LA POLITICA, PRIMA DI FARLA, BISOGNA CAPIRLA: QUELLA TONTA DI ELLY SCHLEIN FINISCE SCHIACCIATA NELLA TENAGLIA MELONI-CONTE CHE FANNO SPONDA TRA LORO PER INFINOCCHIARE LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO – DOPO LA PROPOSTA DELLA SEGRETARIA DEM DI UN CONFRONTO A DUE A ATREJU, LA SORA GIORGIA DICE CHE IL FACCIA A FACCIA VA ALLARGATO A CONTE, CHE VIENE “USATO” PER DEPOTENZIARE ELLY – E PEPPINIELLO, DALL’ALTRA PARTE, UTILIZZA L'INVITO PER ACCREDITARSI COME POSSIBILE LEADER DEL CENTROSINISTRA – INSOMMA UN CAPOLAVORO DI DABBENAGGINE POLITICA DA PARTE DI SCHLEIN…
1 - NIENTE SFIDA A DUE AD ATREJU MELONI: "SÌ, MA CON CONTE" SCHLEIN: "LA PREMIER SCAPPA"
Lorenzo De Cicco per “la Repubblica” - Estratti
A Elly Schlein che le chiedeva un faccia a faccia diretto, Giorgia Meloni ha proposto un triello. Sul palco di Atreju, la festa dei Fratelli d'Italia che quest'anno sarà ospitata nel parco sotto Castel Sant'Angelo, la premier ha preteso che ci fosse pure Giuseppe Conte. Una sfida a tre, insomma, più moderatore (l'idea era Bruno Vespa).
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Il duello tra le due donne a capo dei principali partiti italiani non ci sarà. Nemmeno quest'anno.
L'offerta di Meloni arriva al termine di una giornata tribolata a destra. Mercoledì sera, dopo che Schlein aveva fatto sapere di essere disponibile a partecipare alla kermesse meloniana solo in caso di un confronto diretto con la presidente del Consiglio, Giovanni Donzelli, capo dell'organizzazione di FdI, aveva controbattuto così, con cautela: prima devono essere d'accordo gli altri leader dell'opposizione che abbiamo invitato. Della serie: non vogliamo fare dispetti.
Replica dem: da quando in qua i Fratelli sono così rispettosi delle dinamiche a sinistra?
Il più solerte a rispondere ai ragionamenti di Donzelli è stato Giuseppe Conte. Prima con una nota mattutina, piuttosto sibillina: «Anch'io l'anno scorso, quando ero stato invitato ad Atreju, avevo sondato la disponibilità della premier Meloni per un confronto diretto con me, ma quella disponibilità non mi venne data. Sono loro i padroni di casa, tocca a loro decidere se cambiare il format. Quanto a me, resto sempre disponibile a un confronto».
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Alle sei di sera, uscendo da Montecitorio per recarsi in tv da Paolo Del Debbio, l'ex premier sembrava però rilanciare, raccontando ai cronisti di essere pronto «anche quest'anno» a un faccia a faccia con Meloni. Richiesta che si è fatta più pressante su Rete4: «Sempre disponibile a un confronto democratico, soprattutto quando c'è una platea in cui non ci sono i miei sostenitori».
(...) Per la premier Atreju sarebbe sì «una casa aperta al dialogo, anche con chi la pensa diversamente». Ma ha posto condizioni: «Ritengo che al confronto debba partecipare anche Giuseppe Conte». Per due ragioni: «La prima è che Conte, a differenza di Schlein, anche negli anni passati è venuto ad Atreju senza imporre alcun vincolo, lo ha fatto anche da presidente del consiglio».
La seconda «è che non spetta a me stabilire chi debba essere il leader dell'opposizione, quando il campo avverso non ne ha ancora scelto uno». Tentativo chiaro: incunearsi nelle pieghe di un dibattito aperto a sinistra, campo ancora sprovvisto di un leader designato e di una coalizione con un perimetro definito.
