PROSCIUTTO E MELONI: TE LE DO IO LE FERIE D’AGOSTO! – MENTRE IL “GUARDIAN” OMAGGIAVA LA VILLEGGIATURA ANNI SESSANTA, CHE DURAVA UN MESE E FU UNA GRANDE CONQUISTA SINDACALE, UN SONDAGGIO “YOUGOV” FA SAPERE CHE IL 27% DEGLI ITALIANI (IL 2% IN PIÙ DEL 2025) QUEST'ANNO NON È ANDATO IN VACANZA PER DIFFICOLTÀ ECONOMICHE - AL MASSIMO SONO FUGGITI PER POCHI GIORNI, MA TANTI HANNO RINUNCIATO, TRA CUI ANCHE UNA PARTE CRESCENTE DI CETO MEDIO ASSEDIATA DA PRECARIETÀ E SALARI FERMI – “L’ESTATE È TORNATA A ESSERE SPECCHIO DELLE DISEGUAGLIANZE, TRA CHI PUÒ PARTIRE E CHI È COSTRETTO A RESTARE A CASA” (AVVISATE PALAZZO CHIGI!)
Maria Novella De Luca per “la Repubblica” - Estratti
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Le vacanze italiane del canonico grande esodo, 1-31 agosto, non sono più da almeno tre decenni "quelle" ferie lì. Un mese di pausa rigorosamente altrove, mare, lago, montagna, nel paese dei nonni o nella casetta vista mare, comprata quando il ceto medio riusciva ancora a risparmiare. Eppure quelle vacanze restano nell'immaginario — soprattutto straniero — come simbolo della villeggiatura mediterranea lenta e casalinga tra pinete e cicale, di fabbriche e uffici che si fermavano per lunghissime quattro settimane e quando Fiat e acciaierie spegnevano gli altiforni scattava il liberi tutti.
Con conseguenti — altrettanto leggendari e spesso drammatici — ingorghi sulle strade, spiagge che moltiplicavano di anno in anno le file di ombrelloni, discoteche e bomboloni, più una infinita letteratura in tema.
In ordine di tempo è stato il Guardian a rilanciare proprio a ridosso di Ferragosto la nostalgia della vacanza italiana anni Sessanta, «conquistata grazie alle lotte sindacali», come pausa assoluta che faceva bene — secondo il quotidiano inglese — «sia ai lavoratori che all'economia». Che cita sia le famose "colonie" volute da Adriano Olivetti per le famiglie dei suoi dipendenti, (niente a che vedere con i fascistissimi soggiorni estivi per piccoli balilla e piccole italiane inaugurati da Mussolini), ma anche Sapore di sale di Gino Paoli.
Fine dell'amarcord. Perché i dati di questa estate per niente romantica, con un caldo così implacabile da portare alla diserzione dalle spiagge anche i più resistenti al sole, ci dice che le ferie sono tornate ad essere un lusso. Mentre aumenta di anno in anno il numero di chi proprio non parte e magari si affaccia ogni tanto a "Coccia de morto", litorale romano low low cost reso celebre da Paola Cortellesi in Come un gatto in tangenziale.
Ma anche quando si riesce ad andare in vacanza, spiega Roberta Paltrinieri, ordinaria di Sociologia all'università di Bologna, «la modifica dei tempi del lavoro e il reddito di una famiglia media oggi permettono "esodi" non più lunghi di una settimana o dieci giorni». La contraddizione però «sono le vacanze scolastiche che continuano a essere lunghissime, 14 settimane, come se vivessimo appunto negli anni Sessanta o Settanta ma senza più né le ferie di un mese per i genitori né il grande salvagente delle case dei nonni e delle tribù di zii e cugini».
Secondo un sondaggio di "Yougov", il 27% degli italiani — il 2% in più del 2025 — quest'anno non è andato in vacanza per difficoltà economiche, soltanto il 23% è uscito dall'Italia, mentre il tempo medio "fuori" è passato dai 14 agli 11 giorni, avverte Federconsumatori, ma spesso la fuga non dura più di 5 giorni e preferibilmente a casa di parenti e amici.
rincari vacanze estive a luglio 2026
«Viviamo in un'epoca di tempo frammentato, nessuna azienda si può permettere di chiudere se non per pochi giorni, le ferie sono tornate a essere lo specchio delle diseguaglianze — dice Paltrinieri — e in particolare per bambini e ragazzi». Costretti a veri e propri lockdown casalinghi. Fondazione Openpolis segnala poi che il 33,2% delle famiglie con un figlio non può permettersi di andare in vacanza, percentuale che sale al 53,3% tra famiglie con 3 figli. «Oggi come ieri, come negli anni Sessanta del Novecento, quell'epoca di boom diventata appunto sempre più oggetto di nostalgia, le ferie e le vacanze misurano lo stato di salute del Paese. E oggi assistiamo a un ritorno delle classi sociali, gli inclusi e gli esclusi, non sono solo i poveri a non poter andare in ferie che sì, è vero, come dice il Guardian, sono state una conquista sindacale, ma una parte crescente di middle class assediata da precarietà e salari fermi».
