COL GOVERNO LETTA, L’INCIUCIO È VIVO E TRIONFA INSIEME A NOI: DA FORMIGONI A PENATI, A MPS, ALL’ILVA E ALLE ESCORT

Antonio Massari, Giorgio Meletti e Davide Vecchi per "Il Fatto Quotidiano"

Sono i silenzi che colpiscono. Il 2013 si è aperto con una campagna elettorale preceduta e accompagnata da una raffica di scandali. Mentre più di un osservatore si spingeva a valutare la nuova stagione del malaffare ancora più grave di quella di Tangentopoli (1992-1994), l'argomento è stato cancellato dal dibattito politico tra le forze nominalmente contrapposte che si sono poi riunite sotto la cupola del governo Letta.

E anche dopo le elezioni si è visto il Pd inchinarsi disciplinatamente all'elezione del pluriindagato Roberto Formigoni alla presidenza della commissione agricoltura del Senato. E del resto, se nei lunghi mesi di agonia della giunta regionale lombarda distrutta dagli scandali l'opposizione di centrosinistra non ha mai affondato il colpo, come dimenticare che da parte sua il centrodestra nordista ha sempre accompagnato con signorile distacco le disavventure giudiziarie dell'ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati?

Distrazioni, afasie, minimizzazioni e garantismi pelosi trovano un comune punto di caduta. Nelle grandi storie (giudiziarie e non) all'incrocio tra politica e affari i big di Pd e Pdl si ritrovano sempre fianco a fianco. Che sia complicità o semplice buon vicinato, l'effetto non cambia: tutti sanno tutto di tutti e cane non morde cane.

I PATTI D'ACCIAIO SU TARANTO INQUINATA
Anche gli ultimi eclatanti sviluppi dell'inchiesta di Taranto sul gruppo Riva-Ilva sono caduti nel silenzio. Nessun esponente politico della larga maggioranza di governo sembra avere niente da dire. Guardiamo l'antefatto. Emilio Riva, 86 anni, è antico e buon amico di Silvio Berlusconi. Nel 1994 è il primo governo del centrodestra, nei suoi soli sette mesi di vita, a spianargli la strada verso la conquista dell'Ilva di Taranto, la più grande acciaieria europea svenduta dall'Iri per 1649 miliardi di lire, meno degli utili del primo anno di gestione Riva (oltre 1800 miliardi).

Ai Riva piace Forza Italia, che finanziano negli anni 2003-2004 con 330 mila euro. Anche Pier Luigi Bersani piace ai siderurgici: nel 2004 la Federacciai (la Confindustria del settore) lo finanzia con 20 mila euro, nel 2006, alla vigilia della sua seconda incoronazione a ministro dell'Industria, gli dà altri 50 mila euro. Nel 2008 la Federacciai versa a Bersani altri 40 mila euro.

Nella campagna elettorale del 2006 sono scesi in campo anche i Riva: mano al portafoglio e 98 mila euro per Bersani. Due anni dopo, quando Berlusconi invoca i "patrioti" per salvare l'Alitalia, Riva risponde prontamente, e investe 120 milioni nella nuova Cai di Roberto Colaninno.

Dai loro luoghi di detenzione più o meno domiciliari Riva e i suoi figli si sono sbracciati in questi mesi a minacciare querele a chiunque insinuasse che in cambio della partecipazione al salvataggio dell'Alitalia "italiana" l'Ilva abbia ottenuto un occhio benevolo del ministero dell'Ambiente retto da Stefania Prestigiacomo (2008-2001) per l'Autorizzazione integrata ambientale che le ha permesso di inquinare spensieratamente fino all'estate del 2012.

Buoni rapporti a destra, buoni rapporti a sinistra, un modo tutto sommato classico di vivere bene in Italia. Quando l'emergenza ambientale comincia a farsi veramente calda, a luglio del 2012, Riva cede la presidenza dell'Ilva di Taranto al prefetto Bruno Ferrante, già candidato del centrosinistra a sindaco di Milano nel 2006. Quando il deputato ambientalista del Pd Roberto Della Seta dà fastidio con la sua attività parlamentare, Riva scrive una lettera a Bersani per chiedergli un intervento.

