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QUANTO DURERÀ IL CONFLITTO CON L’IRAN LO PUÒ DECIDERE SOLO NETANYAHU – BILL EMMOTT: “L’OBIETTIVO DELLA GUERRA CON TEHERAN È ELIMINARE LA MINACCIA A LUNGO TERMINE PER ISRAELE - MENTRE TRUMP HA DETTO DI VOLER CERCARE UN ACCORDO CON QUALSIASI NUOVA LEADERSHIP SARÀ SCELTA PER SUBENTRARE A KHAMENEI (OLTRE A VOLER AVERE L’ULTIMA PAROLA SU CHI DEBBA DIVENTARE LEADER), NETANYAHU HA MINACCIATO DI UCCIDERE CHIUNQUE VERRÀ SCELTO. ISRAELE NON È DISPOSTO A VEDER PERPETUARE IL REGIME TEOCRATICO CON UN TERZO LEADER SUPREMO" – IL RISCHIO CHE L’IRAN DIVENTI COME LA LIBIA: "NON È CHIARO SE QUESTA SAREBBE UNA OPZIONE POI COSÌ NEGATIVA PER NETANYAHU E ISRAELE…”

 

Testo di Bill Emmott pubblicato da la Stampa - Estratti

 

Da quando il 28 febbraio è ripresa la guerra di Israele e America, nove mesi dopo i precedenti attacchi, molti hanno chiesto se il presidente Donald Trump ha una strategia da perseguire e per quando dichiarerà un altro cessate il fuoco.

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

 

Queste domande, per quanto interessanti, lo sono meno della seguente: che cosa si prefigge di ottenere il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e quanto è disposto a spingersi per ottenerlo?

 

Tutta la logica del coinvolgimento di Trump e i suoi trascorsi lasciano intendere che preferirebbe una guerra breve. Come l’attacco del giugno scorso contro impianti nucleari iraniani, la guerra ha già dimostrato la potenza aerea americana. Ha anche già ucciso molti leader della crudele dittatura teocratica iraniana e ha dimostrato che gli Stati Uniti sono disposti ad attaccare i suoi nemici in qualsiasi punto del mondo.

DONALD TRUMP AL GUINZAGLIO DI BENJAMIN NETANYAHU - ILLUSTRAZIONE DI MARILENA NARDI PER DOMANI

 

L’affondamento di una nave da guerra iraniana nelle acque internazionali dell’Oceano Indiano, mentre prendeva parte a esercitazioni navali transnazionali, ha dimostrato la spregiudicatezza di una grande potenza che può permettersi di ignorare il diritto internazionale e i convenevoli della diplomazia.

 

Tuttavia, il motivo di fondo di questa guerra non è dimostrare la potenza militare americana. Né solamente destituire un dittatore feroce. Il motivo di fondo di questa guerra è eliminare una minaccia a lungo termine per la sicurezza e la sopravvivenza di Israele, motivo comune a Trump e Netanyahu, la cui collaborazione è già ora la più stretta tra leader americani e israeliani da decenni. Ma le definizioni dei due uomini di ciò che occorre per rimuovere quella minaccia sono diverse.

 

(...)

Il fatto che Trump abbia costituito il suo Board of Peace a gennaio nell’ambito del suo piano di ricostruzione e trasformazione di Gaza, con il coinvolgimento degli altri Paesi arabi e musulmani, lascia intendere che lui e i suoi consiglieri non si aspettavano sul serio di dover fare molto di più, questa primavera, che intimidire il regime iraniano indebolito e costringerlo a sottomettersi.

netanyahu katz

 

Questa, tuttavia, non è l’opinione di Netanyahu come ha detto chiaramente in numerose dichiarazioni pubbliche da quando la guerra all’Iran è ricominciata. Mentre Trump ha detto di voler cercare un accordo con qualsiasi nuova leadership sarà scelta per subentrare al Leader supremo assassinato, l’Ayatollah Khamenei – oltre a voler avere l’ultima parola su chi debba diventare leader –, Netanyahu ha minacciato di uccidere chiunque verrà scelto.