Conte risponde subito: «Non mi sottraggo certo oggi. Ci sono!».
Schlein replica poco più tardi da La7, ospite di Corrado Formigli: «Mi dispiace che Meloni abbia rifiutato di fare il confronto con me, tanto più che l'anno scorso, prima delle Europee, aveva accettato di farlo. Forse oggi faccio più paura, visti i risultati elettorali».
Donzelli chiude la pratica: «Quando l'opposizione avrà un leader riconosciuto da tutti, saremo felici di accoglierlo ad Atreju per un confronto diretto con Meloni».
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2 - LA LEADER FDI ESCE DALL'ANGOLO CON LA SPONDA DEI 5 STELLE
Lorenzo De Cicco per “la Repubblica” - Estratti
Voci molto informate di FdI a sera confidano: «Ma certo che ci siamo sentiti con i 5 Stelle». Alle 19.19, quando Giorgia Meloni pubblica su Facebook il post in cui ribatte a Elly Schlein e invita pure Giuseppe Conte sul palco di Atreju, la sorella Arianna è in via della Scrofa, con il capo dell'Organizzazione, Giovanni Donzelli, più un manipolo di fedelissimi.
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elefonata con Giorgia. Clic. Il post fa zompare il dibattito tra la premier e la leader dem. E pure quello con Conte — che nessuno aveva mai voluto sul serio, a destra — come certifica la nota notturna diffusa proprio da Donzelli: per ora nulla, alla prossima.
Storia di un duello che sul palco non c'è stato, ma dietro le quinte sì, eccome. Schlein voleva evitare i cartonati dei Fratelli, che due anni fa, quando le era stato recapitato il primo invito e aveva risposto di no, l'avevano riprodotta a grandezza naturale, facendola sfilare tipo totem tra gli stand della kermesse, grasse risate dei militanti della fiamma. E così aveva studiato la mossa, per ribaltare l'accusa: mica scappo, vengo, ma se posso sfidare la premier a tu per tu.
Meloni, evidentemente spiazzata, ci ha messo 24 ore per replicare. Con una strategia che fa intuire che alla fine no, quel confronto non l'avrebbe davvero apprezzato ed è riuscita a sabotarlo. Invitare accanto a Schlein Conte, che ha la metà dei suoi voti, avrebbe degradato la leader Pd al ruolo di comprimaria. E in più, maramaldeggiano da via della Scrofa, trovandoseli tutti e due sul palco, la premier avrebbe potuto surfare sulle divisioni a sinistra, rimarcare le divergenze in politica estera, senza dover rispondere delle sue frizioni con Matteo Salvini.
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Meloni aveva accolto con una punta di fastidio l'iniziativa di Schlein, la proposta di un faccia a faccia. Anche per ragioni «personali», confidano i suoi. Quasi a farne questione di galateo: «Non può imporci la scaletta in casa nostra, se si è ospiti non si mette bocca sull'evento altrui».
Accusa che i dem possono rovesciare: se ci invitate, non aggiungete uno sgabello all'ultimo (quello per Conte).
Certo, come fanno notare pure dalle parti del Nazareno, Schlein avrebbe potuto mettere più alle corde Meloni, se ci fosse stato un maggiore coordinamento con il suo alleato principale, il capo del M5S. Se Conte avesse detto, come ha fatto subito Matteo Renzi, «a me va benissimo un duello Meloni-Elly». La chat dei leader del cosiddetto campo largo, quella che serve di tanto in tanto a tarare le iniziative comuni o ad avviare video-call per raccapezzarsi alla svelta, ieri è rimasta silente. Schlein e Conte si sono sentiti? Rispondono di no da entrambi gli staff. Forse sarebbe finita così comunque così, senza il confronto a due sul palco di Atreju. Un duello che non s'ha da fare.
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elly schlein giuseppe conte genova, manifestazione per le dimissioni di giovanni toti





