claudio descalzi donald trump

QUALCUNO AVVISI CLAUDIO DESCALZI, CHE SE IL MONDO STA ANDANDO A PUTTANE È COLPA DEL SUO “AMICO” TRUMP – IL GRIDO DI DOLORE DELL’AD DI ENI AL “SOLE 24 ORE”: “ESISTE UN PRIMA E DOPO HORMUZ. SULL’ENERGIA NULLA SARÀ COME PRIMA. LE SCORTE PETROLIFERE GLOBALI SI STANNO RIDUCENDO RAPIDAMENTE E L’IRAN HA ACQUISITO LA CONSAPEVOLEZZA DI POTER USARE IL CONTROLLO SU HORMUZ COME UN’ARMA ESTREMAMENTE POTENTE”. QUEL CHE DESCALZI, CHE È MOLTO SPESSO A WASHINGTON, EVITA DI DIRE, È CHI HA CAUSATO QUESTO BORDELLO: DONALD TRUMP! SONO STATI I BOMBARDAMENTI AMERICANI A PROVOCARE LO CHOC ENERGETICO PIÙ GRANDE DEGLI ULTIMI 50 ANNI. GLI AYATOLLAH NE STANNO SOLO APPROFITTANDO...

Estratto dell'articolo di Fabio Tamburini per “il Sole 24 Ore”

 

IL SOLE 24 ORE - INTERVISTA CLAUDIO DESCALZI

«Oggi i numeri parlano chiaro: soltanto trail marzo scorso, data d’inizio dei bombardamenti in Iran, e fine maggio, le scorte globali di petrolio sono crollate di 350 milioni di barili, principalmente scorte governative dei Paesi Ocse, più quelle cosiddette on water, cioè petrolio trasportato via mare.

 

L’utilizzo di queste scorte ha fatto sì che i prezzi oscillassero, rimanendo tuttavia sostanzialmente sotto controllo. È chiaro però che, se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso, potrebbero aspettarci momenti complessi».

 

meloni descalzi

Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, è convinto che «minimizzare il problema e cercare di mantenere il prezzo basso solo tramite annunci, senza considerare le possibili misure di mitigazione, è rischioso». E aggiunge: «Non serve essere allarmisti e pessimisti a oltranza, ma in certe situazioni occorre capire cosa sta accadendo e agire di conseguenza».

 

[...]  Per mantenere i prezzi sotto controllo occorre continuare a utilizzare le scorte, creando quindi un rischio futuro dato che le riserve non sono infinite. Infatti, le scorte petrolifere globali si stanno riducendo rapidamente: dall’inizio del conflitto nel Golfo la diminuzione media è di 3,8 milioni di barili al giorno, con una accelerazione a 4,6 milioni nel mese di maggio, un gradiente di riduzione superiore a quello registrato nel 2021 durante il Covid.

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

Secondo le stime Iea (l’Agenzia internazionale dell’energia, ndr), anche con una fine del conflitto immediata, allo stato degli atti impensabile, l’erosione cumulata delle riserve potrebbe raggiungere 900 milioni di barili entro settembre. E per quanto riguarda il gas diventa prioritario reintegrare gli stoccaggi prima dell’inverno, soprattutto in Europa.

 

Basti pensare che il livello di riempimento di quelli europei, escludendo l’Italia, è attualmente di circa il 47%; mentre il nostro Paese ha già raggiunto il 70 per cento.

 

Un’altra conseguenza di quello che sta accadendo è che l’Iran ha acquisito la consapevolezza di poter usare il controllo su Hormuz come un’arma estremamente potente. Il traffico nello Stretto, dai bombardamenti di marzo in poi, è crollato immediatamente del 95 per cento, con un impatto significativo sulle forniture: sono rimasti bloccati 120 miliardi di metri cubi di Gnl (gas naturale liquefatto, ndr), a cui si aggiunge la perdita di oltre 100 miliardi di metri cubi dovuta alla riduzione della produzione russa, dal 2021, di 9 milioni di barili di petrolio greggio e di 5 milioni di barili di prodotti petroliferi.