Bersani non se ne dà per inteso, ma è un fatto che alle elezioni dello scorso febbraio nelle liste del Pd non si è trovato posto per Della Seta. Nel frattempo l'inchiesta giudiziaria rivela che il deputato Pd di Taranto Ludo-vico Vico discuteva al telefono con il capo delle relazioni esterne dell'Ilva, Girolamo Archinà, poi arrestato, come "far buttare il sangue" a Della Seta. In tanta armonia l'unico disturbo è la magistratura, che certe volte non rinuncia a fare il suo dovere.

Toghe rosse? Il primo politico arrestato per il caso Ilva è stato, a novembre scorso, l'ex assessore provinciale all'Ambiente Michele Conserva, del Pd. Il 15 maggio scorso è stato arrestato nuovamente insieme al presidente della Provincia di Taranto, un altro Pd, Gianni Florido. Quest'ultimo ha alle spalle una vita da dirigente sindacale della Cisl di Taranto, iniziata proprio dal settore metalmeccanico. Partiti di destra, di centro, di sinistra, sindacati. Tutti dentro fino al collo, per questo nessuno fiata.

DALLE COOP A PONZELLINI TUTTI I TIFOSI DI SESTOGRAD
Luca Ronconi scelse Sesto San Giovanni per mettere in scena lo spettacolo "Il silenzio dei comunisti". Mai location fu più azzeccata. Su quanto accaduto nell'ex Stalingrado d'Italia, travolta dallo scandalo del compagno Filippo Penati, non una voce s'è alzata. Da sinistra. Ma neanche da destra. Solo la classica "fiducia nella magistratura". Le maglie dell'inchiesta ribattezzata "sistema Sesto", del resto, hanno avvolto tutti.

I filoni sono diversi. Come i livelli di coinvolgimento. Nel processo a carico dell'ex capo della segreteria politica di Bersani, oltre all'acquisto delle quote dell'autostrada Milano-Serravalle, ci sono le presunte tangenti per l'acquisto dell'area Falck e il finanziamento illecito attraverso la sua fondazione Fare Metropoli. Nella prima si va dalle coop rosse agli uomini di Berlusconi. Uno in particolare: Mario Resca, ex direttore generale del ministero dei Beni culturali ai tempi di Sandro Bondi, consigliere dell'Eni, designato dal governo guidato dall'amico Silvio, e della Mondadori del gruppo Fininvest.

Resca compra anche una quota del 5 per cento della holding che possiede la Sesto Immobiliare, di cui è vicepresidente. La società guidata da Davide Bizzi nel 2010 compra i terreni al centro dell'inchiesta penale sulle mazzette a Penati, e affida a Massimo Cavrini i poteri per "la gestione di tutti i rapporti con l'amministrazione" comunale. Cavrini è un manager coop. Lavora per il Consorzio cooperative costruttori di Bologna, una delle aziende più importanti della Legacoop. A sinistra dunque le coop, a destra la copertura è assicurata da Berlusconi.

Quando nel luglio 2011 i giornali resero nota l'indagine a carico di Penati, l'ex sindaco di Sesto e presidente della Provincia di Milano era seduto comodo nel Consiglio regionale della Lombardia e furono pochi "ribelli" del Pd a chiederne le dimissioni. Il Pdl gli dimostrò piena solidarietà. Del resto, il "leghista di sinistra", era simpatico a molti. Tanto da sfiorare la vittoria sul Celeste Formigoni, superandolo nei risultati a Milano.

Pochi mesi dopo il Fatto rese nota l'esistenza della fondazione Fare Metropoli, creata da Penati per finanziare le sue campagne elettorali e foraggiata da amici noti di sinistra e altri, insospettabilmente interessati al successo politico di Penati, di destra. Come Massimo Ponzellini, indagato per finanziamento illecito.

