romano prodi giorgia meloni elly schlein

“L’ITALIA RISCHIA DI ESSERE ISOLATA: UNA TRAGEDIA PER CHIUNQUE FACCIA POLITICA” – PRODI RANDELLA GIORGIA MELONI PER LE SUE SCELTE IN EUROPA: “SI E’ AUTO-ESCLUSA, NON HA DECISO SE ESSERE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO O LEADER DELL’ESTREMA DESTRA. L’ASSE CON URSULA? SI E’ SPEZZATO QUANDO E’ ANDATA AL RADUNO DI VOX - MACRON? HA SBAGLIATO A INDIRE LE ELEZIONI, LE PEN POTRA' USARE IL GOVERNO PER ANDARE ALL'ELISEO - DOPO L’AUTONOMIA, MELONI DEVE ESSERE ATTENTA AL SUO ELETTORATO MERIDIONALE – SCHLEIN? DEVE OCCUPARSI DI CUI DISCUTONO GLI ITALIANI NELLE LORO CASE, IL LAVORO, LA SANITÀ, LA CASA, LA SCUOLA – I CINQUESTELLE? O FANNO IL LORO PROGRAMMA OPPURE SPARISCONO – RENZI? SI SENTE RAPPRESENTATO SOLO DA SÉ STESSO – CALENDA HA REALISMO E DEVE TROVARE SPAZIO NEL CENTROSINISTRA - BIDEN? LA SUA DEBOLEZZA È APPARSA EVIDENTE”

Estratto dell’articolo di Marco Damilano e Emiliano Fittipaldi per https://www.editorialedomani.it

 

«L’Italia rischia di essere isolata: una tragedia per chiunque faccia politica». Romano Prodi commenta preoccupato l’esito del Consiglio europeo, con il governo di Giorgia Meloni che si è messo fuori dall’accordo, insieme soltanto all’Ungheria di Viktor Orbán. […]

ROMANO PRODI ELLY SCHLEIN

 

Partiamo da un giudizio di merito. Von der Leyen, Costa, Kallas. Al di là dei nomi, il pacchetto dei top jobs uscito dal vertice di Bruxelles rappresenta la guida forte che serve all’Europa?

Sulla carta sta uscendo un’Europa più debole. Non mi riferisco alle nomine, ma ai punti interrogativi che nascono rispetto alla leadership franco tedesca che ha sempre guidato l’Europa e allo sbandamento italiano che di fronte alle nuove incertezze sta dimostrando di non sapere dove andare. Una politica di inserimento preventivo poteva far giocare al nostro paese un ruolo forte come in passato, ma questa politica non c’è stata perché Meloni non aveva deciso da che parte stare: se essere presidente del Consiglio italiano o leader dell’estrema destra.

romano prodi

 

La premier Meloni ha votato contro due nomine su tre, astenendosi sulla presidente della Commissione. E ha denunciato l’esistenza di una conventio ad excludendum nei confronti dell’Italia.

C’è stata una excludendum senza conventio. Una auto-excludendum. Quando la tradizionale maggioranza si scolla, o ti inserisci per creare un nuovo equilibrio oppure, se ti escludi da sola, devi rassegnarti che qualche collante si ristabilisca».

 

In realtà Meloni ha provato per più di un anno a costruire l’asse, anche personale, con Ursula von der Leyen.

Sì, ma l’asse si è spezzato a Madrid, quando Meloni ha partecipato al raduno di Vox. Mi ha sorpreso, ma evidentemente la premier contava su una vittoria massiccia della destra estrema. Questo non è avvenuto. La verità è che nel parlamento europeo l’aumento del numero dei parlamentari delle destre è stato minimo, inferiore a ogni previsione. […]

romano prodi (2)

 

Cosa rischia ora l'Italia?

Di essere isolata: una tragedia per chiunque faccia politica.

 

[…] Domani si vota per il primo turno delle elezioni legislative francesi. L’azzardo del presidente Emmanuel Macron sta riuscendo?