 

GIACIMENTO DI PERLA IN VENEZUELA

Non solo. Oltre al petrolio e al gas, la crisi sta colpendo anche materie prime critiche come i fertilizzanti, l’alluminio e l’elio, interrompendo le rotte di trasporto, riducendo la disponibilità di spedizioni, aumentando i costi finanziari e assicurativi. Ecco perché l’Iran ha acquisito una posizione di forza senza precedenti. Il tutto in un contesto che negli ultimi cinque anni ha messo a dura prova la sicurezza energetica del mondo.

Analisti del settore hanno contato una quarantina di annunci di pace e guerra, con relative oscillazioni dei prezzi.

 

[....] Cosa è cambiato nel mondo dell’energia?

Dobbiamo considerare che solo negli ultimi cinque anni abbiamo vissuto una sequenza di tre grandi crisi, che hanno avuto una intensità e un impatto senza precedenti: la pandemia, il conflitto tra Russia e Ucraina, infine la guerra in Iran. Questa concatenazione ha colpito in modo diretto e prolungato il lato dell’offerta, comprimendo la disponibilità di gas e petrolio, frammentando i flussi commerciali, aumentando la volatilità dei mercati. Tanto più che gli effetti negativi delle tre crisi si sono cumulati.

claudio descalzi

 

Qual è stata la reazione europea?

Purtroppo, non c’è stata. A partire dalla fase post Covid, si è consolidata una narrativa dominante incentrata sulla transizione energetica e sulle priorità ambientali in modo ideologico, che progressivamente ha dato per acquisiti la riduzione strutturale del ruolo degli idrocarburi e un contesto geopolitico stabile, in grado di garantire continuità negli approvvigionamenti.

 

Questo approccio ha portato a trascurare la resilienza del sistema nel breve periodo. In Europa sono state chiuse oltre 30 grandi raffinerie, che erano in forte perdita, ed è stata sacrificata buona parte delle produzioni nella chimica di base, considerate irrimediabilmente inquinanti.

 

BOMBARDAMENTI AMERICANI SU TEHERAN

Oggi le raffinerie sarebbero decisive nel garantirci la disponibilità interna di prodotti come jet fuel e diesel, senza contare che potrebbero lavorare con ampi margini di redditività, oltre 30 dollari al barile. E per i prodotti della chimica di base l’Europa dipende dalle importazioni, pagando pegno in termini d’indipendenza strategica da altre aree del mondo come la Cina e gli Stati Uniti.

 

[...] Quando arriverà il punto di rottura?

Se la guerra non finirà, potrei dire nel primo trimestre 2027, ma anche prima se il mercato acquisterà consapevolezza delle dinamiche in corso. Tenendo inoltre conto che un ritorno completo alle condizioni precedenti al conflitto appare improbabile e che i tempi di recupero dei flussi di fornitura, in caso di pace, non sarebbero certo immediati. A quel punto il pericolo è che i prezzi di petrolio, gas e prodotti potranno aumentare, innescando dinamiche inflattive e distruzione della domanda reale.

 

[...]

CLAUDIO DESCALZI

La situazione peggiorerà?

Nel breve termine è possibile. La competizione è destinata a intensificarsi ulteriormente data la diminuzione progressiva delle scorte di petrolio e la ripresa degli acquisti asiatici, mentre l’Europa dipenderà da ulteriori forniture di gas liquido statunitense per ricostruire gli stoccaggi in vista dell’inverno, dovendo acquistare ancora circa 35 miliardi di metri cubi per raggiungere il target di riempimento dell’80 per cento. Ma a livello europeo dobbiamo partire da questa sequenza inedita di crisi per affrontare finalmente il tema nella sua piena complessità.

