giorgia meloni friedrich merz donald trump

IL BELPAESE DELLE MERZ-SEGHE  – ALTRO CHE IL NUOVO ASSE ROMA-BERLINO CHE SBATTEVA FUORI MACRON, SPACCIATO DA MELONI E I SUOI LACCHE' COME UNA SVOLTA TRA I DUE PAESI PIÙ FILO-TRUMP D'EUROPA - DALLA CONFERENZA DI MONACO, MERZ HA LANCIATO UN DURISSIMO ANATEMA CONTRO LO SQUILIBRATO DELLA CASA BIANCA E RIFILATO UNO SCHIAFFONE AL CAMALEONTE MELONI, SUBITO VOLATA IN ETIOPIA A CIANCIARE DEL FANTOMATICO PIANO MATTEI – OGGI DA ADDIS ABEBA, LA DUCETTA SI AFFRETTA A CONFERMARE A “THE DONALD” LA SUA FEDELTÀ INCONDIZIONATA: “NON CONDIVIDO LE CRITICHE DI MERZ AL MONDO MAGA”. E ANNUNCIA CHE L’ITALIA PARTECIPERÀ AL CONTROVERSO ''BOARD OF PEACE'' DEL TYCOON “COME OSSERVATORE” – MASSIMO GIANNINI: “L'ITALIA DELLA MELONI SENZA UN POSTO TRA I GRANDI"

1. MELONI: “NON CONDIVIDO CRITICHE DI MERZ AL MONDO MAGA. ITALIA NEL BOARD DI TRUMP COME OSSERVATORE”

Articolo di Lorenzo De Cicco per www.repubblica.it - Estratti

 

giorgia meloni - addis abeba

In un angolo della gigantesca Mandela Hall che ospita il summit annuale dell’Unione africana, dove è stata invitata come ospite europea, Giorgia Meloni parlando con 4 testate italiane, tra cui Repubblica, sostiene di non condividere le critiche del cancelliere tedesco Merz alla cultura Maga e annuncia che l’Italia parteciperà al controverso Board of peace di Trump “come osservatore”.

 

A domanda, la premier commenta il duro discorso di Merz ieri a Monaco, in cui parlava di una “fratture tra Ue e Usa”. Per Meloni “siamo in una fase molto complessa delle relazioni internazionali, una fase particolare dei rapporti tra Europa e Stati Uniti.

 

giorgia meloni friedrich merz foto lapresse

Credo che Merz faccia una valutazione corretta quando dice che l'Europa deve occuparsi di se stessa, fare di più, per esempio sulla sicurezza, la colonna europea della Nato.

 

Su questo sono d'accordo, indipendentemente dal rapporto con gli Stati Uniti, dopodiché sapete anche che io penso che dobbiamo lavorare a una maggiore integrazione tra Europa e Usa, per valorizzare quello che ci unisce piuttosto che quello che può dividerci. È molto importante per tutti, particolarmente per i paesi europei.

 

Ciò non toglie che l'Europa deve continuare a lavorare per occuparsi di come tornare effettivamente un attore geopolitico. L'approccio che dobbiamo avere è: cosa dobbiamo fare per essere autonomi, forti, capaci di rispondere a un'era della geopolitica nella quale di certezze non ce ne sono più moltissime”.

 

giorgia meloni donald trump

Condivide le critiche di Merz al mondo Maga? “No, direi di no - risponde Meloni - queste sono valutazioni politiche, ogni leader le fa come ritiene, ma non è un tema di competenza dell'Unione europea”.

 

Infine Meloni annuncia che l’Italia aderirà al Board of peace, ma come osservatore. Giovedì ci sarà una riunione a Washington. “Siamo stati invitati come paese osservatore, secondo noi è una buona soluzione rispetto al problema che abbiamo della compatibilità costituzionale con l'adesione.

 

L’Italia è al lavoro per stabilizzare il Medio Oriente, la situazione è molto complessa e molto fragile. Credo che una presenza italiana e anche europea sia necessaria quindi penso che noi risponderemo positivamente a questo invito a partecipare come paese osservatore”.  [...]