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rincari estivi viaggi e attivita variazioni a luglio
IL MITICO "MESE DI FERIE" ITALIANO AD AGOSTO È STATO CONQUISTATO A FATICA. SAREBBE UN BENE PER TUTTI NOI.
Jamie Mackay per https://www.theguardian.com/
Sulla Riviera di Ponente, stretta tra le scintillanti località turistiche della costa ligure, si trova la piana di Albenga. Costellata di campeggi e bungalow, l’area si sviluppò durante il boom economico italiano del dopoguerra come rifugio a prezzi accessibili per i lavoratori che volevano sfuggire allo smog delle vicine città industriali come Torino e Milano.
Mentre gran parte della costa circostante è oggi occupata da stabilimenti balneari di lusso, questo angolo della riviera è ancora un luogo dove le famiglie si riuniscono all’ombra degli eucalipti per giocare a carte, condividere picnic e sonnecchiare nella calura pomeridiana al frinire delle cicale. Sono gli irriducibili devoti della villeggiatura: la mitica pausa estiva italiana di un mese.
giorgia meloni al mare alla maddalena foto gente 4
Le origini della villeggiatura risalgono al Rinascimento, quando i nobili lasciavano per settimane i loro palazzi cittadini per sontuose ville di campagna sulle colline. Nel corso del XX secolo, tuttavia, gli italiani della classe media e operaia rivendicarono a loro volta questo diritto, trasformando un privilegio aristocratico in un rito di massa.
Negli anni Sessanta, milioni di italiani erano arrivati a considerare una lunga pausa estiva un diritto fondamentale, trascorrendo le vacanze nei paesi d’origine delle loro famiglie, nei campeggi sul mare o persino in località di villeggiatura messe a disposizione dalle aziende. Era l’epoca immortalata dal successo da jukebox di Gino Paoli del 1963, Sapore di sale, che celebra «giorni pigri che passano» sulla spiaggia, sognando «un mondo diverso» al di là della fabbrica e dell’ufficio.
giorgia meloni al mare alla maddalena foto gente 1
C’è qualcosa di innegabilmente nostalgico in questa immagine da cartolina, ma vale la pena riflettere sulle politiche che l’hanno resa possibile, non da ultimo in contrasto con la nostra epoca segnata dal superlavoro. L’invidiabile cultura italiana del tempo libero non è nata dal nulla. Furono i sindacati, un tempo potenti, a battersi per questo diritto, garantendo ai lavoratori italiani alcuni dei periodi di ferie protette più lunghi d’Europa. Le forze del capitale furono costrette ad adattarsi. Aziende come Fiat e Olivetti non si limitavano a chiudere per gran parte di agosto; incoraggiavano attivamente i dipendenti a partire per l’estate, finanziando soggiorni in montagna e colonie al mare per i lavoratori e i loro figli. Persino lo Stato contribuiva a finanziare la lunga pausa, offrendo biglietti ferroviari a basso costo e sostenendo programmi di vacanze economiche per consentire alle famiglie di tutte le classi sociali di partecipare.
Esistono fenomeni analoghi altrove in Europa, dalle Wakes Weeks inglesi ai villages vacances francesi. Ciò che fu unico nell’Italia del dopoguerra fu la collaborazione sistemica tra lavoro organizzato, imprese e Stato, che ha lasciato all’Italia un rito amatissimo, ancora oggi profondamente radicato nella cultura nazionale.
Inevitabilmente, alcuni hanno deplorato la chiusura agostana dell’Italia come l’apoteosi della pigrizia dell’Europa meridionale, chiedendosi come possa un intero paese semplicemente fermarsi per settimane. Eppure la villeggiatura ha sempre posseduto una propria logica economica interna.
giorgia meloni al mare alla maddalena foto gente 2
Negli anni Sessanta, al culmine del fenomeno, la produttività italiana cresceva a un tasso medio annuo del 4-6%, superiore a quello degli Stati Uniti. La produzione industriale era robusta, il turnover della forza lavoro era stabile e, nonostante le prime proteste contro la crescente automazione, la disoccupazione urbana raggiunse minimi storici. A distanza di decenni, i dati internazionali dell’OCSE continuano a mostrare che orari di lavoro più lunghi producono rendimenti decrescenti, rafforzando così una verità che molti italiani un tempo consideravano evidente: il diritto al riposo sostiene un’economia, anziché impoverirla.
