giuseppe conte khalifa haftar sergio mattarella donald trump

NEI GUAI FINO AL COLLE – IL QUIRINALE ERA INFORMATO DELL’IDEONA DI CONTE DI FAR INCONTRARE SERRAJ E HAFTAR A ROMA, CON IL PREMIER DEL GOVERNO LIBICO RICONOSCIUTO DALL’ONU CHE SI È OFFESO E NON SI È PRESENTATO – UN DISASTRO DIPLOMATICO CHE RISCHIA DI AVERE RIPERCUSSIONI GRAVI SOPRATTUTTO NEL RAPPORTO (GIÀ DETERIORATO) CON GLI AMERICANI CHE HANNO SEMPRE PIÙ DUBBI NON SOLO SU CONTE MA ANCHE SUL RUOLO DI GARANZIA DI MATTARELLA…

Claudio Antonelli per “la Verità”

 

sergio mattarella giuseppe conte 4

Nel corso della giornata più difficile per le relazioni internazionali del Tricolore, Giuseppe Conte ha trovato il tempo di salire al Quirinale e far saper a Sergio Mattarella quanto stava avvenendo. Non sappiamo quali termini esatti siano stati utilizzati, ma mercoledì il Colle è stato informato del fatto che Roma da lì a poco sarebbe diventata una sorta di spazio di co-working della diplomazia mediterranea.

 

HAFTAR E GIUSEPPE CONTE

Un posto dove passi, ti fermi e incontri qualcuno negli uffici del premier, senza riconoscere al proprietario alcun affitto né costo. Dal punto di vista diplomatico, s' intende. Peccato che il tentativo organizzato dall' Aise di fare incontrare il generale Khalifa Haftar e il premier di Tripoli Fayez Al Serraj sia invece naufragato. Quando Serraj ha saputo della presenza dell' avversario a Palazzo Chigi - e probabilmente anche del tentativo in corso di portare le richieste di Haftar in sede Onu - ha chiesto al pilota dell' aereo (decollato da Bruxelles) di tirare dritto fino in Libia.

al serraj haftar giuseppe conte

 

Risultato, la scorta della nostra intelligence già pronta a Ciampino ha ripiegato verso i garage di servizio. Conte, a quanto ci risulta, avrebbe contattato di nuovo Mattarella per telefono. Da lì in avanti, silenzio. Fino a ieri, quando il premier ha organizzato un incontro con il ministro degli Esteri dimezzato di ritorno dall' Algeria. Finte strette di mano che non cancellano la disfatta. Un flop che rischia di avere pesanti ripercussioni sui vertici dei nostri servizi che, assieme al premier, sono finiti vittima del loro stesso tentativo di uscire dall' impasse libico.

rudy giuliani donald trump

 

Solo che le ripercussioni saranno aggravate dalla battaglia che ancora oggi infuria tra Fbi, Cia e Casa Bianca. In un interessante articolo pubblicato sull' ultimo Limes, Dario Fabbri racconta la guerra civile tra trumpiani a washingtoniani nelle province dell' impero. E una di queste zone è proprio l' Italia, dove «Mifsud lavorava per un' intelligence occidentale schierata contro di noi, se non per l' agenzia di Langley».

 

IL PASSAPORTO DI MIFSUD RITROVATO IN PORTOGALLO

Le parole sono di Rudolph Giuliani e anticipano le conclusioni di Fabbri. La nomina del Conte bis è stata benedetta da Trump con l' idea di trovare il Paese ideale per recuperare le prove contro il complotto clintoniano. «Impossibile stabilire se la nostra intelligence abbia collaborato o scelto di bluffare», sentenzia Limes, «di certo il campo trumpiano non ha ottenuto informazioni utili a ribaltare la situazione interna», in vista delle elezioni presidenziali.

 

 

PUTIN ERDOGAN

Trump se l' è legata al dito e l' idea dei servizi di invitare Haftar e Serraj rischia di essere la ciliegina sulla torta in grado di rompere i rapporti con la Casa Bianca. Gli americani non sarebbero stati adeguatamente informati, così come non hanno apprezzato la nostra posizione morbida verso la Turchia, che progressivamente sta versando le proprie lire a Mosca, dove si rifornirà di armi in vista dello sbarco a Tripoli. In ballo ci sono tanti soldi, e gli Usa non gradiscono che Paesi satellite come il nostro si intromettano in tali questioni. Ancor più grave se colui che dovrebbe fare da garante non ha ravvisato la necessità di riportare l' Italia sulla rotta atlantica, esattamente quella che conduce a Washington. Il flop di Conte è nei fatti il flop di Mattarella.

sergio mattarella donald trump

 

Non solo perché ne ha avuto contezza in diretta, ma anche perché è stato il Colle a fare da scudo al premier affinché mantenesse strette le deleghe ai servizi, nonostante la scarsa preparazione specifica e nonostante il caos Mifsud. Ecco che non è difficile comprendere che l' irritazione degli Usa stia cominciando a prendere forma e che la segreteria telefonica di Mattarella (metaforicamente parlando) si stia riempiendo di messaggi. Mercoledì ne sono stati registrati tre in meno di 24 ore. Il primo sulle colonne del Corriere della Sera.

stefano andreotti foto di bacco

 

Il figlio di Giulio Andreotti, Stefano, si ha mandato una lettera di risposta al giudice Giancarlo Caselli che sempre sul Corriere si era lanciato in una ricostruzione della storia processuale di Andreotti. In sostanza, Stefano punta il dito per dire che Caselli pare credere alle frasi del pentito sul padre ma tace quelle su Mattarella. Il riferimento è a Piersanti, il fratello di Sergio. Un' uscita fino a poche tempo fa improbabile dalle parti di via Solferino. Tutti sano che gli Andreotti sono storicamente vicini agli Stati Uniti.

mattarella xi jinping

 

Non a caso, sempre mercoledì, il sito Dagospia , fin dai tempi di Francesco Cossiga vicino ai nostri servizi, mette online una breve frase: la Cia si sarebbe stancata di Conte. Per poi fare il bis a poche ore di distanza (dopo il forfait di Al Serraj) con una «velina» che dà tutta la colpa a Palazzo Chigi. Due messaggi a Conte perché Mattarella intenda. E non sono i primi alert. Gli Usa non possono accettare che il presidente della Repubblica, di sponda con papa Bergoglio, avvicini l' Italia alla Cina e lo faccia su temi così delicati da mettere in discussione le fondamenta della Nato.

XI JINPING SERGIO MATTARELLA BY OSHO

 

A Leonardo è stata sospesa la licenza degli elicotteri di Boeing per le forze speciali, per timore che possa esserci un travaso di tecnologia verso Pechino. Non è una sciocchezza: è un fatto molto grave. E spetta al Colle dare rassicurazioni al più presto, visto che lo scacchiere è più liquido che mai. Senza dimenticare che tra i pregi Trump non c' è la pazienza.

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