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PER DONALD E “BIBI” LA GUERRA È L’UNICA POSSIBILITÀ PER USCIRE DAL PANTANO – TRUMP STA MEDITANDO DI RIPRENDERE GLI ATTACCHI ALL’IRAN DOPO LE ELEZIONI DI MIDTERM: I NEGOZIATI CON I PASDARAN, CHE HANNO IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, SONO IN STALLO, E QUELLA TESTA BACATA DEL TYCOON PENSA CHE SOLO LE BOMBE POSSANO SBLOCCARLI – NETANYAHU NON VEDE L’ORA: UNA NUOVA GUERRA LO LASCEREBBE AL GOVERNO, E L’EMERGENZA COSTRINGEREBBE L’OPPOSIZIONE A ENTRARE IN UN ESECUTIVO DI UNITÀ NAZIONALE...

MEDIA, 'TRUMP VUOLE RIPRENDERE GLI ATTACCHI ALL'IRAN IL GIORNO DOPO LE MIDTERM'

manifesto elettorale di netanyahu con trump foto lapresse

(ANSA) - Donald Trump vuole riprendere gli attacchi all'Iran il 4 novembre, il giorno dopo le elezioni di metà mandato. Lo riporta Ms now citando alcune fonti, secondo le quali gli Stati Uniti hanno informato i paesi del Golfo di prepararsi.

 

PARLAMENTARE IRAN, 'L'OCCIDENTE CI SPINGE A VOLER COSTRUIRE BOMBA NUCLEARE'

(ANSA) -  "L'Occidente, attraverso le sue azioni, sta spingendo l'Iran verso un cambiamento nella propria dottrina nucleare, nello specifico verso la costruzione di una bomba atomica" e Teheran "dovrebbe prima costruire degli ordigni e poi ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp)": lo ha dichiarato il parlamentare iraniano Ahmad Bakhshayesh, citato dall'agenzia Fars. Facendo riferimento alla 'fatwa' (sentrenza islamica) del defunto leader Ali Khamenei che vieta le armi nucleari, ha sottolineato che "la fatwa può cambiare, a seconda delle esigenze di difesa e delle necessità del momento.

 

LA GUERRA DI TRUMP ALL IRAN - VIGNETTA BY GIANNELLI

Era pensata per uno scenario offensivo; la situazione attuale è di natura difensiva". Il parlamentare ha aggiunto: "Nonostante gli attacchi statunitensi contro i nostri impianti nucleari, l'Iran possiede la piena capacità di costruire una bomba atomica".

   

Un altro parlamentare, Ebrahim Rezaei, ha affermato che, in seguito ad alcune proposte avanzate dai deputati, il ritiro dal Tnp "è al vaglio"

 

IRAN: AXIOS, MARATONA NEGOZIALE DEL QATAR A TEHERAN PER EVITARE ATTACCO USA DOPO MIDTERM

(Adnkronos) - I mediatori del Qatar hanno condotto ieri oltre 12 ore di colloqui a Teheran nel tentativo di raggiungere un'intesa per la ripresa dei negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran ed evitare un'escalation militare dopo le elezioni di midterm americane del 3 novembre.

 

Lo riferisce Axios, citando fonti diplomatiche, secondo cui le trattative proseguiranno oggi a Doha. "Ci sono stati progressi positivi. I colloqui sono ancora in corso nel tentativo di sbloccare un accordo tra Stati Uniti e Iran", ha dichiarato una fonte, precisando che i mediatori qatarioti sono rimasti in costante contatto con la Casa Bianca.

 

TEHERAN - GUERRA USA IRAN

Washington chiede concessioni sul programma nucleare iraniano prima di riprendere il dialogo, mentre Teheran pretende la revoca del blocco navale americano, lo sblocco dei fondi congelati e la possibilità di esportare petrolio.

 

Il Qatar starebbe cercando di convincere l'Iran a consentire agli ispettori dell'Onu di visitare i siti nucleari bombardati, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni statunitensi.

 

Secondo Axios, all'interno dell'amministrazione Trump persistono divisioni sulla strategia da adottare: il segretario alla Guerra Pete Hegseth e il segretario di Stato Marco Rubio sarebbero favorevoli a nuove operazioni militari per indebolire il regime iraniano, mentre il vicepresidente Jd Vance e gli emissari Steve Witkoff e Jared Kushner sostengono la ripresa dei negoziati.

 

DONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU - GUERRA ALL’IRAN

Il segretario al Tesoro Scott Bessent spinge invece per concedere più tempo alla campagna di pressione economica contro Teheran. Sullo sfondo cresce il timore di un attacco americano subito dopo le elezioni di martedì, con il premier israeliano Benjamin Netanyahu che starebbe sollecitando un'operazione congiunta contro l'Iran.