La vera filosofia alla base della villeggiatura, tuttavia, ha meno a che fare con gli indicatori economici che con la piena realizzazione umana. Nell’Italia di oggi, dove il lavoro precario ha generato un’insicurezza cronica, i lavoratori trascorrono l’anno sopportando orari lunghi e irregolari, per poi precipitarsi verso brevi e costosissime vacanze. Il conseguente ciclo di burnout e consumo frenetico è, senza dubbio, insostenibile.
Giorgia Meloni è in vacanza a La Maddalena
La villeggiatura offre un modello alternativo. Al posto degli Airbnb, si basa su affitti di lunga durata e case di famiglia. Al posto delle visite turistiche, privilegia i bagni di sole e il sonno. Al posto dei menu degustazione e dei cocktail a prezzi esorbitanti, dà la precedenza a rituali semplici, come condividere focaccia e anguria sulla spiaggia con familiari e amici.
Sulla carta, sembra un modo ideale di trascorrere l’estate. Purtroppo, però, sempre meno italiani riescono a farlo. Se un tempo i lavoratori potevano partire per settimane, negli anni Novanta la durata media delle vacanze era scesa a 13 giorni, con la deregolamentazione che trasformava il mercato del lavoro, e oggi la cifra si attesta ad appena sei. L’anno scorso, il 35,7% degli italiani ha dichiarato di non potersi permettere nemmeno una breve vacanza fuori casa. A peggiorare le cose, il concetto stesso di villeggiatura viene cooptato dai marchi del lusso. Il gruppo alberghiero Belmond ha recentemente pubblicato un volume illustrato da 120 dollari intitolato Villeggiatura, appropriandosi esplicitamente del linguaggio della lunga pausa per promuovere hotel come lo Splendido di Portofino, dove una camera può costare diverse migliaia di euro a notte.
roberto vannacci coi meloni in mano
Nonostante queste pressioni, gli italiani non hanno ancora rinunciato al loro rito. Luoghi come Albenga restano destinazioni popolari per le lunghe vacanze di agosto, così come i tradizionali lidi della Riviera Romagnola sulla costa adriatica, dove, nonostante la diffusione di esclusivi beach club, resistono ancora sacche di prezzi accessibili. Associazioni impegnate nella tutela del patrimonio stanno lavorando per riportare in vita le testimonianze materiali delle località di villeggiatura aziendali, dal villaggio Eni di Borca di Cadore alla colonia marina di Olivetti a Marina di Massa. Persistono persino alcuni residui del sostegno statale, come i contributi finanziati dal governo che consentono ai figli dei dipendenti pubblici a basso reddito di frequentare i campi estivi.
Per la maggior parte, però, oggi la villeggiatura richiede molti più compromessi e sacrifici economici di un tempo. Molti lavoratori italiani scelgono destinazioni nell’entroterra, lontano dalla costa, dove i prezzi restano più bassi. Altri fanno i conti con benefit aziendali ridotti, mettendo insieme i pochi giorni di ferie concessi dai datori di lavoro. I lavoratori digitali sono forse i più ingegnosi seguaci contemporanei del fenomeno: molti scelgono di rinunciare alla retribuzione pur di prendersi del tempo libero, oppure sacrificano alcune preziose ore di riposo per rispondere alle email da sotto l’ombrellone.
Il fatto che così tanti si battano per mantenere vivo questo rito nonostante tutto ci dice che cosa c’è in gioco. La villeggiatura non ha mai significato soltanto andare in vacanza, ma riconquistare la vita sottraendola alla logica totalizzante del mercato. In un’epoca in cui i lavoratori di tutta Europa sono esausti, isolati e alle prese con l’elevato costo della vita, questa semplice idea conserva una forza ispiratrice discreta.
Lungi dall’essere un residuo della nostalgia degli anni Sessanta o un espediente dei marchi del lusso, la sua vera eredità è una convinzione tenace nella necessità del riposo. La villeggiatura ci ricorda che uno stile di vita più lento e più sano non dovrebbe essere soltanto un privilegio delle élite, ma un diritto fondamentale: un diritto che, con una dose di volontà politica, potrebbe tornare a essere accessibile ai più.