L'ex presidente della Banca Popolare di Milano, poi arrestato, con una mano dava all'ex sindaco di Sesto e con l'altra aiutava, sempre attraverso la banca, gli amici del Pdl, da Ignazio La Russa a Daniela Santanchè, da Paolo Berlusconi a Michela Vittoria Brambilla. Oltre a Ponzellini, Fare Metropoli poteva contare su un altro banchiere: Enrico Corali, alla guida della Banca di Legnano e membro del cda di Expo 2015 come rappresentante della Provincia di Milano.

Infine gli amici di sempre: Renato Sarno, Enrico Intini e Roberto De Santis. Il primo è l'architetto indicato da Piero Di Caterina come il "collettore e gestore degli affari di Penati" nonché potente funzionario in Serravalle. Intini, indagato a Bari per turbativa d'asta, è azionista di maggioranza della Milano Pace. Infine De Santis, anche lui nel mirino dei pm per gli appalti nella sanità pugliese. I tre investono a Sesto 100 milioni di euro in un progetto immobiliare. E non dimenticano di finanziare Fare Metropoli.

SPARTIZIONE ALLA SENESE DI UNA BANCA IN COMUNE
Un consigliere d'amministrazione in Monte dei Paschi a te e due a me. Ma ti garantisco anche la conferma della presidenza di Antonveneta e altri incarichi. Denis Verdini e Franco Ceccuzzi l'accordo di spartizione di poltrone e incarichi nella Siena che viveva attorno a Rocca Salimbeni lo hanno messo proprio per scritto.

Due paginette dettagliatissime che illustrano con sconcertante precisione la divisione tra Pd e Pdl redatto il 12 novembre 2008. Tutto ciò che è scritto in quelle due pagine si è poi avverato nei mesi successivi con assoluta precisione. Il documento, pubblicato dal Fatto il 16 febbraio scorso, è stato smentito dai diretti interessati. Ceccuzzi, ex deputato e primo cittadino di Siena, ha vinto le primarie del centrosinistra ma è stato costretto a rinunciare alla corsa a sindaco dalle polemiche che lo hanno travolto a seguito dell'inchiesta partita sull'acquisto di Antonveneta.

E per il papello che oltre a spartire poltrone con il Pdl sigla un "patto di non belligeranza" tra i due partiti. Quindi incarichi nella banca e nella fondazione Mps ma anche nei consorzi , nelle municipalizzate, nella società della gestione delle terme di Chianciano e l'accordo politico: "L'onorevole Verdini si impegna in vista delle elezioni amminsitrative 2009 a ricercare una candidatura del Pdl per la presidenza della provincia di Siena che non tenti di sconvolgere gli attuali equilibri e a presentare liste del Pdl nei Comuni rifuggendo da qualsiasi accordo destabilizzante con le liste civiche".

Non che nell'anno 2013, a pochi mesi dallo scandalo che ha travolto l'istituto di credito, la situazione cambi. Al voto di domani si presentano liste civiche che ospitano insieme esponenti sia del centrosinistra sia del centrodestra. In terra di Siena ha messo radici il romanissimo volemose bene. Del resto basta guardare a chi la Fondazione, che controlla la banca e i cui vertici sono nominati dalla politica cittadina, ha elargito a piene mani milioni di euro nel corso degli anni. Dalla fondazione Ravello, oggi presieduta dall'attuale capogruppo del Pdl, Renato Brunetta, alla Giuseppe Di Vittorio della Cgil. Dai circoli Arci alla fondazione Craxi, fondata e presieduta da Stefania Craxi.

Dai bonifici per l'ex senatore del Pdl, ora candidato sindaco a Pisa e storico braccio destro dell'ex ministro Altero Matteoli, Franco Mugnai (legale nel caso Ampugnano). Ma non solo Toscana e Roma. I fondi arrivano anche a Lecce: arcidiocesi (120 mila euro), varie onlus e 50 mila euro alla provincia. Guidata da Antonio Maria Gabellone, ex Dc oggi Pdl, legato a Vincenzo De Bustis e, in particolare a Lorenzo Gorgoni, membro del cda di Mps. Ma è anche terra politica di MassimoD'Alema e della Banca 121 acquistata da Rocca Salimbeni.