 

Arabia Saudita, Turchia e altri Paesi della regione stanno invece premendo per una soluzione diplomatica. Secondo una fonte americana, Trump potrebbe essere più propenso a ordinare un attacco in caso di pesante sconfitta repubblicana alle midterm, ma la Casa Bianca ha smentito che il risultato elettorale possa influenzare le decisioni del presidente.

 

pete hegseth e donald trump - guerra all iran

RAID IN IRAN O NEGOZIATI? LA SCOMMESSA DEGLI USA

Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”

 

I mediatori del Qatar sono di nuovo a Teheran, ma questa volta in versione postini. Nei canali iraniani vicini a Mohsen Rezaei si legge che potrebbero ripartire con in tasca la risposta alla lettera spedita all’inizio della settimana da JD Vance. La notizia della lettera l’ha data il Wall Street Journal , e sulla busta c’era proprio l’indirizzo di Rezaei, vecchio comandante dei pasdaran ai tempi della guerra con l’Iraq e da agosto segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale.

murale contro donald trump a teheran

 

Il vice di Donald Trump ha scelto di bussare alla porta dei duri, forse perché pensa che un accordo tenga solo se lo sottoscrive chi vorrebbe farlo saltare. Fonti del giornale inglese The Guardian raccontano che la lettera è nata da una mediazione di Doha e chiede a Teheran impegni precisi sul nucleare, in cambio di meno sanzioni e di un percorso di sette giorni che riaprirebbe lo Stretto di Hormuz (come propongono da mesi gli iraniani).

 

Si tratta all’ultimo minuto, perché martedì in America si vota per il Congresso e a Trump restano tre giorni per presentarsi agli elettori con qualcosa che assomigli a un’intesa.

 

attacco usa all iran 1

[...]  Il presidente, che ha perso consensi a causa del prezzo della benzina, assicura che la guerra finirà presto, «in un modo o nell’altro». Se il regime gli volta le spalle, l’altro modo, però, sono le bombe sulle infrastrutture della Repubblica islamica, e a Washington se ne parla già per il giorno dopo il voto di metà mandato. Vance giura che Trump «non permetterà che diventi un conflitto senza fine».

 

Danny Citrinowicz ha passato anni a occuparsi d’Iran nell’intelligence militare israeliana, e questo andirivieni di emissari non lo tranquillizza affatto. «Tutti sembrano rendersi conto di quanto siano vicini al punto di non ritorno», dice. Se la trattativa salta, l’America colpirà forte e in fretta, ma lui non crede che Teheran alzerà bandiera bianca, e dopo una pioggia di bombe del genere rimettere le due delegazioni nella stessa stanza sarebbe ancora più complicato di adesso.

 

attacco usa all iran 3

Quello che lo inquieta è il sospetto che da una parte e dall’altra qualcuno ritenga necessaria «un’altra escalation prima di tornare a trattare seriamente». Nel Golfo, dove gli impianti petroliferi sarebbero i primi bersagli, emiri e principi lavorano a una via di mezzo, una tregua a metà in cui Washington allenta la morsa militare e l’Iran smette di colpire i vicini arabi.

 

In mezzo al guado Israele, intanto, è fermo in mezzo al guado. Le urne di martedì hanno tolto la maggioranza a Netanyahu senza darla all’avversario Gadi Eisenkot, e Citrinowicz è pronto a scommettere che il premier sia tutt’altro che finito.

 

guerra all iran foto postata da donald trump su truth

Netanyahu, dice, «vede davvero sé stesso come un Churchill dei nostri giorni e l’Iran come la Germania nazista», e abbattere la Repubblica islamica è la missione che si è dato davanti alla Storia. Questa volta però la Storia gli farebbe anche comodo. Con una nuova guerra il Paese tornerebbe in emergenza, Eisenkot faticherebbe a dire di no a un governo di unità nazionale, e Netanyahu si ritroverebbe in mano il salvagente che gli elettori gli hanno sfilato.

 

Nessuno pensa che sia lui a tirare i fili della Casa Bianca.

 

attacco usa all iran 2

Ma Trump, spiega Citrinowicz, ha davanti soltanto scelte cattive. Non può tenere ancora a lungo il Golfo e l’economia mondiale sotto questa pressione, e Teheran non cambierà atteggiamento solo perché Washington alza la voce. «Temo che il presidente Usa finisca per convincersi che le campagne precedenti non siano andate abbastanza lontano, e che un’operazione molto più distruttiva, magari contro le infrastrutture vitali del Paese, possa finalmente costringere il regime a capitolare. Sarebbe un grave errore strategico, ma renderebbe Bibi felice».

 

donald trump - guerra in iran

[...] Citrinowicz vede la crisi politica israeliana e i calcoli di Washington alimentarsi a vicenda, e teme che alla fine di una nuova guerra ci si ritrovi davanti lo stesso regime, ancora più radicale e con un’ossessione ancora più radicata per il nucleare. «Non sono convinto che Netanyahu o Trump siano pronti a ripensarci prima che cominci un altro scontro».

legittimita della guerra israelo americana in iran in europa sondaggio polling europe

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