5s. Quando Salvini ripete il mantra del «governo delle poltrone», insomma, non ha tutti i torti.

 

 

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