I versamenti sono compresi tra i diecimila euro e i due milioni, che vanno alla fondazione Ravello, per un importo complessivo che sfiora il miliardo. Finita l'era di Giuseppe Mussari, scoperta la banda del 5% guidata da Gianluca Baldassarri e gli artifizi compiuti sui bilanci, la pioggia di denaro è finita. L'ente che controlla la banca senese ha chiuso il 2012 con un disavanzo notevole: 193,7 milioni di euro. Mps? Ha chiuso il bilancio con 3,1 miliardi di perdite.

TUTTI PAZZI PER GIANPI E PER LE SUE BELLE AMICHE
"Ricordati che io a vent'anni andavo in barca con D'Alema e a trenta dormivo da Berlusconi". Così Gianpi Tarantini si vantava con il sodale Valter Lavitola. Millanterie che però mostrano l'importanza dei legami trasversali per il malaffare del terzo millennio.

Certo è che alcune delle donne presentate a Berlusconi nell'estate 2009 per ingraziarsi l'allora premier furono poi presentata anche a un esponente del Pd, Sandro Frisullo, ex braccio destro di Nichi Vendola in Regione Puglia, condannato a due anni e otto mesi per reati vari.

La "bicamerale del piacere" organizzata da Tarantini è poca cosa rispetto alla "bicamerale degli affari" che stava mettendo su, sfruttando da un lato il debole di Berlusconi per le donne, dall'altro il fiuto di alcuni dalemiani per il business. L'obiettivo: gli affari con la Protezione Civile. Si attornia di imprenditori in buoni rapporti con D'Alema, come Enrico Intini, e per raggiungere l'uomo decisivo per le sue mire - Guido Bertolaso, all'epoca capo della Protezione Civile - fa leva su Berlusconi.

Alle spalle di Tarantini c'era già una storia di affari trasversali nella sanità pugliese. Un sodalizio con l'assessore alla Sanità Alberto Tedesco (Pd) diventato poi rivalità acuta, mentre l'esponente dalemiano finirà nei guai per i suoi affari sanitari: prima salvato con un seggio al Senato, poi finito agli arresti. Gianpi si muove con scioltezza su tutto lo scacchiere politico.

Celebre la cena organizzata nel 2007 a Bari da Gianpi in collaborazione con l'amico di D'Alema Roberto De Santis, con un scelto gruppo di medici e dirigenti sanitari. Ospite d'onore proprio D'Alema. Tedesco, già in rotta con l'amico di Berlusconi, si sfoga al telefono: "Sta cosa l'ha organizzata, mi ha richiamato adesso adesso il vice segretario regionale del Pd tale Michele Mazzarano, sta cosa l'ha organizzata De Santis con Tarantini (...) Allora voi volete avere i rapporti, che cazzo volete avere con i Tarantini, li abbiate, abbiateli pure a me non me ne fotte niente".

Racconterà poi il sindaco di Bari Michele Emiliano: "D'Alema arrivò verso le 11. Rimase 10 minuti, non di più, il tempo dei saluti. Poi scappammo via: non si poteva essere commensali di quel signore". E Tarantini insiste con Berlusconi. Vuole entrare nella partita grandi opere utilizzando la società di Intini, che pochi mesi prima lo premia con un contratto da promoter, per 150mi-la euro.

Quando il premier si dimostra disponibile a presentargli Bertolaso, secondo la Guardia di finanza, Gianpi lo tempesta di telefonate per "coinvolgerlo in nuove serate, in compagnia di giovani e disponibili donne": "Stasera è a Roma? Vogliamo organizzare una cena? Volevo presentarle, un'amica mulatta, fantastica". I pm chiedono a Gianpi: "Ma prima di fargli questa proposta, con Intini aveva parlato?". "Certo!", risponde lui: "Intini sapeva che frequentavo Berlusconi".

 

verdini e sposetti al ristorantemonte paschi EMILIO RIVA jpegmonte dei paschi di siena dalema berlusconiILVA DI TARANTO MASSIMO PONZELLINI PIERLUIGI BERSANI GIUSEPPE MUSSARI vigni MATTEOLI

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...