1. PROCESSO IMMEDIATO PER GLI ILLECITI COMPIUTI DA MONSIGNOR NUNZIO SCARANO, TUTTORA NELLE PATRIE GALERE, ATTRAVERSO IL TRASFERIMENTO DI DENARO DALL'ESTERO 2. NONOSTANTE LA TITOLAZIONE FROU FROU DEL ‘’CORRIERE DELLA SERA” SUI SEI QUADRI DI DE CHIRICO E IL CROCIFISSO DEL BERNINI TROVATI A SCARANO, ECCO LA CICCIA: “AL NUCLEO VALUTARIO DELLA GUARDIA DI FINANZA, GUIDATO DAL GENERALE GIUSEPPE BOTTILLO, SONO STATE DELEGATE VERIFICHE SU TUTTI I PASSAGGI DI SOLDI, MA ANCHE SULLE ‘OPERAZIONI DI AGGIOTAGGIO” CHE SECONDO SCARANO SAREBBERO STATE COMPIUTE DAL BANCHIERE NATTINO, IL FONDATORE DI BANCA FINNAT”. QUI SI VEDRÀ LA STOFFA, PIÙ CHE DEI FINANZIERI, DELLA “NUOVA” PROCURA DI ROMA GUIDATA DA PIGNATONE

Fiorenza Sarzanini per "Corriere della Sera"

Giudizio immediato per gli illeciti compiuti attraverso il trasferimento di denaro dall'estero. La procura di Roma stringe i tempi e chiede che monsignor Nunzio Scarano sia subito processato. I reati contestati all'ex contabile dell'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, tuttora detenuto, sono la corruzione e la truffa per un'operazione da 20 milioni di euro degli armatori D'Amico da far rientrare dalla Svizzera. Ma altri filoni di indagine si sono già aperti e l'attenzione degli inquirenti si concentra su tutti i conti correnti aperti presso l'Apsa e soprattutto presso lo Ior, gestiti proprio dall'alto prelato.

I soldi da Montecarlo
L'istanza del procuratore aggiunto Nello Rossi e del sostituto Stefano Pesci è stata depositata ieri mattina nell'ufficio del gip. E i difensori di Scarano, gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Silverio Sica, anticipano che non chiederanno alcun rito alternativo proprio perché si possa celebrare il dibattimento «e dimostrare che in realtà il nostro cliente ha sempre agito a fin di bene».

In realtà sono state proprio le dichiarazioni del monsignore - che ha accettato di rispondere a numerosi interrogatori - a svelare un sistema di reimpiego dei capitali di imprenditori e banchieri attraverso i cosiddetti «conti laici». E al nucleo Valutario della Guardia di Finanza guidato dal generale Giuseppe Bottillo sono state delegate verifiche su tutti i passaggi di soldi, ma anche sulle «operazioni di aggiotaggio» che secondo Scarano sarebbero state compiute dal banchiere Nattino, il fondatore di Banca Finnat.

Non solo. Di fronte ai pubblici ministeri di Salerno che indagano su alcuni investimenti effettuati dall'alto prelato, compreso l'acquisto di immobili per oltre un milione e mezzo di euro, Scarano ha delineato il percorso spesso utilizzato per occultare i soldi. E l'11 giugno scorso, circa venti giorni prima di essere arrestato per ordine del giudice della Capitale, aveva dichiarato: «I fondi dei D'Amico arrivano sui conti Ior attraverso bonifici estero su estero, cioè disposti da Montecarlo o dal Lussemburgo verso il Vaticano benché la sede legale della società sia a Roma».

Inizialmente aveva giustificato queste modalità sostenendo di «non essere a conoscenza delle motivazioni, ma ritengo che sia una ragione di comodità dei D'Amico». Poi si è scoperto che il sistema era stato «testato» più volte.

Conti correnti e quadri preziosi
In realtà nei successivi interrogatori, messo di fronte a quanto era stato scoperto dagli investigatori del valutario, ha ammesso le operazioni illecite effettuate all'estero e soprattutto l'utilizzo di «conti laici» per schermare le operazioni sospette. È la parte più delicata dell'indagine, quella che genera preoccupazione all'interno della Santa Sede. Perché il regolamento dell'Apsa, così come del resto quello dello Ior, vieta di intestare i depositi a persone che non siano religiose.

E invece, come ha raccontato proprio Scarano, il via libera veniva concesso regolarmente, tanto che anche lui ha detto di aver utilizzato questi conti. Ma soprattutto ha ammesso di averli messi a disposizione di persone che volevano spostare fondi senza lasciare tracce. Compresi faccendieri e 007 che adesso si ritrovano sotto inchiesta con lui proprio per aver concorso nei reati.

La «rete» di amicizie sulla quale Scarano poteva contare emerge proprio dal suo racconto ai magistrati di Salerno, in particolare quando si sofferma sui regali ricevuti. E spiega: «Il piccolo crocifisso del Bernini è un oggetto donatomi da Antonio D'Amico. Il Marc Chagall l'ho acquistato a titolo di investimento. I sei quadri di De Chirico, la cui autenticità deve essere comunque provata, sono un regalo della principessa Giudy Caracciolo di Castagneto».

 

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