 

(…) Quello che sottintendono le dichiarazioni di Netanyahu è che Israele non è disposto a veder perpetuare il regime teocratico con un terzo Leader supremo, perché si aspetta che un tale regime cercherà di vendicarsi di Israele e che possa diventare abbastanza potente da poterlo fare.

 

Per lo stesso motivo, Israele appare più determinato dell’America a distruggere tutte le strutture militari e la leadership delle Guardie iraniane della rivoluzione, la forza d’élite che ha portato alla politica di Teheran invalsa da tempo di usare proxy in Libano, Israele e Yemen per destabilizzare la regione e intimidire Israele. Questi due obiettivi – distruggere sia la leadership militare iraniana sia quella politica, oltre ogni possibile opportunità di porvi rimedio – lascia intuire che la guerra potrebbe durare molte più settimane.

BENJAMIN NETANYAHU CON QR CODE GIGANTE SULLA GIACCA ALLE NAZIONI UNITE

 

Anche l’entità e la forza delle scorte iraniane di missili e droni determinerà quanto durerà la guerra. Ora che questa è chiaramente una lotta all’ultimo sangue per la vecchia leadership militare e politica dell’Iran, non possiamo neppure escludere la possibilità che Teheran possa fare il tentativo di ricorrere a qualche tipo di arma radioattiva segreta collegata alle sue ricerche nucleari come ultimo atto, forse suicida. A mano a mano che le autorità iraniane sono sempre più deboli, potrebbero emergere nuovi pericoli.

 

Dal punto di vista del resto del Medio Oriente, l’annientamento della minaccia iraniana può essere considerato sicuramente un vantaggio, controbilanciato però dal fatto che tutti gli Stati del Golfo si sono ritrovati sotto attacco. I bombardamenti e il caos a Dubai, Abu Dhabi e Qatar prima o poi finiranno e gli Stati del Golfo a quel punto potranno cercare di ripristinare la loro reputazione di Paesi sicuri e stabili. In ogni caso, il grande timore nel Golfo e nell’intera regione in senso più ampio è quello di una guerra civile protratta e lunga all’interno dell’Iran tra le diverse fazioni e molte grandi minoranze etniche.

 

benjamin netanyahu donald trump mar a lago.

Non vi è alcun governo potenziale in attesa di assumere il comando in Iran e ripristinare la stabilità e qualsiasi tipo di relazione armoniosa con Israele e America. L’ovvio pericolo è che l’Iran precipiti in quel tipo di scissioni violente e di caos che si sono verificate in Libia nel 2011 in seguito alla destituzione e all’assassinio del brutale dittatore libico, il Colonnello Muammar Gheddafi.

 

 

Una simile prospettiva è preoccupante per tutti i vicini dell’Iran, alcuni dei quali – come Turchia e Iraq – hanno in comune minoranze etniche che potrebbero prendere le armi e combattere in una guerra civile. Non è chiaro, però, se questa sarebbe una opzione poi così negativa per Netanyahu e Israele.

 

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

Un Iran indebolito, diviso e in guerra potrebbe addirittura addirsi abbastanza bene ai desideri israeliani, quanto meno sul breve periodo, perché a quel punto l’Iran sarebbe troppo distratto per costituire una minaccia. Capire se Netanyahu sia disposto a continuare la guerra abbastanza a lungo da rendere verosimile questa prospettiva sarà sicuramente il fattore determinante più importante riguardo la durata di questa guerra. A prescindere dal risultato che Trump potrebbe preferire, troverà difficile fermare Netanyahu e impedirgli di arrivare fino in fondo.

 

Traduzione di Anna Bissanti

benjamin netanyahu donald trump mar a lago benjamin netanyahu donald trump mar a lago

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