Vedremo se vince o se perde. Ma in ogni caso è stato un “errore di sbaglio”. È stato il gesto di chi dice: “dopo di me il diluvio”. Con l’Assemblea precedente c’erano maggiori possibilità di riaggiustare, di riarmonizzare il tandem franco-tedesco. Se poi vincerà Marine Le Pen, ça va sans dire....

ursula von der leyen giorgia meloni - g7 a borgo egnazia

 

C’è chi dice che Macron voglia veder fallire il Rassemblement nella prova del governo, per poi sconfiggerlo nelle presidenziali del 2027.

Alcuni politologi francesi la pensano così, ma non considerano che quando poi si arriva al potere, molti sono i meccanismi utilizzabili per vincere anche le elezioni presidenziali, con le robuste leve che consente il sistema istituzionale francese. È pur vero che da qui al 2027 le cose possono cambiare anche tra chi intende costruire un'alternativa alle destre, così in Francia come in Italia.

 

marine le pen emmanuel macron

Sull’Italia pesa una procedura europea di infrazione per il debito pubblico. Fanno 32 miliardi di risorse aggiuntive da trovare nella prossima legge di bilancio. Nessuno ne parla in questi giorni. Che cosa rischiamo?

Il rischio è altissimo. Se leggiamo le proposte di politica economica il disastro diventa una certezza: si va dritti verso l’infrazione. L’attuale ministro dell’Economia poi si adatta alle circostanze: Giorgetti è leghista a Roma e legittimista a Bruxelles, ma ha la fortuna di abitare a metà strada, davanti al bellissimo lago di Varese. […]

 

[…] Com’è lo stato di salute del governo Meloni?

È sempre stato cattivo, ma finora l'antibiotico Meloni ha sempre funzionato. È una coalizione con un comando accentrato, qualsiasi rottura porterebbe i due alleati al disastro, quindi la maggioranza è forte e al contempo debole, com’era all’inizio.

 

Però alle elezioni europee il partito di Meloni è arrivato quasi al trenta per cento.

romano prodi fine anni 70

Gli italiani hanno semplificato i due schieramenti. Le coalizioni di oggi sostituiscono la sfida tra i partiti che c’era all’inizio della storia repubblicana, tra democristiani e comunisti[…]

 

Il bipolarismo Meloni-Schlein è paragonabile a quello Berlusconi-Prodi?

Oggi il ruolo delle due contendenti in maggioranza e all’opposizione è semplificato. Meloni e Schlein hanno vinto bene e non hanno distrutto le alleanze. Questo è un vantaggio, ma si deve fare attenzione. Bisogna vedere se la semplificazione induce qualcuno alla disperazione. Quando si vede il proprio partito diminuire, si possono trovare ovunque ragioni per la rottura […] Non penso solo al campo largo. […]

 

ursula von der leyen giorgia meloni

[…] La prima battaglia è quella sull’autonomia differenziata. Meloni dice: è stato il centrosinistra ad aver aperto la strada con il cambio del titolo V della Costituzione.

[…] rischiamo di avere regioni che si mettono singolarmente d'accordo con il governo e fanno la diversità regionale a seconda delle convenienze di partito e della ricchezza della regione. […]

 

Il referendum abrogativo è una sfida con possibilità di vittoria, con il quorum del 50 per cento dei votanti da superare?

È una sfida rischiosa, ma ci sono sfide che devono essere fatte perché giuste. […] Portare a votare una maggioranza oggi è ancora più difficile e Meloni punterà su questo. Ma è un gioco democratico puntare sull'astensionismo? Non lo è. E dovrebbe essere attenta al suo elettorato meridionale, potrebbe essere una vittoria di Pirro.

giorgia meloni e matteo salvini alla camera

 

Il premierato: la destra afferma che era il primo punto del programma dell’Ulivo nel 1995.