 

pete hegseth e donald trump - guerra all iran

Come uscirne quindi?

Occorre riorganizzare una strategia di sicurezza energetica, serve investire in una nuova geoeconomia globale dell’energia tramite la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento.

 

E la diversificazione dev’essere per fonti produttive e geografica. La certezza, basta guardare i numeri, è che gli idrocarburi continueranno ad avere un ruolo preponderante. Nonostante già nel 2019 la Iea prevedesse una sostituzione rapida delle fonti fossili in ragione degli obiettivi Net zero, ancora oggi l’80 per cento della domanda mondiale di energia è basata su di esse. Non solo. L’inquinante carbone conta ancora per il 27 per cento.

 

[...]

 

BOMBARDAMENTI AMERICANI SU TEHERAN

La necessità è diversificare?

Più che una necessità è l’unica via di uscita. Il punto centrale è che esiste un prima e un dopo Hormuz.

 

Si è creato un precedente che mostra come un punto di strozzatura nella logistica mondiale può essere usato come strumento con forte impatto sull’economia globale. D’ora in avanti, stretti e aree chiuse o controllabili saranno inevitabilmente percepiti come più vulnerabili, con relative conseguenze su costi, assicurazioni, tassi d’interesse.

Ecco perché occorre diversificare.

 

giacimenti gas cipro

In particolare per gas e petrolio vi sono aree alternative a quelle geopoliticamente più complesse, come il Medioriente, che pure manterrà un ruolo rilevante, o in questa fase impraticabili, come la Russia, che potranno contribuire in modo significativo alla sicurezza degli approvvigionamenti. Sono il Nord Africa, l’Africa subsahariana, il Sud America, il Sud Est asiatico.

 

Paesi africani come Egitto, Libia, Algeria, Costa d’Avorio, Ghana, Congo, Angola, Nigeria e Mozambico. Paesi sudamericani come Argentina, Brasile, Messico e Venezuela. Paesi del Far East come Indonesia e Malesia hanno un potenziale di risorse enorme e sono nelle condizioni di dare contributi importanti alla diversificazione dei Paesi fornitori.

Questo offre anche una importante opportunità d’investimento in Paesi in via di sviluppo.

 

claudio descalzi

Serve una svolta?

È indispensabile e occorre sia radicale: occorre riprendere a investire per diversificare. Sarà essenziale diversificare fonti energetiche e aree geografiche, integrare il business lungo l’intera catena del valore, continuare a migliorare le tecnologie per ridurre i rischi e creare opportunità di crescita.

 

Negli ultimi 20 anni gli investimenti nell’esplorazione e nella produzione d’idrocarburi si sono pressoché dimezzati. In particolare, dal 2015 si è passati da oltre 800 miliardi di dollari d’investimenti all’anno a circa 400-500 miliardi. Le grandi società energetiche, pubbliche e private, devono assumersi la responsabilità di mettere in campo strategie d’investimento e sviluppo che bilancino sicurezza, accessibilità economica all’energia, transizione verso fonti sempre più pulite.

 

BOMBARDAMENTI AMERICANI SU TEHERAN

Per questo è importante che ognuna di loro operi nei diversi Paesi produttori adottando una strategia di lungo termine basata innanzitutto sulla promozione dell’energia a livello locale, aiutando questi Paesi a produrre, valorizzare e rendere compatibili a livello ambientale le risorse che hanno, per poi metterli in grado, quando possibile, di esportare. Il rispetto e la reciprocità dei vantaggi nelle relazioni strategiche con i Paesi produttori rappresentano una delle condizioni imprescindibili della sicurezza energetica. Partnership proficue e diversificate sono anche in grado di contribuire in modo importante alla stabilità geopolitica.

CLAUDIO DESCALZI teheran sotto le bombegiacimento gas giacimento zohr eni egittoGIACIMENTO DI GAS SCOPERTO DA ENI IN EGITTOclaudio descalzi (2)

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