 

2. UN’ITALIA SENZA POSTO TRA I GRANDI

Estratto dell’articolo di Massimo Giannini per www.repubblica.it

 

EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

Pensavamo a un “motore”, invece era un calesse. Il nuovo asse Roma-Berlino — depurato da ogni riferimento alle tragedie novecentesche — è poco più che una parafrasi del vecchio film di Troisi. La premier Meloni l’ha spacciato come una svolta tra i due Paesi più filo-yankee del Vecchio Continente, come sempre supportata dai soliti lacchè da telecamera e tastiera.

 

Il cancelliere Merz ha fatto buon viso a cattivo gioco, salvo poi ricominciare a tessere il consueto filo con Macron e soprattutto, alla Conferenza di Monaco del giorno dopo, lanciare un durissimo anatema contro lo sceriffo di Washington.

 

friedrich merz giorgia meloni foto lapresse

Cosa resta, allora, del vertice celebrato nel sontuoso castello teutonico? Cosa può far cambiare in meglio la vita di noi cittadini europei? Ancora una volta lo scarto tra apparenza e sostanza appare incolmabile. Promettiamo tempesta, seminiamo solo vento. L’America di Trump ci strozza con i dazi e con il kombinat militare-industriale-digitale. La Cina di Xi ci tiene in scacco con l’export, il renminbi deprezzato e le terre rare.

 

La Russia di Putin ci minaccia con la guerra del gas e le bombe sull’Ucraina. Schiacciata tra gli imperi, l’Europa continua a vagare nel suo labirinto, sospesa tra “momento Monnet” e “momento Pangloss”. Non c’è sedicente statista dell’Unione che non dica “facciamo presto”. Se solo sapessero dirci a fare cosa.

 

IL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI

Siamo il mercato più vasto del mondo, 450 milioni di consumatori. Siamo il più grande importatore/esportatore di beni e servizi, per un valore di 3.600 miliardi di dollari. Siamo il primo partner commerciale per più di 70 Paesi.

 

Mentre i capi di governo ad Alden Biesen tracciano brevi cenni sull’universo, a Vienna Isabel Schnabel per conto della Bce ci spiega che l’Europa, pur con tutti i suoi deficit di competitività, resta uno dei posti più felici del pianeta: per qualità della vita, protezione sociale, istruzione pubblica, infrastrutture, ambiente.

[...]

 

Nonostante questo enorme potenziale, scontiamo il noto ritardo strutturale. Non abbiamo debito né difesa comune, non abbiamo materie prime né colossi dell’high-tech e dell’Intelligenza artificiale, non abbiamo discipline fiscali né politiche industriali armonizzate. Nell’ultimo anno di crisi geo-strategiche abbiamo perso il 10% della produzione energetica e il 15% di quella tecnologica.

 

friedrich merz alla conferenza sulla sicurezza di monaco 5

Nel disordine globale e post-occidentale, accelerato dall’architetto del caos della Casa Bianca, dovremmo fare subito quello che suggeriscono Enrico Letta e Mario Draghi, autori dei due Rapporti più apprezzati e inascoltati della storia europea.

 

Da un lato, dovremmo costruire un “ambiente” giuridico in grado di unire davvero i 27 mercati esistiti finora: nell’energia (per ridurre i prezzi e garantire gli approvvigionamenti), nella tecnologia (per moltiplicare le reti e gli investimenti), nei servizi finanziari (per veicolare il risparmio verso l’innovazione).

Dall’altro lato, dovremmo lanciare il benedetto eurobond per finanziare questi progetti, procedendo con il metodo delle cooperazioni rafforzate che dal 1990 in poi rese possibile la nascita dell’euro.

 

giorgia meloni friedrich merz foto lapresse

È il modello draghiano del “federalismo pragmatico”: l’Europa delle due velocità e delle riforme fatte con chi ci sta. Dove l’abbiamo adottato, come nel commercio e nella moneta, abbiamo portato a casa la pagnotta (vedi l’accordo sulle barriere doganali con l’India e con l’America Latina). Dove l’abbiamo evitato, come nella difesa e nella politica industriale, abbiamo preso solo schiaffi (vedi l’aiuto militare a Kiev e le joint venture nelle reti satellitari).