È una gran balla. Nel nostro programma c’era il rafforzamento della presidenza del Consiglio, indispensabile, con il potere di revoca dei ministri per fare una squadra efficiente. Ma non venivano assolutamente toccati il parlamento e i poteri del presidente della Repubblica. […]

 

Fratelli d'Italia vorrebbe eliminare il doppio turno anche dalla legge elettorale dei comuni.

schlein prodi

Se c’è una cosa in cui il paese è cambiato in meglio è il governo delle città. […] Prima ci lamentiamo dell’astensionismo e poi vogliamo comprimere il voto? […]

 

Dopo il voto europeo e i ballottaggi vittoriosi il Pd di Elly Schlein appare più forte. Vuol dire che l’alternativa alle destre è più vicina?

[…] È il momento di scrivere un serio programma di governo, discusso nel paese. Ricostruire la base. […] Serve un pullman dell’Ulivo moderno, contemporaneo.

 

Andiamo con i suggerimenti. Per la segretaria del Pd Schlein?

Costruire il programma. Prendere le parole di cui discutono gli italiani nelle loro case, il lavoro, la sanità, la casa, la scuola […] Giusto parlare di salario minimo e di sanità, bisogna farlo con migliaia e migliaia di persone. C’è bisogno di rianimare il dibattito politico. Così si vincono le elezioni.

schlein conte

 

Per Giuseppe Conte? Nel 2022 il Pd sembrava destinato a morire, superato dal Movimento 5 stelle.

Ho detto a Conte, anche direttamente, che il Movimento 5 stelle è nato da un’emozione, c’era allora il senso di una piramide che opprimeva e che andava rovesciata. Oggi c’è la guerra, la paura delle nuove generazioni, la gente non vuole più l’emozione, vuole essere rassicurata. L’Italia è il paese con le minori proteste di piazza. Il vaffa è finito, è durato anche troppo. I Cinque stelle hanno ancora un patrimonio, o fanno il loro programma oppure, adagio adagio, spariscono.

 

romano prodi

Per Renzi e Calenda: possono ancora rappresentare qualcosa?

Renzi si sente rappresentato solo da sé stesso, il problema quindi non si pone. Calenda […] deve […] portare quella sensibilità e quella consapevolezza nel centrosinistra che ne ha bisogno. […] Il realismo di un uomo intelligente come Calenda deve spingerlo a capire che quella è la strada in cui può trovare uno spazio ampio.

 

La segretaria del Pd ha le carte in regola per candidarsi quando sarà il momento alla guida di una coalizione di governo?

Schlein può vincere le elezioni, ma solo se rappresenta tutte le sensibilità. Non si vince senza interagire con tutti i pezzi del paese. Così come è importante tener conto della presenza di una grande area cattolica riformista. Un paese complesso come l’Italia esige una flessibilità del comando. Il pluralismo è fatto di convivenza mediata, ragionata, discussa. La composizione della diversità è la caratteristica di una democrazia matura.

elly schlein al pride park di napoli

 

Un punto dove finora è stata impossibile trovare una sintesi è il sì o il no al sostegno militare all’Ucraina.

[…] Dopo l’aggressione russa, pesa la fatica della guerra. Sta cominciando la stanchezza. Le divisioni dell’Europa hanno impedito che l’unico protagonista che poteva fare la pace si mettesse al tavolo. Ci hanno provato la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar, il Vaticano, nessuno ha ottenuto nulla. Si fa una conferenza di pace con la presenza di una sola parte. […] Fino alle elezioni americane non si muoverà nulla. Il presidente Biden ha ora la priorità della pace in Israele. […]

 

renzi calenda

Se vince Trump sull’Ucraina cambia qualcosa?

Sì, perché ha le mani libere. […] Trump […] è del tutto imprevedibile, ma comincia un capitolo da zero che avvantaggia sia lui che Putin, con l’Europa in mezzo che continuerà a non contare nulla. Ma arriverà il giorno in cui la Francia sarà costretta a fare il grande passo per costruire finalmente l’esercito europeo, portando a livello dell’Unione il suo diritto di veto al Consiglio di Sicurezza e l’arma nucleare.

 

Dopo il faccia a faccia televisivo con Trump, Biden dovrebbe ritirarsi?

La sua debolezza è apparsa evidente. E quattro anni sono obiettivamente lunghi. La decisione è solo sua. […]

romano prodi 2

 

giuseppe conte elly schlein

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