 

Il patto italo-tedesco e l’Unione “a geometrie variabili”, che abbiamo visto materializzarsi tra le brume di Fiandra, va nella direzione esattamente contraria. E produce un doppio danno.

 

C’è un danno per l’Europa stessa, prima di tutto: se di fronte alle criticità della fase la risposta è il rilancio degli Stati nazionali, allora siamo di nuovo alla malattia venduta come cura. Invece di condividere, frammentiamo ancora di più, come esige la dottrina delle destre sovraniste: quelle che governano (Fdi, Lega e l’ungherese Fidesz), quelle che ambiscono a governare (Afd e Rassemblement National) e quelle che non governeranno mai (come il vannacciano Futuro nazionale e il neo-franchista Vox).

 

DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Possiamo anche cedere a questa deriva, se il respiro delle leadership attuali è così corto da limitarsi a obiettivi minimi: un altro colpo di freno al Green Deal e all’auto elettrica, una sgrossata all’emissione dei titoli “verdi” per le aziende inquinanti e una sforbiciata alla iper-regulation a carico delle imprese. Ma così il malato prende giusto un brodino, e ci si rivede tutti a primavera al summit di Tolosa. Non è di questo che abbiamo bisogno, per credere ancora al bel sogno di Ventotene.

 

Poi c’è un danno per l’Italia. Cercare una sponda con Merz non ci porta in tasca un bel niente (a parte il dispettuccio meloniano al nemico Macron e al “bolscevico” Sánchez). La Germania chiede deroghe al limite comunitario agli aiuti di Stato, per sostenere l’industria tedesca in recessione: il cancelliere ha spazi di bilancio e se lo può permettere. La Sorella d’Italia invece non può spendere un centesimo: aspetta ancora di uscire dalla procedura per deficit eccessivo.

 

giorgia meloni donald trump

La Germania rifiuta nuove forme di mutualizzazione del debito: il cancelliere non vuole condividere il rischio con il Club Med. La Sorella d’Italia invece ne avrebbe un gran bisogno: come ai tempi della pandemia e del NextGenEu, che per noi si è tradotto nei 200 miliardi del Pnrr.

 

Se anche Roma e Berlino convincessero Bruxelles ad aggredire il Leviatano della burocrazia comunitaria, non avremmo risolto granché. Le barriere amministrative alla circolazione interna equivalgono a dazi doganali del 96% per i servizi e del 67% per le merci.

 

Ma è fin troppo facile, per Von der Leyen, rispondere a Meloni che buona parte degli ostacoli al mercato sono auto-prodotti: siamo pur sempre il Belpaese dei tassisti e dai balneari, delle rendite idro-elettriche e delle concessioni autostradali, degli affidamenti diretti nel trasporto pubblico locale e nella gestione dei rifiuti.

 

ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina. foto lapresse

Possiamo maledire Maastricht finché vogliamo: ma se abbiamo il record assoluto sul prezzo dell’elettricità (115 euro a megawattora, contro gli 89,3 della Germania, i 65,2 della Spagna, i 61 della Francia e i 49 della Finlandia) la colpa non è della Commissione Ue. È solo nostra, che ancora paghiamo i misteriosi “oneri impropri” e “di sistema”.

 

Per la prossima settimana il governo annuncia l’ennesimo decreto legge, a beneficio delle famiglie piagate dal costo della luce: un contributo straordinario da 90 euro, ovviamente una tantum. Un altro pannicello caldo, che non risolve niente ma riflette l’ipocrisia di questa Italietta patriottica, autarchica ed euroscettica. Torna in mente la vecchia storiella dell’esattore Enel, che piomba in casa di due anziani e grida: fermi tutti, questa è una bolletta.

friedrich merz alla conferenza sulla sicurezza di monaco 3EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO